Salute

In India c’è chi invita a consumare olio di senape. Domanda: fa davvero bene alla salute?

In un articolo a firma del nutrizionista Anoop Misra - a proposito degli oli da utilizzare in alimentazione - consiglia con grande disinvoltura il ricorso al mustard oil, mettendolo in evidenza accanto ad altri grassi, tra cui l’olio da olive. Si tratta di un olio utilizzato da secoli nella cucina indiana, nonostante gli alti livelli di acido erucico. Ma è una giusta informazione questa, o disinformazione?

Massimo Occhinegro

In India c’è chi invita a consumare olio di senape. Domanda: fa davvero bene alla salute?

Il successo degli oli di oliva nel mondo non si spiega (in particolar modo per l’olio extra vergine di oliva) per il suo sapore, il suo gusto, ma per la sua composizione chimico-fisica, le tante molecole che costituiscono la parte non grassa, e, ovviamente, per i   conseguenti benefici per la salute, che ne hanno appunto fatto espandere i consumi.

Tutti gli oli derivanti dalla lavorazione delle olive, hanno un contenuto in acido oleico (principale acido grasso monoinsaturo, conosciuto con l’acronimo MUFA) piuttosto alto (da 55 a 83%) che ha determinati effetti benefici sulla salute del nostro organismo, ben dimostrati e approfonditi da diverse pubblicazioni scientifiche.

Negli anni ’50 del secolo scorso, fu l’americano Ancel Keys a parlare per la prima volta della dieta mediterranea e dei suoi benefici che allungano le aspettative di vita, e nell’ambito della dieta mediterranea, sicuramente l’olio da olive rivestiva e tuttora riveste un ruolo di primo piano.

Solo più recentemente si è posta l’attenzione sull’olio extra vergine di oliva, mettendo in evidenza l’alto contenuto in polifenoli e i suoi benefici aggiuntivi per il corpo umano, in qualità di antiossidanti, preziosi in quanto contrastano i radicali liberi, i quali sono responsabili, se presenti in eccesso, dell’invecchiamento delle cellule.

Ma l’uso dell’olio extra vergine di oliva, soprattutto in determinati Paesi in cui c’è il giusto orgoglio per la propria cucina (Giappone, India, Cina, ad esempio) è relegato a usi di cucina italiana sporadica all’interno dei nuclei familiari, o per i pasti fuori casa in ristoranti e trattorie.

Al fine di ulteriori diffusioni nel consumo degli oli da olive nel mondo, è quindi sempre importante che giornalisti, nutrizionisti, e in generale divulgatori scientifici o gastronomici, ne parlino, giacché, cosi facendo, aumenta la consapevolezza che il consumo quotidiano di MUFA (molto presenti in tutta la gamma degli oli da olive, olio extra vergine di oliva, olio di oliva e olio di sansa di oliva) faccia bene alla salute, contribuendo così all’allungamento delle aspettative di vita.

Nell’articolo riportato in apertura, un nutrizionista indiano, Dr Anoop Misra, pone in evidenza che tanto l’olio di oliva quanto l’olio di canola (CANadian Oil Low Acid), in italiano noto come olio di colza, avendo entrambi un alto contenuto in acido oleico, facciano bene alla salute, essendo utilissimi per contrastare le malattie cardiache (che sono peraltro le principali cause di morte in India).

L’articolo in questione però da un lato condanna l’uso del ghee (ovvero, il burro chiarificato) ma assolve, sorprendentemente, il mustard oil (l’olio di senape), perché usato da secoli nella cucina indiana.

Con ciò dimenticando tuttavia (probabilmente per ragioni politiche, in quanto questo tipo di olio è prodotto in India) che il consumo ad uso alimentare di mustard oil, avendo questo un elevato contenuto in acido erucico, sia stato vietato in diversi Paesi nel mondo, proprio perché altamente nocivo per la salute, soprattutto del cuore, mentre, paradossalmente, il nutrizionista vuole invece salvarlo.

In questo caso specifico, a maggior ragione giacché la fonte viene percepita come autorevole, si offre al consumatore un’incompleta ed errata informazione.

Anzi, è il caso di dire che si tratta di vera e propria disinformazione, in quanto il consumatore indiano sulla base delle indicazioni fornite da Anoop Misra continuerà a utilizzare il mustard oil, ritenendolo a torto salutare, proprio perché avallato da un nutrizionista di turno.

Un grave errore, in quanto con un olio per nulla adatto a impieghi alimentari in India si continuerà a morire di malattie cardiovascolari.

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