Salute

È davvero un toccasana il resveratrolo?

Risponde a verità il fatto che questa molecola blocchi la replicazione virale del Covid-19, così come si evince da un recente studio dell'università Federico II di Napoli? Intanto, c’è da osservare come alcuni anni fa Dipak Das, dell’Università del Connecticut, falsificò i suoi studi sul resveratrolo nel vino. Riproponiamo, al riguardo, una nostra intervista al professor Francesco Visioli

Olio Officina

È davvero un toccasana il resveratrolo?

C’è ancora chi insiste - oggi, in tema di coronavirus - sui possibili vantaggi che questa (pur importante) molecola apporterebbe alla salute delle persone. 

Uno studio di Guangdi Li ed Erik De Clercq, evidenzia come il resveratrolo del vino rosso possa avere un ruolo contro il Covid-19, bloccando la replicazione virale del mers, virus che può essere considerato ‘cugino’ del Sars-Cov-2.Ecco allora l’Università Federico II di Napoli, che a sua volta attraverso il docente del Dipartimento di Farmacia Ettore Novellino ha avviato un protocollo di sperimentazione contro Covid-19 com il coinvolgimento dell’ospedale Monaldi. Staremo a vedere. Certo è che dare la notizia con grande risalto è una scelta piuttosto discutibile. 

Anni fa, nel 2012, intervistammo al riguardo il professor Francesco Visioli, il quale ci disse con estrema franchezza di come Dipak Das, dell’Università del Connecticut, falsificò i suoi studi. Nel vino, oltretutto, il resveratrolo è presente solo in tracce, e sull’influenza di tale molecola sulla salute si sa ben poco. Non sono state finora provate attività biologiche interessanti.

Ecco l’intervista (del 2012) di Luigi Caricato al professor Francesco Visioli, il quale è attualmente docente di Nutrizione umana presso il Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova

Professor Visioli, molti mezzi di comunicazione hanno riportato la notizia, pubblicata da “Nature” che il dottor Dipak Das, dell’Università del Connecticut, autore di molti studi sul resveratrolo, si sia inventato tutto.È vero?
Sì. Dipak Das è stato riconosciuto “colpevole” di aver falsificato dati in almeno ventitre pubblicazioni scientifiche da lui firmate nel corso degli anni. Negli USA esiste un organismo chiamato ORI, Office for Scientific Integrity, che ha indagato e scoperto molte incongruenze nelle pubblicazioni di Das e dei suoi collaboratori.

Quindi tutto ciò che è emerso intorno al resveratrolo viene a crollare?
Beh, no. Dipak Das è solo uno dei tanti che ha lavorato sul resveratrolo. Ma questa è l’occasione buona per chiarire molti aspetti di questa molecola.

Quali per esempio?
Il primo punto che i lettori devono aver ben chiaro è che di resveratrolo e salute si sa ben poco. A oggi, anno 2012, non sono state provate attività biologiche interessanti. In breve, non si sa che cosa faccia - se fa qualcosa - il resveratrolo ingerito tramite integratori.

Perché parli d’integratori e non di vino?
Nel vino vin sono solo tracce di resveratrolo. Invito i lettori a dirmi quanto resveratrolo c’è, in media. Pochissimo. E, se ne trovate, personalmente consiglio di buttare via la bottiglia. Il resveratrolo è prodotto dall’uva come risposta all’attacco dei funghi. Se lavorate bene in vigna di resveratrolo, per fortuna, ne trovate poco in bottiglia. Se leggete le etichette degli integratori, vedrete che il resveratrolo è estratto da Polygonum cuspidatum, un tubero cinese, il quale però fa meno scena del vino rosso.

