Salute

Il vischio tra magie antiche e moderne

Da una parte le leggende mitologiche, dall’altra, oggi, la cosiddetta “medicina antroposofica” che propugna l’efficacia del vischio sulla salute, senza che vi siano studi scientifici a provarla. Sembra essere semplicemente un placebo, tutto qui. Vi sono in realtà studi che dimostrerebbero gli effetti allergici del vischio, ma spesso passano sotto silenzio perché il medico oncologico non sa che il paziente assume preparati a base di vischio

Alberto Guidorzi

Il vischio tra magie antiche e moderne

Il vischio (Viscum album) è una pianta parassita, non ha apparato radicale autonomo e quindi deve assorbire la linfa da altre piante, infatti i semi per germogliare devono essere deposti sugli alberi e conficcare i suoi austori nelle screpolature della corteccia dell’albero ospite per arrivare a succhiarne la linfa. Gli uccelli ne sono i disseminatori e la sua crescita è molto lenta, i semi si sviluppano sulla pianta dopo 7/10 anni. Il fatto di crescere tra “cielo e terra” ne ha fatto una pianta quasi magica e, infatti, per i Celti non apparteneva né agli uomini né agli dei e la chiamavano “pianta della luna”

Magie antiche

Oggi il vischio è conosciuto come la “pianta del bacio” perché la tradizione vuole che un bacio dato sotto un rametto di vischio nell’ultimo giorno dell’anno dia prosperità ad una relazione. Come è arrivata fino a noi questa tradizione?  Odino, il dio dei popoli del Nord (germanici e scandinavi), aveva sposato Freya e con lei aveva generato due figli, Loki e Balder, un Caino ed un Abele del Nord per esemplificare. Per proteggere Balder  Freya chiese aiuto ai quattro elementi, ma in questa coalizione non rimase escluso il vischio, appunto per la sua inclassificabilità, e di conseguenza Loki poté uccidere il fratello con un punteruolo ricavato da un ramo di vischio. La madre Freya pianse tutte le sue lacrime. Le lacrime versate, trasformatesi in bacche d vischio, riuscirono infine a ridare vita al figlio ucciso e allora Freya baciò la pianta. Ecco perché il bacio della pianta divenne protettore e favorente una lunga vita.

 

QUI, invece, trovate il link di un video di fonte non sospetta circa la medicina antroposofica che come elemento guaritore usa il vischio.

Il video è commentato in francese e quindi se ne riporta la quasi totale traduzione.

- La signora ha fatto delle analisi ed in vacanza le comunicano che ha la leucemia. La signora commenta che è già grave se ti annunciano un tumore, ma se ti dicono che è sconosciuto ti crolla il mondo addosso. Essa è subito ricoverata presso un ospedale di Parigi e comincia il trattamento, purtroppo il medico dopo un po’ le comunica che il trattamento non dà risultati sperati e che, non avendo dei donatori compatibili, la diagnosi è infausta. Disperata si apre alle medicine alternative: agopuntura, magnetismo ecc. ecc e finalmente si rivolge ad un medico antroposofico che si pone in modo molto attento al racconto della signora e le dice che nella medicina tradizionale si è dei numeri purtroppo. La disponibilità del medico colpisce la Signora che nel suo racconto dice testualmente: “quando si è disperati l’attenzione e l’ascolto valgono molto”.

Pur non interrompendo il trattamento medico convenzionale, essa passa anche al trattamento antroposofico con dei preparati di vischio “Viscum album”. Si tratta di fiale a dosaggi via via maggiori che occorre iniettarsi più volte alla settimana sottopelle ed il trattamento continua per un anno e mezzo. In più le sono prescritte altre medicine complementari che fanno ammontare la spesa a 1200 euro al mese. Solo che dopo un anno e mezzo essa è ancora vivente grazie al suo ematologo che pratica medicina convenzionale e nello stesso tempo dice: “come non credere al medico antroposofico che ti dice che il vischio cura tutte le leucemie, quando i medici convenzionali ti lasciano solo qualche piccola speranza? Ora so che la medicina antroposofica non è credibile e so anche che la cura mi è costata molto cara.”

Il video poi dice che il vischio che si raccoglie in inverno ed in estate era una medicina dei druidi ed ora è presa molto seriamente dalla medicina antroposofica. Successivamente passa a riferire cos’è l’antroposofia (letteralmente si afferma che è “la saggezza dell’uomo”) ed a parlare di Rudolf Steiner, operante a cavallo del XIX e XX secolo, dicendo che è stato uno scrittore prolifico (300 pubblicazioni) e si è occupato di agricoltura, di medicina appunto, di scienza ed educazione. Egli propone un nuovo modo di vita. Dopo un secolo, il mondo dell’antroposofia prospera: hanno una loro banca, in agricoltura hanno un marchio che certifica migliaia di ettari di agricoltura biodinamica (demeter), nell’educazione hanno una loro pedagogia applicata in scuole private conosciute come Waldorf. Tuttavia, è la medicina il settore più lucrativo, essa conta 3000 medici e gestisce 15 cliniche in Europa; fiore all’occhiello di questo movimento sono i laboratori Weleda con 400 milioni di euro di volume d’affari perché oltre a preparare medicamenti prepara anche cosmetici.

