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Ecologismo ed ecologia? Due realtà diverse. La prima è ideologia, la seconda è scienza

Le preoccupazioni ecologiche sono legittime, solo che l’ecologismo di oggi ha ben poco a che fare con la scienza ecologica. Al riguardo sono purtroppo in circolazione molte fake news, responsabili di creare visioni distorte e inesattezze sulle quali occorre fare chiarezza. Il fatto è che le risultanze delle ricerche in scienza ecologica vengono usate parzialmente: se fanno comodo, bene; se le verità sono scomode allora si dice che la scienza balbetti

Alberto Guidorzi

Ecologismo ed ecologia? Due realtà diverse. La prima è ideologia, la seconda è scienza

Ecologismo ed ecologia sono due realtà diverse. La prima è ideologia, la seconda è scienza.

Per spiegarlo non possiamo non partire da questi due dati di fatto:

  • In tre secoli sul pianeta passeremo da 1 miliardo di persone del 1800 ai 10 miliardi del 2100
  • Il PIL medio/abitante è passato da 250 $ del 1800 ai 10.000 del 2015

È evidente che non è possibile immaginare che queste due crescite, fino ad ora ad andamento sincrono, possano essere infinite. Infatti esse hanno richiesto l’apporto di crescente energia.

Prima del 1800 l’unica energia conosciuta era quella muscolare dell’uomo e degli animali da tiro e in seguito è iniziata l’immissione di energia fossile con l’avvento delle macchine e l’inizio dell’industrializzazione.

La conseguenza è stata una graduale espulsione dall’agricoltura (e non solo) di uomini e animali da tiro. Per quanto riguarda i primi, che erano i 2/3 della popolazione nel 1800 e oggi nei Paesi sviluppati solo il 2%, sono man mano confluiti nell’industria, che forniva macchine per sostituire le braccia, e nei servizi a supporto della nuova organizzazione sociale.

L’uomo fino al 1850 ha dovuto disboscare per reperire terre coltivabili e dotarsi di cibo più o meno sufficiente, ossia l’energia per far campare, se stesso e gli animali. I cibi erano cotti con il legno ricavata dagli alberi. Successivamente il disboscamento si è grandemente rallentato perché le macchine permettevano di produrre più cibo nell’unità di superficie.

Le preoccupazioni ecologiche sono quindi legittime, solo che l’ecologismo di oggi ha ben poco a che fare con la scienza ecologica. Questa è una vera scienza che studia l’ambiente e l’impatto delle attività umane sul mondo, in realtà si tratta di studiare fenomeni complessi dove la verità scientifica non è semplice da identificare e da capire. Purtroppo i media tendono a semplificare ed a far passare il messaggio che la scienza in ecologia (come anche in climatologia...) ha tutto chiarito.

Le risultanze delle ricerche in scienza ecologica sono inoltre usate parzialmente: se fa comodo, ha tutto chiarito; mentre, se sono verità scomode, si dice che balbetta.

L’ecologismo per contro ha come ambizione di sottoporre l’inventiva umana a criteri politici, come ad esempio prendere provvedimenti per far calare la popolazione umana in modo che il PIL pro capite sia diviso da meno persone e automaticamente gli apporti energetici non aumentino.

Vi è anche una frangia più radicale che invece dice che comunque occorre diminuire l’apporto di energia anche a scapito di un calo del PIL per la popolazione, sono cioè i fautori della “decrescita” (…che alcuni ci vogliono convincere essere “felice”!).

È evidente che questo modo di pensare è ascrivibile alla categoria delle ideologie semplicistiche, come lo erano il comunismo, il maoismo, il fascismo e il nazionalsocialismo; tutte ideologie che promettevano di voler fare l’uomo felice, mentre abbiamo visto che lo hanno reso ampiamente infelice, visto che tutte hanno usato lo strumento della “dittatura” per sopravvivere.

La “dittatura ecologica” non farà eccezione.