Vi sono altri punti da chiarire?
Uno, importante. È che il resveratrolo non entra in circolo, nel sangue, dopo che lo si è introdotto nel corpo per via alimentare. È degradato nell’intestino e nel fegato e nel sangue, e quindi alle cellule, ne arriva veramente pochissimo.
La maggior parte degli studi che poi finiscono sui giornali o in tivvù sono da buttare via, perché fatti su cellule coltivate usando concentrazioni di resveratrolo che non esistono, fino a prova contraria, nell’uomo.
Altra cosa da rilevare è che c’è differenza tra le specie. Quello che si è visto nel topo non si vede nella scimmia. Nell’uomo, poi, lo ripeto, non si è ancora visto niente dopo vent’anni che si lavora in tal senso. Il che fa sospettare che gli studi siano stati fatti, ma non abbiano dato risultati.

E perché gli studi negativi non si pubblicano?
Bella domanda. Si chiama “publication bias”. Gli studi negativi non interessano a nessuno. Hai mai visto un titolo di giornale che dice che il composto x non fa niente? Inoltre, intorno al resveratrolo ci sono interessi economici enormi. Basta pensare al dottor David Sinclair (che ha lavorato molto sul resveratrolo e che adesso prende le distanze da Dipak Das), il quale ha venduto la sua ditta alla GSK per 720 milioni di dollari. Salvo pubblicare poco dopo che la rapamicina, ma non il resveratrolo, allunga la vita ai topi.

Con tutta sincerità, cosa pensi del resveratrolo?
Penso che se ne sappia così poco che non possiamo dire se fa bene o no. Penso anche che la sua popolarità sia legata al fatto che ci piace sentirci dire che il vino rosso fa bene. Sarà anche vero, ma di sicuro non per il resveratrolo, come ti ho già precisato. Per quel poco che ne sappiamo il resveratrolo non ha attività biologiche degne di rilevo, ma la ricerca fa progressi e forse ne verranno di scoperte.
Anche la storia che attivava le sirtuine, le molecole della longevità, si è recentemente rivelata un artefatto. A confronto, ne sappiamo di più sull’idrossitirosolo, peraltro approvato dall’Efsa.

Il tanto decantato idrossitirosolo che si trova nell’olio ricavato dalle olive…
Sì, l’idrossitirosolo che si trova nell’olio extra vergine di oliva, grasso alimentare che si usa quasi solo nei paesi del Mediterraneo.

E come mai è così poco polare l’idrossitirosolo?
Perché i paesi che comandano in termini di ricerca scientifica sono gli USA, l’UK e il Giappone. Paesi, dunque, che non usano l’olio extra vergine di oliva o che comunque lo vedono come prodotto esotico. Per questo l’idrossitirosolo gode di meno popolarità e di minori finanziamenti, al contrario del vino rosso che gode un po’ anche del fascino del peccato.

E da scienziato cosa ne pensi di Dipak Das?
Penso che purtroppo non sia l’unico. Adesso prendono tutti le distanze da lui, ma pensa tuttavia che è stato calcolato che ci siano ottanta mila persone in trattamento oncologico con farmaci sviluppati sulla base di dati inventati. Non so se sia vero, ma fosse anche una sarebbe immorale. I ricercatori, tra cui molti tuoi lettori, fanno un mestiere difficile, perché devono convivere con un senso costante di frustrazione. Ci si deve fare l’abitudine e continuare a essere integerrimi anche quando le cose non vanno nel senso voluto. La natura non la comandiamo, cerchiamo di svelarne i misteri, ma non forziamone le componenti.

Potrebbero accusarti di essere negativo e forse anche iconoclasta. Adesso te la prendi anche tu con il resveratrolo…
No, che non me la prendo. Se ne sa pochissimo, e fino a quando non se ne saprà di più è meglio andare cauti nel rilasciare dichiarazioni. Sul resveratrolo, ma anche su tante altri aspetti che troviamo nel piatto. Si tratta di ricerche difficilissime, che rischiano di confondere nutrizione con farmacologia e di dare false speranze alla gente. Una cosa che trovo immorale è leggere titoli come “Il resveratrolo è anti-cancro”. Fosse vero, perché gli oncologi non lo usano? Vallo a dire ai pazienti appena operati.


Dunque, il messaggio finale che possiamo dare al lettore?
Cerchiamo di leggere con spirito critico quanto viene pubblicato, sapendo sempre di non sapere.

 In apertura una foto di Olio Officina

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