Gea Terra

Il rilancio delle aree montane

L’agricoltura di montagna ha maggiormente risentito della crisi degli ultimi anni. Così, il 3 marzo scorso, un protocollo d’intesa stipulato tra Legambiente, Confagricoltura, Federparchi e Uncem si propone in iniziative a favore degli Appennini. L’obiettivo è valorizzare le attività produttive, contrastare i disagi delle popolazioni residenti e contenere i fenomeni di spopolamento

Marcello Ortenzi

Il rilancio delle aree montane

Le aree dell’Appennino mostrano una contrazione del numero di aziende che è più forte che in pianura. Altri indicatori dimostrano che parte della SAU è in abbandono, i redditi sono più bassi che in pianura, le infrastrutture sociali sono scarse ma soprattutto l’agricoltura di montagna ha maggiormente risentito della crisi degli ultimi anni. 

La “Giornata Mondiale della Natura”, ha fatto da cornice per la stipulazione di un protocollo che impegna Confagricoltura, Federparchi, Legambiente e Uncem per la valorizzazione e lo sviluppo economico, ambientale e sociale delle aree montane appenniniche. 

L’obiettivo è valorizzare le attività produttive, contrastare i disagi delle popolazioni residenti e contenere i fenomeni di spopolamento. Se strutture, infrastrutture, formazione, creazione di capitale sociale richiedono nuova attenzione da parte del pubblico e privato, pure si deve ragionare sugli interventi intervenuti finora con le politiche orizzontali (indennità compensativa, sgravi fiscali e contributivi, incentivi indifferenziati) che hanno portato a risultati deludenti. Tuttavia, è anche vero che ci sono aree di montagna che, apparentemente in modo indipendente dall’intervento pubblico, hanno saputo trovare un loro (seppure precario) equilibrio, proponendosi sul mercato con produzioni di qualità, integrando agricoltura e turismo, proponendo modelli di sviluppo della piccola e media industria cha hanno garantito discreti livelli di occupazione e benessere alla popolazione.

Il protocollo firmato dagli enti accordatisi, concentra la propria attenzione sull’individuazione di opportunità, economiche e occupazionali, in territori caratterizzati da grandi risorse ambientali, paesaggistiche e agroalimentari che ricadono, in buona parte, in aree protette e siti della Rete Natura 2000 e in cui le imprese agricole e forestali potranno svolgere un ruolo decisivo. Interventi quindi per rafforzare le filiere agricole, zootecniche e forestali esistenti, individuandone anche di nuove, migliorando la qualità, la sostenibilità delle produzioni e la redditività delle imprese e delle Comunità locali. 

Le zone forestali sono un elemento eclatante della montagna e  c’è ancora una scarsa consapevolezza delle potenzialità che offre se gestita secondo criteri sostenibili e responsabili. Potrà costituire un’ottima fonte di reddito per le aziende e per le comunità locali interessate alla valorizzazione multifunzionale del bosco e a rilanciare la filiera legno-energia e quella ricreativa e del benessere. 

Il documento prevede anche l’adesione dei Gruppi di Azione locale, gruppi di soggetti pubblici e privati che elaborano e gestiscono il Piano di Azione Locale e i fondi europei. La sigla del protocollo segue a importanti novità degli ultimi tempi: la legge di bilancio con la destinazione di nuove risorse per la Strategia nazionale per lo sviluppo delle Aree interne; l’approvazione alla Camera delle mozioni sulle aree montane, interne e rurali; la riattivazione degli Stati Generali della montagna. C’è solo da augurarsi che le conseguenze economiche dovute alla fase del Coronavirus non blocchino i buoni propositi avviati dal protocollo e dalle Istituzioni.

Iscriviti alle
newsletter