Cook

Quant’è buono il mandorlato

Alessia Farina ci presenta la ricetta di un dolce tipico della zona di Asciano e Serre di Rapolano. Ovviamente l’olio è un extra vergine, magari un Igp Toscano, o, meglio ancora, un olio da olive coltivate nei terreni della zona delle cave del travertino

Olio Officina

Quant’è buono il mandorlato

E' buonissimo, facilissimo, velocissimo. Ha il sapore classico dei dolci della zona che, chissà perché, hanno spesso mandorle o noci bagnate dall'Alchermes.

La ricetta si tramanda nelle famiglie. Mia nonna era del 1916. Credo che sia risalente agli anni '30, quando i contadini toscani erano più poveri che nel medioevo. Ovviamente prevede l'olio da olive (inutile che specifici EVO) buonissimo che si produceva nei terreni della zona delle cave del travertino.

Ingredienti

2 uova intere

1 bicchiere di latte

1 bicchiere d’olio extra vergine di oliova

250 g di zucchero

350 g di farina

1 bustina di lievito

100 g di mandorle tritate

Preparazione

Sbattere le uova intere, aggiungere l'olio, il latte e lo zucchero e lavorare finché questo non si è sciolto. Aggiungere la farina e il lievito, mescolare e mettere nello stampo. Cospargere la superficie con le mandorle tagliate grossolanamente. Infornare a 170°C per 30-40 minuti.

Togliere dal forno e cospargere subito con Alchermes e, immediatamente dopo, di zucchero a velo.

Io ne faccio un paio a settimana, per la colazione. Rimane morbidissimo anche per 4-5 giorni. A volte modernizzo la ricetta aggiungendo pezzi di cioccolato oppure, senza mandorle e Alchermes, lo utilizzo come base di riempire di crema.

Alessia Farina

Olio in bottiglia. La foto è proprietà intellettuale di Luigi Caricato.

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati.
Se sei un utente registrato puoi accedere al tuo account cliccando qui
oppure puoi creare un nuovo account cliccando qui

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

07 gennaio 2016 ore 16:48

Da figlio di olivicoltore, consapevole di tutte le "complicazioni" introdotte con il sistema Sian allo scopo di controllare la filiera, sono d'accordo con il signor Bascio:tutte le misure prese non servono a nulla se poi ci sono 2 pesi e 2 misure; la persona onesta viene scoraggiata ed al limite pensa che tutto questo serva, forse, a rendere la vita impossibile agli olivicoltori/frantoiani onesti. Oltretutto, e qui subentra il cittadino, non parlare di corruzione, mafia, malaffare.. significa fare esattamente il gioco dei disonesti!,....quanti disastri ha provocato la politica del: " la mafia non esiste"!.

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

12 dicembre 2015 ore 20:59

il caos vero è questo:
http://www.oliveoiltimes.com/olive-oil-business/europe/taiwan-and-u-k-delegations-tour-italian-olive-oil-centers/49901
La lombardia ha avuto la sua occasione di sviluppo (expo), sulla toscana ed il suo rapporto con l'olivicoltura stendiamo un velo.....quando toccherà a chi realmente produce olive!...quando!...su questo dovreste inveire contro Unaprol e Coldiretti...soprattutto perchè mi pare di aver capito che Caricato è di origini pugliesi... come si fa ad investire in agricoltura (al Sud) di questo passo:+
1) quando sembra che il prezzo tenga la mogherini "apre" le frontiere all'olio tunisino facendo crollare il prezzo
2) quando ci sono potenziali acquirenti li si porta in lombardia nota per la sua grande produzione olivicola!
e i giornalisti del settore tacciono

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

09 dicembre 2015 ore 12:28

Ben venga il calo delle vendite se questo vuol dire più attenzione per la qualità!
questa attenzione smisurata per le vendite, per i fatturati ci espone a rischi che si concretizzano poi in svendite del prodotto (sottocosto), quando va bene, e a truffe, quando va peggio!

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

30 marzo 2015 ore 09:35

Giordano Bruno Guerri, in un suo libro, scrive: "Il protezionismo doganale inaugurato dalla Sinistra agevolò il settentrione industriale, con ricadute tremende sul Meridione agricolo: le altre nazioni risposero con un’uguale chiusura e i prodotti italiani – soprattutto vini e formaggi – furono esclusi dal mercato europeo. Fra il 1885 e il 1898 il Sud attraversò così una crisi gravissima: i grandi proprietari non ebbero più interesse a migliorare e produrre, finendo per trascurare vieppiù, o addirittura abbandonare, le terre."....questo giusto per rendere giustizia a temi come il libero meracato e la globalizzazzione che alcuni, evidentemente, strumentalizzano soltanto

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

25 marzo 2015 ore 11:52

Ecco, bravo....così è molto meglio!

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

24 marzo 2015 ore 10:02

Anche questa volta non posso che dissentire fortemente da quanto scrive Sig. Caricato....soprattutto mi spaventa che un giornalista possa parlare in questi termini della democrazia!...è proprio vero non siamo mai contenti: disprezziamo anche la libertà

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

10 febbraio 2015 ore 10:24

io leggo e rileggo questo articolo:...."Spero di essere stato chiaro, queste poche righe ci permettono di comprendere il perché della globalizzazione, il perché della ricerca scientifica e perché il “peso” dell’agricoltura non potrà che ridursi in un contesto complessivo e globale".....io direi che la realtà, soprattutto quest'anno che c'è l'EXPO2015, smentisce queste parole....idee da anni 80... in realtà ci si sta rendendo conto della centralità dell'agricoltura...della ricchezza rappresentata dai prodotti agricoli italiani... e non solo in italia...ma proprio a livello globale, ...dal Texas (una volta ricco di petrolio)...all'Argentina...al Cile...la California....tutti stanno puntando sull'agricoltura ed in particolare sulla produzione olivicola...noi solo ci ostiniamo a trivellare le Tremiti alla ricerca del petrolio...