L’approccio ad una malattia come il cancro è singolare, si dice che essa è una benedizione per l’uomo in quanto anche se lo porta alla morte essa fa fare un passo in avanti nell’evoluzione spirituale personale. Il video a questo punto mostra una scena raccapricciante: una donna che si è praticata 28 iniezioni nel seno finché vi si è instaurata una necrosi progressiva.

Il cronistainfine chiede: “insomma si tratta di medicina o di pseudoscienza?”, Chi sono gli adepti? Per rispondere si reca in Svizzera, a 10 km a sud di Basilea vi è un villaggio (Arlecheim) che è la culla dell’antroposofia, tutto qui ruota attorno a questa. Vi è una signora del villaggio che dice 1/3 della popolazione crede nell’antroposofia. Alla domanda se è una scienza o una credenza si sente rispondere che è: “ambedue”. Ad Arlecheim gli adepti dell’antroposofia hanno il loro “tempio”. Un fabbricato in cemento che domina il villaggio è stato costruito su disegno di Rudolf Steiner e si chiama “Casa di Goethe” e qui il giornalista incontra l’addetto alle pubbliche relazioni e gli chiede: Cos’è l’antroposofia? La risposta è “si tratta di un tema di riflessione e approfondimento sulla natura umana ed il suo legame con l’ambiente” All’interno vi è una libreria, una caffetteria, un centro congressi e l’architettura è “antroposofica”. Sempre il giornalista incontra un pediatra insegnante a futuri medici che vogliono formarsi alla medicina antroposofica. L’insegnante pediatra racconta che aveva una madre con un’influenza severa che dopo 6 settimane persisteva, allora le ha prescritto dell’ossalato di ferro al 50%, ma preparato secondo metodi antroposofici e in tre giorni si è rimessa in forze. La medicina antroposofica si basa su dei minerali e delle piante e pretende di essere complementare alla medicina convenzionale tramite concetti intuitivi. La conoscenza intuitiva deriva dal modo in cui uno si sente e di conseguenza agisce. Racconta che ha avuto in cura un individuo che per il modo di vestirsi e comportarsi lo aveva portato a capire che era prossimo al suicidio; la medicina convenzionale basata su dati analitici queste certezze non le può intuire, mentre in medicina antroposofica s’indaga in profondità in modo da andare oltre alla conoscenza del passato del paziente ed arrivare a conoscere il suo futuro. In altre parole, ci si basa sull’intuizione. La medicina antroposofica contempla che l’uomo abbia dei poteri di autoguarigione eccezionali e da ciò ne discende la loro contrarietà ai vaccini. Purtroppo, però le scuole steineriane sono frequentemente colpite da epidemie come è il caso di Colmar dove 100 allievi sono stati colpiti dal virus del morbillo.  Successivamente si riportano commenti di genitori che cercano di giustificare le loro scelte come quella di un papà che dice che l’avvento della malattia incrementa le difese immunitarie del bambino. Comunque, ufficialmente il pediatra nega che la medicina antroposofica sia anti vaccini, specialmente quella del morbillo, ma sui libri, che si possono comprare, ve ne sono di pediatria infantile ove si legge: “il morbillo, un cammino verso l’armonia interiore” oppure “i bambini diventano più recettivi intellettualmente dopo la malattia. L’azione positiva di tale malattia ci porta a sconsigliare la vaccinazione contro il morbillo”.  Il giornalista ha potuto vedere ciò perché si è recato presso una scuola steineriana in incognito in occasione di una giornata di “porte aperte” ed ha visto vendere libri scritti da Steiner con i seguenti titoli “scienza dell’occulto” o “Le esperienze vissute dai morti” e appunto libri di pediatria. La dottoressa scolastica di questa scuola poi si esibisce in elucubrazioni sui benefici nel contrarre certe malattie. Successivamente si intervista Gregoire Perra, di cui abbiamo già tradotto un’intervista, e che in questo caso dice che in queste scuole si consumano solo medicine “Weleda”. A Graz è stato condannato un medico omeopata, che ha prescritto ad una donna di 50 anni colpita da un cancro al seno e curata con preparati a base di vischio, per mancanza di basi scientifiche nel suo operare, è appunto quella donna che si è vista insorgere le necrosi al seno. La donna dopo due anni muore e il processo non è stato intentato perché il medico ha fatto morire la paziente, ma perché la sua durata in vita è stata ridotta dalle medicine antroposofiche. Evidentemente il medico ha rifiutato il verdetto, ma all’università di Jena si sono presi la briga di verificare l’efficacia del vischio e non hanno trovato nessuno studio scientifico che lo provi. Sembra essere semplicemente un placebo. Vi sono studi anzi che dimostrerebbero effetti allergici del vischio, ma spesso passano sotto silenzio perché il medico oncologico non sa che il paziente prende preparati a base di vischio. Il giornalista vuole verificare se ciò capita anche in Francia e allora si presenta da un medico antroposofico dicendo che ha un cancro alla pelle e il medico dice che delle punture di estratti di visco in prossimità del tumore potrebbero avere effetti benefici; il medico arriva a dire che il vischio potrebbe far sopportare meglio la chemioterapia. -

La foto di apertura è di Alberto Guidorzi

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