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Il nuovo decreto Biometano non va secondo gli operatori di settore

I costi energetici stanno aumentando senza accennare ad un arresto. In Italia si sta cercando di arginare il problema con la costruzione di impianti a Biometano, da aggiungere agli esistenti che ad oggi vedono occupati circa 12mila addetti, per una produzione pari a 1,7 miliardi di metri cubi di gas. Purtroppo, però, sussistono diversi ostacoli che potrebbero non permettere la riconversione di alcuni presenti sul territorio. Il Governo, alla luce di questo, deve rivedere la bozza presentata all'Unione europea e riproporre uno schema maggiormente adeguato alla situazione attuale

Marcello Ortenzi

Il nuovo decreto Biometano non va secondo gli operatori di settore

Mentre la crescita dei costi per l’utilizzo del metano sembra inarrestabile, in Italia tra i rimedi che si stanno approntando al problema c’è l’accentuazione degli interventi per la costruzione di impianti a Biometano.

Gli impianti già esistenti in Italia producono ogni anno 1,7 miliardi di metri cubi di questo gas, occupando circa 12 mila addetti. Sono trasformati in biogas il 15% dei reflui zootecnici.

Il Pnrr ha indicato l’obiettivo di produrre biometano per 4 miliardi di metri cubi entro il 3036 e poi superare i 6 miliardi nel 2030, equivalenti a circa il 10% del consumo totale di gas naturale.

Recentemente il Ministero Transizione Ecologica ha predisposto il nuovo decreto Biometano che sostituirà il precedente del 2018 relativo agli incentivi.

La bozza, trasmessa alla Ue, se porta dei miglioramenti rispetto al sistema precedente, presenta anche alcune problematiche importanti da risolvere.

Gli operatori del settore hanno evidenziato che l’atto si rivolge agli impianti di biogas da riconvertire al biometano ma i progetti di impianti che usano la Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano non sono adeguatamente valutati.

Si nota l’inadeguatezza della tariffa incentivante, il nuovo meccanismo di assegnazione del sostegno tramite procedura competitiva non è ritenuto efficace e si escludono dall’insieme degli interventi incentivabili delle riconversioni da biogas a biometano degli impianti alimentati a Forsu entrati in esercizio dopo il 31 dicembre 2022, facoltà che invece viene concessa al solo settore agricolo.

Inoltre, risulterebbe “pericolosamente stringente” il termine vincolante di 18 mesi tra la data di aggiudicazione degli incentivi tramite asta e l’entrata in esercizio degli impianti, intervallo che sarebbe incompatibile con i tempi medi di costruzione di un impianto di biometano da Forsu.

Il governo si sta organizzando per rivedere lo schema di decreto con un supplemento di valutazione su questo tipo di impianti.

 C’è anche da valutare gli impianti che non potranno essere riconvertiti hanno bisogno il rinnovo dell’incentivo elettrico con criteri di efficienza energetica che possa garantire alla filiera un futuro di integrazione sempre maggiore fra la produzione energetica e quella agroalimentare.

In apertura impianto Biogas, foto di Marcello Ortenzi

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