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

22 gennaio 2015 ore 10:30

quale migliore risposta al "libero mercato" ed alle teorie sopra esposte...
http://www.olivomatto.it/2014/12/non-si-riduca-lolio-a-pura-merce/#comment-80064

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

08 gennaio 2015 ore 12:02

"NON C'è OLIO"......io proprio non riesco a non scrivere (per quanto non ami farlo....) ma come si fa a scrivere una cosa del genere!....da dove vengo io tutti gli anni incominciamo la nuova annata olivicola con ancora tutto l'olio della precedente da vendere...è un fatto, è sempre stato così....il nostro problema è l'esatto opposto: a chi vendere tutto l'olio che produciamo?....e si sa che la maggior parte delle nostre olive non viene molita, i nostri frantoi non riescono a molire tutto e vendono le olive "altrove" ovviamente perdendo importanti possibilità di guadagno perchè il valore aggiunto è nella lavorazione (ce lo insegnano i toscani....)....spesso accade che i frantoi pieni, al mattino, prima di iniziare la "giornata" diffondino la voce: oggi non si accettano olive.....quest'anno è accaduto l'esatto contrario, ma da sempre in agricoltura ci sono le carestie e poi la crisi produttiva di quest'anno ha colpito anche la Spagna ...nel nostro caso in parte è dovuta anche allo stato di abbandono in cui versano le campagne......io ricodo il 1990 (altra annata disastrosa, non solo per le olive anche per i mandorli che seccarono colpiti dalla siccità)... chi vuole aumentare la produzione, nella migliore delle ipotesi, è superficiale e non considera tutto questo. Una volta aumentata la produzione che ne facciamo di tutto l'olio?....ma come, il mercato lo richiede? (visto che l'autore dell'articolo parte dall'assunto che il mercato richiede di più rispetto all'offerta), e allora come mai l'olio si vende sottocosto? sembra che qualcosa non torni, vero? mi piacerebbe che si esprimessero gli esperti di etica e mercato che più volte hanno scritto ...che diano loro una risposta, se ne sono capaci!.... la vera riforma sarebbe che, non potendo vincere la battaglia del sottocosto con nazioni più povere di noi (grecia, turchia, algeria, tunisia, marocco....), regioni come la Puglia, la Calabria, la Sicilia...si dotassero di una rete commerciale che valorizzasse il proprio prodotto, che evitasse che le olive pittosto di essere frante in regione fossero vendute "altrove", che sponsorizzasse il prodotto in particolare all'estero....aggiungo altro, per i fan del libero mercato, in Italia siamo grandi comsumatori di "olive da tavola" che importiamo al 90% dall'estero però mai nessuno che gridi: NON CI SONO OLIVE DA TAVOLA!, eppure ci sono zone della Puglia che ne producono e ne consumano, però no!, gli impianti di olive da tavola, quelli no, quelli non vanno bene...chissà perchè!...forse perchè "trafficare" con olio è molto più semplice che farlo con le olive....(le olive deperiscono, l'olio è un conservante, è evidente)....per fortuna lo "Stato", conscio dei disastri commessi in passato, segue ben altri principii...incentiva la biodiversità aiutando i contadini a riscoprire antiche qualità di olive da olio e da tavola...incintiva colture a doppia attitudine (da mensa e da olio) ...incentiva a riscoprire antichi vitigni.....i consorzi nei loro disciplinari obbligano gli iscritti a tener bassa la produzione (perchè la difficoltà è vendere...non produrre). Con tutto il rispetto per le buone intenzioni...non sono proprio sicuro che scrivere certi articoli possa essere un bene!

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

07 gennaio 2015 ore 14:07

i temi sono sempre gli stessi quindi riprendo pari pari quello che ho scritto "altrove"...: non credo che tradizione, patrimonio rurale (muretti a secco , neviere, case rurali in pietra, agriturismo…) possano coesistere con il superintensivo. L’Italia deve lasciare ad altri l’agricoltura industriale,….e poi ….a me non sembra che la Spagna (vista come la nazione all’avanguardia nell’olivicoltura) possa dire di aver raggiunto chissà quali risultati, un paio di considerazioni: Deoleo è passata in mani inglesi, non tutta ma…, si dice che quest’anno l’olivicoltura italiana si è fatta cogliere impreparata…quella spagnola?...gli spagnoli hanno perso il 50% del prodotto…quindi. Il mondo moderno fa passare l’idea che tutto sia una necessità, in nome di questa necessità tutto è lecito anche distruggere l’ambiente e sminuire ciò che si ha (siamo al punto in cui diciamo “in Italia non si produce olio” oppure "non c'è olio", "non c'è mai stato")…….il terreno coltivabile è una risorsa limitata, mettiamocelo in testa, a quest'ora (noi Pugliesi in particolare) dovremmo aver imparato che ci vuole poco a distruggere... impariamo ad usare con parsimonia quello che abbiamo, la nostra produzione di olio non può spingersi oltre certi limiti, esiste qualcosa che si chiama sostenibilità… e dico di più....abbiamo perso in biodiversità in questi anni, proprio in nome della produzione intensiva, torniamo sui nostri passi.... ritorniamo a produrre mandorle....ritorniamo a produrre uva da vino (il Sud è stato depredato dei suoi vigneti di primitivo ed altre qualità eccellenti di uva da vino....), la produzione agricola deve essere la più varia possibile perchè così era prima di adattarsi a logiche industriali.... ammettiamo che si impiantino superintensivi, cosa accadrà dopo 20-25 anni di sfruttamento intensivo del suolo?...le scoperte si fanno sempre dopo! (del resto è insito nel metodo scientifico....alla fine è la verifica sperimentale che conforta le teorie-ipotesi)...a punto in cui siamo, siamo disposti a rischiare ed a ritrovarci in un futuro non tanto lontano senza terreno da coltivare?... per cosa?...per avere assecondato le logiche di mercato! la crisi finanziaria, di cui nessuno vede la fine, è stata causata dal "libero" mercato, gli stati hanno abdicato alla loro funzione di controllo. Vogliamo veramente che accada la stessa cosa in agricoltura?