Hannah Arendt, d’altronde, ci ha già messi in guardia indicandoci i tre segni del pensiero totalitario:

 

1° la pretesa di spiegare tutto

Si parte ad esempio dalla catena alimentare (consumare cibo biologico da catena corta), si va alle società ecologiche alternative bandendo certi mezzi di produzione (senza fitofarmaci, senza OGM e senza concimi chimici). Si impone l’impronta di carbonio ovunque, tassando quelli che l’hanno troppo elevata, si modificano i trasporti ed il modo di vivere in generale. Si impone l’elettricità solo da fonti rinnovabili, sorvolando su intermittenza e non pilotabilità e conseguente obbligo di mantenere impianti di soccorso. Messa al bando del nucleare;

 

la capacità di liberarsi da ogni esperienza

Per liberarsi da qualsiasi contestazione, viste le criticità emerse sopra, si evita il dibattito in contraddittorio. Le conclusioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), infatti, non è che siano condivise da tutto il mondo della scienza in quanto ipotesi fondate su modelli e non sulla realtà.

3° la capacità di costruire ragionamenti logici e coerenti permettendo la creazione di una realtà fittizia

Ciò che gli scettici del cambiamento climatico mettono in discussione non è il riscaldamento globale, ma la mancanza di trasparenza sui calcoli e sulle proiezioni statistiche, il che è perfettamente affine alla tentazione di liberarsi della realtà, al fine di raggiungere l'obiettivo desiderato, ovvero l'affermazione di una realtà sostitutiva.

Come detto l’ecologismo, come ideologia semplicistica, ha avuto vita facile nel farsi strada ed imporsi anche a livello di autorità morali impensabili, solo che lo ha fatto accreditando fake news. 

Qui di seguito per brevità ne citeremo qualcuna:

 

  • Deforestazione

Credo che se si domandasse chi deforesta tutti risponderebbero all’unisono coloro che vogliono espandere l’agricoltura intensiva. Solo che ci si è ben guardati dall’analizzare il fenomeno con i numeri e quindi si è falsata la realtà. La FAO ci dice che le terre arabili del pianeta sono passate da 1,2 a 1,5 miliardi di ettari (ha) tra il 1961 ed il 2018. Esse sono il 10% delle terre emerse ed il 3% della superficie totale del pianeta. In definitiva in mezzo secolo si sono messi in coltivazione ex-novo 300 milioni di ha, ma questi solo parzialmente sono stati sottratti alla foresta in quanto vi erano anche altre superfici a disposizione come molti pascoli degradati. Infatti la foresta nello stesso periodo è calata solo del 2%, coprendo ancora 4,1 miliardi di ettari ossia il 41% delle terre emerse. Sempre la FAO ci dice che la deforestazione è stata dello 0,08% annuo, che cumulato ci da solo 3,3 milioni di ettari che poco incidono sul totale degli ettari di foresta. Certo quando i media sparano che scompaiono 100 ettari di foresta ogni minuto secondo, la notizia fa colpo ma è solo perché nessuno fa un semplice calcolo che mostrerebbe essere una fake news; infatti, se così fosse. in 15 mesi le foreste del pianeta scomparirebbero del tutto (100 x 31.536 secondi in un anno). Vogliamo ora analizzare l’uso agricolo delle terre per fare un utile raffronto? Le terre abitabili o abitate sono 10 miliardi di ettari, cioè i 2/3 delle terre emerse del globo che sono 15 miliardi.  Dei 10 miliardi di ettari 4,1 miliardi sono foreste, ossia il 41%, le terre agricole sono il 18% (mentre le coltivazioni annuali coprono il 14%). Il restante 41% se le dividono praterie, macchie e terre umide. In definitiva il rapporto tra coltivazioni annuali (che sono quelle che si possono intensificare) e la superficie totale del globo è solo il 2,8% e quindi l’agricoltura non può essere l’unica fonte di disastri, anzi essa è riuscita a dar da mangiare in quasi 60 anni ai 4,5 miliardi di persone che si sono aggiunte e questo grazie soprattutto al miglioramento della produttività in agricoltura. Nel 1961 occorrevano 4000 mq di terra per sfamare un abitante del pianeta, mentre oggi ne bastano 2000 e se trasliamo la produttività raggiunta dai paesi sviluppati a quelli sottosviluppati ne occorreranno solo 1000 nel 2040.  Abbiamo cioè ridotto di 40 mq all’anno il bisogno di terra da coltivare, quindi non è vero che l’intensificazione ha reso sterili i terreni. Il fatto è confermato dai prezzi dei terreni che sono in continuo aumento, se perdessero di fertilità dovrebbero costare di meno!

