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La transizione ecologica? Una leva strategica contro il caro energia

Le conseguenze economiche della guerra in Ucraina spingono a trovare soluzioni. Se il fotovoltaico è imprescindibile per aumentare l’autosufficienza energetica, biogas e biomasse hanno un ruolo importante per contribuire a fornire energia. L’Italia è leader in Europa nella produzione di biogas

Marcello Ortenzi

La transizione ecologica? Una leva strategica contro il caro energia

Gli avvenimenti tragici della guerra europea in corso hanno evidenziato uno dei settori più a rischio per l’Italia, l’energetico. Durante un convegno a Verona Cia, Aiel, Esco Agroenergetica e Tecno Srl hanno approfondito la situazione “energia” e le connessioni con l’agricoltura.

La transizione ecologica è una leva strategica importante contro il caro energia, con aumenti per le aziende agricole oltre il 120%, e per ridurre la dipendenza di gas dall’estero, della nostra nazione.

“Adesso il nostro Paese - ha detto il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino - deve spingere sull’autoproduzione e per la diversificazione delle fonti energetiche in chiave sostenibile. Acceleri, quindi, su fotovoltaico e carbon farming, riconoscendo centralità al settore agricolo che negli anni ha già ampliato la produzione di rinnovabili e biomasse (+690%)... e si acceleri anche per lo sviluppo del biometano (fondi trasversali pari a 1,9 miliardi) molto atteso dalla filiera zootecnica”.

Se il fotovoltaico è imprescindibile per aumentare l’autosufficienza energetica, tuttavia biogas e biomasse hanno un ruolo importante per contribuire a fornire energia alla società italiana. L’Italia è leader in Europa nella produzione di biogas con 1.600 impianti attivi e investimenti, negli ultimi 14 anni, pari a circa 4,5 miliardi di euro. Ma è necessario trasformare gli sprechi in energia e, quindi, di incentivare il biogas, sfruttando gli scarti agricoli e reflui di allevamenti, per creare impianti a terra, su aree abbandonate, marginali e non idonee alla produzione.

Il PNRR ha puntato sullo sviluppa del biometano con il fondo da 1,9 miliardi. Mentre appare necessario sviluppare filiere agroenergetiche locali per l’approvvigionamento dei residui organici, stando alla produzione agricola attuale, entro il 2030 il biometano agricolo potrebbe essere in grado di immettere nella rete quasi 7 miliardi di metri cubi di gas, contribuendo a circa il 15% del fabbisogno nazionale.

Gli interventi degli esperti al convegno hanno evidenziato che oggi oltre 16,6 milioni di tonnellate di biomasse legnose sono destinate, ogni anno, alla produzione di energia termica, con un fatturato che raggiunge i 4 miliardi di euro. I biocombustibili legnosi sono estremamente più convenienti di quelli fossili. Il costo di produzione di 1 MWh con biomasse legnose oscilla tra i 24 e i 72 euro, quello con le fonti fossili tra i 103 e i 146 euro. Occorre perciò puntare sullo sviluppo della filiera foresta-legno-energia a partire dalla valorizzazione della materia prima agricola locale e finalizzata anche alla creazione di reti di teleriscaldamento con biocombustibili legnosi.

“L’Italia ha chiaramente bisogno di uno sviluppo energetico virtuoso -ha concluso il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino- con le agroenergie fonte non solo di autosufficienza per il Paese, ma anche di reddito per le aziende che possono così mantenere e migliorare la loro produttività, pur rispettando l’ambiente”.

Foto di Marcello Ortenzi

TAG: bioenergie

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