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

22 dicembre 2014 ore 11:15

Le mie considerazioni partono da una semplice constatazione: gli investimenti per un superintensivo non sono alla portata di un piccolo coltivatore, laddove per piccolo coltivatore intendo un coltivatore che produca mediamente 500-1000 quintali/anno di olive circa (naturalmente faccio riferimento alla realtà a me più vicina che è quella delle provincia di Bari). Stando così le cose solo grandi aziende possono permettersi il superintensivo, chi sono queste aziende? ,non le nostre cooperative, non sono all’altezza…non le nostre aziende a carattere familiare, troppo piccole, quindi immagino aziende estere (in particolare spagnole) pronte ad investire in Italia, pronte ad accaparrarsi il terreno delle piccole aziende agricole destinate a scomparire…questo sicuramente è un male per l’economia, al Sud si finirebbe con l’essere tutti dipendenti di queste aziende che dopo 15-20 anni, esaurito il ciclo di un superintensivo, dopo avere deturpato il territorio e sfruttato le risorse…. se ne andranno lasciando un mare di cassaintegrati che per un semplice problema di liquidità non potranno riscattare il terreno (divenuto sterile del resto) su cui hanno lavorato: il ripristino del latifondo… io sono per salvare la nostra produzione, le piccole aziende agricole sono una risorsa, non un problema…hanno evitato che al Sud le crisi diventassero tragedia. Queste, sono sole le considerazioni meramente economico-sociali, poi ci sono quelle che riguardano la tutela del territorio, dell’ambiente, la questione meridionale etc…delle considerazioni a parte riguardano la ricerca, che andrebbe fatta, ma che senso ha sospendere i corsi di olivicoltura, sospendere tutti i servizi di controllo del territorio che una volta la regione faceva con i suoi agronomi e finanziare, invece, la ricerca sul superintensivo? ….
Esite qualcosa che si chiama "sostenibilità"...siamo sicuri che il nostro territorio, già martoriato, possa sopportare il superintensivo?

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

19 dicembre 2014 ore 09:25

Visto che si parla di "esterofilia" cosa centra Milano con l'extravergine?....150 anni e non abbiamo capito nulla...la cosa che dispiace è che siano pugliesi gli organizzatori...al nord non sanno neache che la Puglia è la prima regione italiana a produrre olive...quest'anno poi la Toscana ha sguinzagliato il corpo forestale dello stato ( ...o della Toscana) per bloccare i "traffici" regionali di olio....ma che bel sistema: quando fa comodo comprano la nostra materia prima e anzi ....vanno in africa ad istruire i coltivatori a produrre cima di corato ...quando invece le cose si mettono male....come faccio ad essere nazionalista!

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

17 dicembre 2014 ore 21:22

Sig. Nasuelli ho atteso un paio di mesi la sua replica ma .... quindi approfitto e aggiungo una considerazione sulle politiche "anacronistiche": attualmente c'è un gran fermento, non solo in agricoltura, relativamente al cambio di passo che l'Italia dovrebbe compiere un pò in tutti i settori....il problema è che chi vuole cambiare sta cambiando in peggio il nostro paese e chi invece si oppone al cambiamento viene tacciato di essere conservatore e di opporsi al cambiamento per difendere degli interessi....ritorniamo all'agricoltura...il superintensivo sarebbe il cambiamento, espongo alcune mie idee sul superintensivo: gli investimenti per un superintensivo non sono alla portata di un piccolo coltivatore, laddove per piccolo coltivatore intendo un coltivatore che produca mediamente 500-1000 quintali/anno di olive circa (naturalmente faccio riferimento alla realtà a me più vicina che è quella delle provincia di Bari). Stando così le cose solo grandi aziende possono permettersi il superintensivo, chi sono queste aziende? ,non le nostre cooperative, non sono all’altezza…non le nostre aziende a carattere familiare, troppo piccole, quindi immagino aziende estere (in particolare spagnole) pronte ad investire in Italia, pronte ad accaparrarsi il terreno delle piccole aziende agricole destinate a scomparire…questo sicuramente è un male per l’economia, al Sud si finirebbe con l’essere tutti dipendenti di queste aziende che dopo 15-20 anni, esaurito il ciclo di un superintensivo, dopo avere deturpato il territorio e sfruttato le risorse…. se ne andranno lasciando un mare di cassaintegrati che per un semplice problema di liquidità non potranno riscattare il terreno (divenuto sterile del resto) su cui hanno lavorato in altre parole, il ripristino del latifondo altro che cambiamento, qui si torna 150 anni indietro… io sono per salvare la nostra produzione, le piccole aziende agricole sono una risorsa, non un problema…hanno evitato che al Sud le crisi diventassero tragedia. Queste, sono sole le considerazioni meramente economico-sociali, poi ci sono quelle che riguardano la tutela del territorio, dell’ambiente, la questione meridionale etc…delle considerazioni a parte riguardano la ricerca, che andrebbe fatta, ma che senso ha sospendere i corsi di olivicoltura, sospendere tutti i servizi di controllo del territorio che una volta la regione faceva con i suoi agronomi e finanziare, invece, la ricerca sul superintensivo? ….