 

  • Ma è proprio vero che il Brasile deforesta in modo criminale?

Stando allo studio della Brazilian Agricultural Research Corporation non è così. Prima di tutto i 125 milioni di t di soia prodotte dal Brasile sono il frutto del raddoppio della produzione unitaria (da 1,2 t/ha a 3,3 t/ha), poi dalla rizobiatura generalizzata dei 37 milioni ettari. Il 90% della superficie a soia non è più arata ed è a copertura vegetale continua, captando così da 1,4 a 1,6 t di carbonio/ettaro anno. I suoli utilizzati per coltivare soia sono dei pascoli naturali degradati e di disponibili ve ne sono altri 30 milioni di ha, tanto che tra il 2009 ed il 2017 solo 64.300 ha sono stati disboscati (illegalmente tra l’altro), ossia lo 0,18% della superficie a soia.

 

  • La foresta è “il polmone della terra”

È l’altra notizia destituita di fondamento scientifico in quanto se la foresta funzionasse come un polmone umano sarebbe un emettitore netto di CO2, il che non è vero. Più in particolare, una foresta immatura, cioè in crescita, capta più CO2 dell’ossigeno che emette e quindi immobilizza carbonio nel legno che man mano si produce, mentre una foresta matura (come lo sono le foreste primarie e tante altre foreste del pianeta) si comporta come un polmone umano in quanto prevale la respirazione e non crescendo più non immagazzina più carbonio nel legno.

 

  • OGM 

Contrariamente a ciò che si sente dire, le Piante Geneticamente Modificate (PGM) non sono sterili e sono esattamente identiche alle convenzionali (come si può credere che un gene aggiunto o cambiato sui 32.000 del mais possa rendere la pianta originale diversa?). Le PGM aumentano la biodiversità varietale. Non esiste nessuna evidenza scientifica che gli OGM nuocciano alla salute, anzi essi possono eliminare componenti sfavorevoli alla salute e apportarne di più favorevoli, come la biofortificazione (riso dorato). È falso che le PGM aumentino l’uso di pesticidi in quanto se ci basiamo sul coefficiente di impatto ambientale le due piante OGM-Bt coltivate, cotone e mais, hanno migliorato il coefficiente rispettivamente del 32% e del 58%, mentre le piante resistenti al diserbante gliphosato lo hanno migliorato del 13,4%. È pure falso che l’agricoltore non può riseminare la semente di sua produzione se ottenuta da sementi OGM, in Europa lo consente la direttiva 98/44/EC e l’articolo 14 del regolamento (CE) n° 2100/94.

 

  • Energia nucleare

Si vogliono ridurre le emissioni di CO2? L’energia nucleare è quella che fa alla bisogna perché non produce anidride carbonica. Le energie rinnovabili possono sostituirla? No, perché sono intermittenti e non controllabili. Inoltre vi è un fattore fisico che lo esclude: se si volesse far fronte ai consumi di punta di una città come Parigi con l’elettricità prodotta da fotovoltaico, occorrerebbe installare un parco di 308 kmq (tre volte la superficie della città). Se invece si volesse sostituire una centrale nucleare ad acqua pressurizzata occorrerebbe coprire di turbine eoliche le coste da Nizza a Perpignano ed anche quelle della Corsica. Il nucleare è pericoloso?  A Fukushima nessuno dei 21.000 morti è dovuto alle radiazioni, ma tutti sono stati provocati dall’inondazione dello tsunami. Cernobyl non può essere preso ad esempio in quanto si è trattato di un esperimento demenziale dei tecnici sovietici.  

 

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