Gea Terra

L’ambiente, prima di tutto

Si è discussa in vari eventi l'utilità della produzione di biometano per intervenire sui problemi climatico-ambientale. Secondo il Comitato Termotecnico Italiano, il biometano sarebbe in grado di ridurre l’immissione di gas serra di almeno il 75% rispetto a quella dei combustibili fossili, rivelandosi quindi fondamentale per la lotta contro il surriscaldamento globale

Marcello Ortenzi

L’ambiente, prima di tutto

L’emergenza climatica è ormai una dura realtà. I fenomeni drammatici che abbiamo anche in Italia ci fanno capire che stiamo avventurandoci verso un surriscaldamento del pianeta di oltre 4°C con probabili scenari apocalittici, in mancanza d’interventi rapidi e incisivi. Tra le tante iniziative in corso per limitare il riscaldamento globale ci sono le azioni d’incremento delle rinnovabili, al fine di limitare sempre più l’utilizzo dei combustibili fossili. 

In questo 2018 si è evidenziato il ruolo che il Biometano può avere nella transizione energetica, nella riduzione delle emissioni climalteranti, nel rilancio economico delle imprese, in particolare quelle agricole, nonché nella creazione di nuovi posti di lavoro. 

Secondo il Comitato Termotecnico Italiano (CTI), il biometano sarebbe in grado di ridurre l’immissione di gas serra di almeno il 75% rispetto a quella dei combustibili fossili, rivelandosi quindi fondamentale per la lotta contro il surriscaldamento globale, il cui innalzamento di temperatura andrebbe contenuto entro 1,5 °C centigradi, come auspicato dall’IPCC.

A novembre a Ecomondo di Rimini si è tenuto un convegno nel corso del quale si è dibattuta la proposta inviata dalla Piattaforma Tecnologica Nazionale del Biometano alla Commissione UE, nell’ambito della consultazione pubblica lanciata per raccogliere spunti e osservazioni da imprese, autorità e società civile sul tema della Strategia Clima-Energia. Lo scopo era quello di potenziare l’alleanza strategica con l’industria del gas naturale, guardando al biometano come al punto di intermediazioni fra energie rinnovabili e tradizionali. 

Secondo Giorgio Zampetti, Direttore generale di Legambiente, “occorre partire con la realizzazione di nuovi impianti di digestione anaerobica per la produzione di biometano per il trattamento della frazione organica, a iniziare dalle regioni del centro sud Italia che oggi ne sono carenti, nonostante l’umido rappresenti il 30-40% del totale dei rifiuti prodotti, e affiancare con questa tecnologia anche gli impianti di compostaggio aerobici esistenti, per ottimizzare il processo. Per questo è necessario da subito coinvolgere i cittadini sulla strategicità, i vantaggi ambientali ed economici e garantendone la partecipazione con strumenti che integrino il normale iter autorizzativo, fornendo un’informazione corretta e trasparente”. Se il 2% delle città mondiali produce l’80% delle emissioni inquinanti dovute al traffico veicolare, perlopiù ancora dovuto a mezzi che vanno a benzina e diesel, come affermato di recente dall’Ispra, appare indispensabile dare una risposta all’allarme per la qualità dell’aria, causa della crescita di malattie e costi energetici crescenti. In tale situazione il biometano rappresenta un mezzo di sviluppo economico, ambientale e industriale.

Con i recenti meccanismi d’incentivazione si possono favorire gli investimenti per realizzare impianti necessari a trattare quantità crescenti di rifiuti organici, provenienti dalla raccolta differenziata della Forsu. La produzione di biometano si presta a chiudere la filiera della raccolta differenziata dell’organico e contemporaneamente promuovere la creazione di filiere locali di economia circolare dei trasporti, dal privato al trasporto pubblico. 

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