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

31 ottobre 2014 ore 09:16

Mi scusi, Sig.Nasuelli ma, mi corregga se sbaglio, un coltivatore dovrebbe arrendersi alla globalizzazione e ammettere che possono accadere che la qualità non venda e anche il prezzo dell'olio di oliva scenda drasticamente? E' forse etico un sistema che ammetta una cosa del genere?
vogliamoci bene…per la felicità di tutti (ma chi sono questi tutti?) arrendiamoci a questo “sistema”; che bel sistema!: a pagare sono sempre gli stessi (da 150 anni....)
temo che le banche (di Milano in sostanza, visto che il sistema bancario è concentrato in lombardia...) non sarebbero d’accordo….il coltivatore deve pagare le rate dei mutui stipulati per l’acquisto delle attrezzature e se si arrendesse sarebbero guai…
io sono di tutt’altro avviso e non capisco come si possa parlare di libero mercato quando già dalla crisi del 29 ci si è resi conto delle storture che quest’ultimo può provocare….però, se è vero che credete a questo neo liberismo dovreste arrendervi al fatto che il mercato ha messo fuori (mercato) il superintensivo, sono anni che si prova ad introdurlo in italia ma non si riesce per ovvie ragioni….dove impiantare un super intensivo in Liguria?.....no, forse in Toscana….o meglio sul Gargano o in Calabria…..freghiamocene degli ulivi secolari, del territorio e sacrifichiamo la specificità del nostro territorio al progresso….oddio le vostre poesie , i libri, i riferimenti storici tanto eleganti pubblicati su questo sito non avrebbero più ragion d’essere, in nome del progresso naturalmente….quale progresso dica che la biodiversità è inutile e non produca godimento per la società, me lo dovete spiegare; se tutti coltivassero lo stesso tipo di olivo che cosa accadrebbe alla prima carestia? ….ma siamo cinici in realtà il superintensivo in Italia non è competitivo per questioni di costi….la resa delle olive non è paragonabile a quella ottenuta nei nostri oliveti tradizionali…ma andiamo avanti….non è stato il libero mercato a scoraggiare la coltivazione della vite in alcune zone dell’Italia….sono stati i sovvenzionamenti pubblici a cui il contadino indebitato non ha saputo dire di no (estirpate i vigneti vi finanziamo….) non è il stato il libero mercato a farci mettere da parte il mandorlo, sono state le influenze dei partiti politici che per garantirsi l’appoggio degli USA hanno dovuto vendere la nostra agricoltura (visto che in california producevano mandorle)… che libero mercato è quello in cui un governo sacrifica l’agricoltura all’industria?....(questo è protezionismo….,dei prodotti industriali) …..ovviamente distruggere il territorio favorendo insediamenti industriali avulsi dall’economia locale può dare dei frutti nel breve termine ma alla lunga la Storia (quella che voi ignorate) ci dice che gli industriali delocalizzano lasciando disoccupati e un territorio violentato e inutilizzabile specie per l’agricoltura (spero che abbiate capito a cosa mi riferisco…..spero), persino la Xylella, sembra forse essere il risultato dell'incuria (lo avete scritto voi)...quell'incuria indotta da un sistema di incentivi che non premia più la produzione ma incentiva sulla base del numero delle piante
Insomma viva il liberismo, ciascuno usi le armi che ha (perché lo stato, nonostante la costituzione lo sancisca, non riesce a rimuovere gli ostacoli che impediscono la “felicità” di tutti ed è sempre parziale…) …va bene, allora ammetterete che è del tutto lecito che il contadino che voglia vendere il suo olio (per pagare le banche) debba solo far leva sulla grossa differenza che c’è tra prezzo all’ingrosso e prezzo al dettaglio giusto per insinuare il dubbio nel consumatore…. Allora la coldiretti non è criticabile….voi sì, invece, per aver usato male dei principi sbagliati (errore doppio), ...quando vi fa comodo ammettete che la globalizzazione/libero mercato è l'unica risposta ed è inarrestabile in altre occasioni criticate: la speculazione finanziaria è il risultato di un mercato lasciato libero questo è evidente.
In conclusione, la coldiretti (come tutti) avrà commesso i suoi errori (chi non li commette) però sicuramente non aiuta criticare sempre ed incondizionatamente (che senso ha parlare di bandiere gialle "riciclate", quasi a deridere...) soprattutto perché a volte ci azzecca (vedi offerta supermegascontata) . Pensare al futuro senza un occhio critico al passato è rischioso, quantomeno si potrebbero ripetere gli stessi errori, (vedi crisi finanziaria…) allora, ripetiamo un po’ di storia…anche recente.
Non mi capacito che si oppogano argomentazioni così deboli: vogliamoci bene... è per il bene comune...

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

25 ottobre 2014 ore 14:56

ben 3 articoli in 10 mesi!....quale record per un sito che si chiama olioofficina.
......
inveire contro la Coldiretti in questi termini significa non conoscere la situazione politica italiana (questo sarebbe giustificato se non si avesse la presunzione di giudicare......male, oltretutto): la democrazia cristiana non esiste più, la coldiretti non ha più alcuna influenza da almeno 20 anni, se mai ne ha avuto. AGGIORNATEVI!

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

22 ottobre 2014 ore 10:57

A proposito di reazioni: non ho letto chissà cosa quando Bari ha annunciato che per motivi di costi chiudeva i corsi di olivicoltura....poi ....forse in Marocco no, ma in altre zone dell'Africa l'università "toscana" ha aiutato i tecnici locali a coltivare la Cima di Corato,... chissà perchè (altro che sistema paese!)...in più si legge che la toscana ha messo in campo il corpo forestale dello stato (...o della toscana!?) per tutelare la propria produzione (al danno la beffa) .... ....ancora...per tanti anni e ancora oggigiorno agricoltura è stata ed è sinonimo di arretratezza e non si pensa a investire seriamente in agricoltura, piuttosto si pensa a cercare petrolio (devastando il territorio) proprio in quelle regioni in cui territorio agricoltura e turismo sono l'unica risorsa, (anche su questo tema vorrei leggere qualche commento quantomeno sdegnato ma niente).......gli accordi commerciali fatti con Egitto e Turchia di qualche governo fa miravano a tutelare gli investimenti che i nostri industriali hanno fatto in quei paesi, ovviamente qual era la merce di scambio?... i prodotti agricoli. Volete farmi credere che la colpa di tutto ciò è dei "gazebo gialli"?....per piacere!....si parla di riprendere un ruolo...studiamo un pò di Storia; sono 150 anni che l'agricoltura "italiana" non ha un ruolo (forse esistava già la coldiretti?....) perchè bosognava diventare un paese industrializzato...per farlo bisognava (e bisogna) esportare prodotti industriali ed evitare di importarli, quindi protezionismo... a cui gli altri paesi hanno reagito (e reagiscono) bloccando quello che di pregio l'italia esportava (prodotti agricoli)....potrei andare avanti ma mi fermo qui

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

21 ottobre 2014 ore 09:20

La cosa che mi tormenta di più è: cosa centra il superintensivo con l'aspetto culturale dell'olivo, pianta secolare che caratterizza il paesaggio delle Regioni Mediterranee (uno una volta ha contestato dicendomi che non tutta l'italia è mediterranea) con le poesie, i libri, le tradizioni etc?????..... in più un articolo su un impianto superintensivo di una specie di olivo che non è nemmeno tra le 500 qualità che si contano in italia, non ne avessimo a sufficienza capirei, ma...... insomma, non solo tecnicamente, ma anche culturalmente il superintensivo è un pugno in un occhio!

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

16 ottobre 2014 ore 14:32

interessante sul superintensivo....
http://agrisicsole.blogspot.it/2013/01/impianti-uliveti-superintensivi-nuova.html

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

07 ottobre 2014 ore 09:54

Un superintensivo di soli 2 ettari....è un errore dell'articolo?!....per dare un'idea mi pare che in california l'ultimo superintensivo fosse di 200 ettari...con 200000 piante.....rimango dubbioso su certe scelte e considero il superintensivo non conforme e adeguato al territorio italiano

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

08 luglio 2014 ore 09:45

prendiamo i dati della sola Puglia.....160000 tonnellate di olio... ovvero 160000000 litri di olio circa... dividiamo per le famiglie italiane (24 milioni): ogni famiglia consuma 7 litri circa di olio all'anno (solo di olio pugliese) .....abito al nord e trovo difficile che una famiglia cansumi più di una lattina da 5 litri di olio di oliva.....dobbiamo considerare la produzione delle altre regioni ....in più importiamo.....sono un pò critico anche su questi dati.....

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

27 marzo 2014 ore 11:46

Dott. Caramia,
lei non sa quanto mi ha confortato leggere il suo articolo!, spero siano in tanti a condividere....
saluti,

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

21 marzo 2014 ore 21:28

Intanto NO!...l'univeristà di Bari non ha riattivato i corsi di olivicoltura, ha solo pubblicato la motivazione per cui considerando i fondi a disposizione si è dovuto procedere alla "ristrutturaizone didattica" quasi si stesse trattando di un'azienda non di un servizio pubblico (poi qualcuno dovrà spiegare che ci fa un ing a capo di un dipartimento della facoltà di agraria...vabbè, intanto questo significa che in furturo alla prox emergenza "olivicola" ci dovremo rivolgere a tecnici magari egiziani o marocchini,...quelli toscani hanno istruito così bene i nordafricani a coltivare la cima di corato!). Chiarisco la mia posizione: io sono un ing emigrato al nord per trovare lavoro ma sono foglio di agricoltore (olivicoltore) e ho passato spesso e volentieri gran parte delle vacanze di Natale in campagna impegnato nella raccolta di olive (quelle estive per l'uva e così via...)....quindi so.... andando avanti, visti i prezzi a cui pagano le olive, circa gli stessi di 30 anni fa (10 anni fa li hanno pagati quasi il doppio di quest'anno), visto che dalle mie parti i costi di produzione sono un problema e non per la raccolta ma per la semplice mancanza di acqua....io sto seriemente pensando di convincere mio padre a ridimensionare di molto la produzione di olive e tornare a produrre mandorle e uva da vino (come 30 anni fa ...).....in modo non solo da differenziare ma anche per poter gestire direttamente la vendita del prodotto sia esso olio o vino o noccioli di mandorla.....e dirò di più ....a parte lo scandaloso prezzo dell'olio extravergine al supermercato....a volte ...guardando i prezzi all'ingrosso dell' olio e facendo 2 calcoli comprendevo la difficoltà dei frantoi a pagare le olive un prezzo decoroso......quindi la tendenza sarà al ribasso ed io non voglio farmi prendere in questo circolo vizioso di continui ribassi...spero che tanti altri agricoltori la pensino come me: torniamo alle vecchie abitudini quando si tesaurizzavano le mandorle e le si vendevano nei momenti di mercato propizi o di bisogno, stesso dicasi per il primitivo (un vino di 18-19 gradi certo non diventa aceto!), l'olio poi è un conservante.... se vogliamo resistere a questo casino che è la globalizzazione dobbiamo reinterpretare le vecchie e sane pratiche "amministrative" del passato: mai fare l passo più lungo della gamba, mettere da parte nei periodi di vacche grasse per sostenersi nei periodi di vacche magre, tentare quanto più possibile la strada della vendita diretta. Questo il mio pensiero

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

19 marzo 2014 ore 14:58

Cosa c'è di sbagliato in una trasmissione che mostra che olio lampante, che non può essere usato per scopi alimentari....viaggia verso aziende alimentari? non capisco....perchè consorzi DOP si sono costituiti parte civile nel processo in questione?...... per perder tempo e denaro? perchè sarebbe sbagliato mostrare che il prezzo del lampante aumenta a seguito dell'inspiegabile eccesso di richiesta mentre quello dell'extravergine diminuisce per la troppa disponibilità?...perchè agronomi e professori universitari vanno in giro a dire che meccanizzare e intensificare la produzione (stile spagnolo) è la strada da seguire quando è molto più remunerativo vendere direttamente il proprio prodotto e quando è del tutto evidente che non possiamo importare il modello spagnolo?.... chi ci guadagna in tutto questo?...perchè a Bari disattivano corsi di olivicoltura? perchè i nostri agronomi lavorano per le ditte spagnole? perchè il contadino, se vuole vendere "qualche" litro d'olio, deve iscriversi al SIAN mentre in giro si vede di tutto?: nei ristoranti ampolle senza etichetta e nei supermercati prezzi inspiegabili? vi ci mettete proprio tutti a scoraggiare la vendita diretta....perchè!
......se "presa diretta" non dice il "vero" rispondete voi ai miei perchè...

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

19 marzo 2014 ore 14:09

Cosa c'è di sbagliato in una trasmissione che mostra che olio lampante, che non può essere usato per scopi alimentari....viaggia verso aziende alimentari? non capisco....perchè consorzi DOP si sono costituiti parte civile nel processo in questione?...... per perder tempo e denaro? perchè sarebbe sbagliato mostrare che il prezzo del lampante aumenta a seguito dell'inspiegabile eccesso di richiesta mentre quello dell'extravergine diminuisce per la troppa disponibilità?...perchè agronomi e professori universitari vanno in giro a dire che meccanizzare e intensificare la produzione (stile spagnolo) è la strada da seguire quando è molto più remunerativo vendere direttamente il proprio prodotto e quando è del tutto evidente che non possiamo importare il modello spagnolo?.... chi ci guadagna in tutto questo?...perchè a Bari disattivano corsi di olivicoltura? perchè i nostri agronomi lavorano per le ditte spagnole? perchè il contadino, se vuole vendere "qualche" litro d'olio, deve iscriversi al SIAN mentre in giro si vede di tutto?: nei ristoranti ampolle senza etichetta e nei supermercati prezzi inspiegabili? vi ci mettete proprio tutti a scoraggiare la vendita diretta....perchè!

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

13 marzo 2014 ore 20:34

questa è una NON risposta....si commenta da sola...però vorrei aggiungere: in tempo di restrizioni è troppo comodo imputare alla riorganizzazione didattica l'abolizione del corso di olivicoltura!...come quegli imprenditori che scappano altrove dopo aver preso fior di sovvenzionamenti statali....troppo comodo! o si ammette di essere incapaci e si lascia ad altri oppure non si può gettare la spugna così e rimanere al proprio posto.(ma che ci fa un ing a dirigere un dipartimento agroalimentare?) L'olivicoltura è la chiave dell'economia pugliese (oltre che di altre regioni meridionali)....abbandonare così il campo senza neanche tentare di ingaggiare ricorda quello che hanno fatto alcuni generali borbonici alla vista dei mille.....il sud può ripartire dall'olivicoltura, ricostruendo un'economia radicata sul territorio proprio perchè ispirata alle potenzialità del posto! molti ci credono non nelle università però

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

13 marzo 2014 ore 19:07

Beccato!: in effetti a volte "presto" l'account a mio padre....do voce ai suoi sfoghi....anche se di mestiere faccio l'ingegnere conosco la realtà contadina....in particolare l'olivicoltura, è stata ed è la nostra vita, il nostro sostentamento...ci illudevamo che studiando avremmo potuto emanciparci da quel mondo fatto di fatica, di delusioni (una grandine, un raccolto mancato) ....di frustrazioni (prezzi bassi, scadenze che incombono, notti insonni)...invece in questo periodo di grande crisi che sembra non finire mai quasi quasi l'olivicoltura e l'olio extravergine possono essere un'ancora di salvezza....mi rendo conto che non sono stato molto corretto ma ho dato voce ad un malessere reale che abbiamo vissuto e viviamo in famiglia.

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

12 marzo 2014 ore 08:56

In questo articolo si parla di olio di oliva.....sarebbe in calo....benissimo! (parlo da piccolo produttore olivicolo).....noi italiani dobbiamo puntare sull'olio extravergine di oliva perchè oltre che di qualità ne abbiamo anche in quantità....non sfido i paesi in cui si può produrre a più basso costo sul piano della quantità ma sul piano della qualità.....solo collocandocii sulla fascia alta del mercato noi possiamo pensare di rimanere nel mercato....incredibile come bisogna spiegare e rispiegare concetti basilari!

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

18 febbraio 2014 ore 12:03

Già 20 anni fa abbiamo provato in Puglia (Bari) l'alta densità...alcuni continuano a riproporlo ancora oggi: risultati disastrosi, la resa delle olive era improponibile....i frantoi non le accettavano, come produttore trovo più interessante puntare sul Dop e sul Biologico

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

06 febbraio 2014 ore 12:47

tutto condivisibile...tranne il fatto che in questo momento vedrei l'urgenza altrove.....non in un articolo sulla repubblica che chissà quanti leggeranno e comprenderanno....il problema vero è che a Bari si abolisce il corso di olivicoltura e non se ne parla, non abbastanza insomma....dovreste scrivere di questo fino alla nausea, invece.....

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

02 febbraio 2014 ore 16:06

Il libero mercato è diventato "obsoleto" dal 1929...(questo lo sanno tutti gli studenti di scuola media che studiano la crisi del '29).......pare che di questi tempi i bocconiani, come anche chi ha causato la crisi finanziaria di questi anni, se lo siano scordato (per fortuna non hanno molta fortuna al governo).....Ormai è evidente, ciascuno pensa al proprio tornaconto, non siamo in grado di gestire un mercato libero, un mercato in cui vince il più forte non è un mercato equo, solidale ma soprattutto non viene incontro agli interessi del consumatore....le leggi antitrust sono un esempio di questa consapevolezza.....regolamentare in modo chiaro il mercato è l'unico modo per controllarlo ed evitare le storture che la scarsa lungimiranza di pochi sciagurati può produrre.....tanto è vero che c'è chi gioca sporco e usa i media in modo distorto, insinuandosi nei laschi dei regolamenti e facendo passare messaggi non veri o per lo meno poco chiari (a volte basta solo il dubbio)....un esempio: nelle lastrine mostrate dal NY times appare evidente l'identificazione Italia-Napoli.....Stando alle cronache Napoli con le sofisticazioni dell'olio non ha nulla a che vedere, al massimo (se vogliamo farci del male) le cronache riportano Siena come centro sotto indagine per un possibile traffico "poco chiaro"......qualunque articolo che tenti di ristabilire il vero è utile e opportuno

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

31 gennaio 2014 ore 20:15

Parlo da produttore.... e pur consapevole che certe cose recano nocumento a tutto il settore non posso non dire che sono stanco....
sono stanco di farmi pagare le olive a 40€ il quintale quando 30 anni fa (la età mi pare di capire) me le pagavano 70 mila lire...
sono stanco di vendere i noccioli di mandorla a 300€ il quintale (se va bene...) quando nel '78 le vendevo a 800 mila lire....
sono stanco di non raccogliere il mio primitivo perchè non conviene raccoglierlo perchè non lo vuole nessuno mentre 30 anni fa non ne bastava per il consumo interno del paese (ogni famiglia comprava il primitivo per il vino che si consumava a tavola)...
sono stanco di vendere (quando sono fortunato) l'uva regina a 30 centesimi quando 30 anni fa la vendevo a 800 lire il kg....
sono stanco delle banche e di equitalia.....
potrei andare avanti ....
la passione è una cosa ....i debiti con le banche sono un'altra....ho fatto in modo che i miei figli andassero via dalla puglia...studiate e andatevene qui non c'è futuro.
chi specula sul commercio di olio-vino-frutta sta uccidendo il piccolo produttore e mi dispiace, ma che qualcuno parli delle porcherie che si fanno (probabilmente perchè deve gettare fango sull'italia per altri motivi) in un certo qualsenso mi fa piacere e quasi quasi mi rende giustizia.....perchè sono le cose che tutti sanno e che nessuno dice (che siamo il paese di pulcinella è un fatto oggettivo)....il libero mercato ci sta uccidendo e sta distruggendo le nostre tradizioni....sono anni che non assaggio un primitivo fatto come una volta (nè io ho più la forza di farlo........)
continuo a lavorare tutti i giorni perchè la miserabile pensione che lo stato mi garantisce non basta a nulla......
di recente ho letto sulla gazzetta del mezzogiorno che l'università di bari ha chiuso il corso di olivicoltura....siamo abbandonati anche dal mondo accademico....nel mio paese i frantoi chiudono; triste vedere al loro posto minuscoli appartamenti di 50 metri quadrati.....il mondo sta cambiando....ma in peggio!...quindi sentire di tanto in tanto che qualcuno ci sbatta in faccia la realtà non mi ferisce l'orgoglio perchè se una cosa è vera ....è vera e basta ed io sinceramente.....
sono stanco di essere orgoglioso....non ne ho alcun motivo!

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

31 gennaio 2014 ore 12:22

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/la-battaglia-per-salvare-olivicoltura-ad-agraria-no689505 il problema non è quello che pensano di noi all'estero....il problema vero siamo noi!

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

30 gennaio 2014 ore 15:06

Da coltivatore, dico che è impossibile con quest’euro continuare sulla strada del contenimento forzato dei costi…(30 anni fa le olive me le pagavano 80 mila lire….quest’anno in media 40 euro…stesso dicasi per l’uva da vino e da tavola e per le mandorle)…
Da ingegnere, dico che non c’è margine per meccanizzare ulteriormente (le stiamo vedendo tutte…ma nessuna soluzione è realmente efficace)
Da appassionato di storia e politica dico che il problema è politico: inutile ammazzarsi di lavoro per vedere che il nostro governo va a fare gli accordi commerciali a solo vantaggio della “nostra” industria metalmeccanica ed a scapito della nostra agricolture (vedi democrazia cristiana nel passato con gli USA, vedi pd-pdl oggi con la Turchia, più recentemente) con l’unico risultato di vedere che l’industria va via comunque…..c’è poco da fare se l’Italia non difende la sua agricoltura a livello europeo (in anni relativamente recenti in Europa solo la Francia ha difeso i diritti degli agricoltori…l’Italia prendeva atto….)…l’Italia non si impone a sufficienza a livello internazionale, non esercita le pressioni che dovrebbe (la francia lo fa….anche in ambito NATO) noi siamo sempre ossequiosi e quando si scatenano queste campagne mediatiche come l’acqua a Napoli ci stringiamo tra le spalle e andiamo avanti…ma questo è un problema di autorevolezza della nostra politica…senza una politica forte alle spalle non si va avanti. Colpa solo della conoscenza dell’Inglese?!...non penso

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

29 gennaio 2014 ore 09:15

Sig.ra Solazzi....se posso intervenire ed esprimere un parere,.. c'è sicuramente dell'altro: la patria del libero mercato (che ha fatto sprofondare tutto il mondo nel baratro della crisi economica) di fatto esercita del puro protezionismo sui suoi prodotti, tra cui quelli agricoli, lo ha fatto con le mandorle obbligandoci per il tramite della nostra DC (partito che barattava la sua sopravvivenza politica con la personalità politica ed economica degli italiani) ad abbandonare colture anche storiche che si scontravano con la politica espansionistica USA...lo ha fatto in molti altri settori (energetico...difesa...etc) ed ora, visto che hanno iniziato a produrre olive anche loro tentano di bloccare o limitare le importazioni di olio extravergine....quindi, morale della favola, l'Italia olivicola dovrà difendersi non solo dai paesi nordeuropei ma anche dagli USA.....

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

10 gennaio 2014 ore 14:56

come per le olive da tavola che vengono dette (in dialetto)..."dolci"..in realtà hanno un chè di amarognolo....ma tornando sull'olio trovo difficilissimo educare la gente del trentino AA al sapore forte dell'olio di "cima di cortato"..."pizzica"...troppo "corposo", opaco, "grezzo" (la sensazione è di un "alimento" troppo grasso... che non vuol dir nulla)...quest'anno tento con il sapore più delicato dell'olio delle olive "pasole" ma non sono ottimista...

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

19 dicembre 2013 ore 17:08

Con rammarico non posso che prendere atto che le nostre posizioni sono inconciliabili.
Buone feste

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

19 dicembre 2013 ore 10:46

Va bene....ma per essere coerenti con la sua tesi dovrebbe prendersela anche con i Carabinieri (NAS)/Polizia che nelle TV di Stato affermano, secondo me a ragione,(io vorrei lo facessero più spesso): che un olio sotto un certo prezzo non può essere extravergine....è sensazionalismo anche questo?....mostrare come può un olio di semi essere colorato con la clorofilla e insaporito con il betacarotene?....è sanzionalismo anche questo?.......se una cosa è illegale... è illegale e basta... non perchè c'è chi si comporta peggio di me io dovrei sentirmi legittimato a "frodare".....poi io credo molto poco che la coldiretti tuteli a oltranza i suoi iscritti....non è stato così con la produzione di mandorle (dovevamo importarle dagli USA per assicurare la sopravvivenza politica della DC)....non così con il vino (ha lasciato che lo stato "pagasse" i contadini allo scopo di estirpare vigneti facendo scempio della tradizione alimentare meridionale.....ettari di primitivo sono abbandonati o sono stati estirpati.....). Non voglio che sembri che parlo per spirito di contraddizione ma leggo argomentazioni che per me sono troppo deboli anche dal puro e semplice punto di vista etico ...piunto di vista che abbiamo smarrito perchè .....dobbiamo produrre a tutti i costi anche se questo comporta perdere le nostre tradizioni ...affossare la nostra economia.....avvantaggiare la nostra industria che produce in Turchia e quindi far entrarla nel mercato comune anche se questo decreterà la fine della nostra agricoltura (meridionale specialmente)...non è l'olio in sè che difendiamo.....con lui noi difendiamo noi stessi, la speranza del Sud di riprendersi il posto che gli spetta nell' economia dell'europa, un posto che gli spetta in virtù della sua produzione (agricola) tipica non industriale-metalmeccanica (avulsa dal contesto socio culturale)....vedo che lei è di Taranto quindi spero che capirà

davide giuseppe Tassielli

davide giuseppe Tassielli

15 dicembre 2013 ore 21:20

caro sig. occhinegro,
sono convinto che gli olandesi non ci siano particolarmente favorevoli in questo periodo (vedi l'ultima proposta delle bottiglie monouso, bocciata grazie al loro intervento), in particolare che nelle istituzioni non ci siano persone particolarmente edotte sugli argomenti che loro stesso trattano..... ma che l'olio extravergine di oliva sia uno dei prodotti più sofisticati è reso evidente da un fatto .....c'è troppo olio sottocosto in giro: come è possibile che nei supermercati si venda olio in bottiglie da litro ad un prezzo al di sotto del prezzo di scambio all'ingrosso (vale a dire con scambi di diverse tonnellate) franco trasporto e Iva (basta prendere il dato diffuso settimanalmente alla camera del commerdio di Bari)....resta il fatto che un produttore il conto lo fa facilmente: conosce il prezzo della materia prima, conosce la resa, conosce il "prezzo" (non il consto, però...) della molitura è già a questo punto non si ritrova se aggiunge trasporto, imbottigliamento e IVA non ci siamo proprio..... coldiretti non avrà brillato in passato ma nelle recenti polemiche ha certamente ragione

Iscriviti alle
newsletter