Terra Nuda

Agricoltori che offendono

Si assiste a un preoccupante ritorno al fascismo in agricoltura. Non c’è più rispetto. E non c’è nemmeno la capacità di confrontarsi civilmente sui temi più controversi. Parole di fuoco, perfino maledizioni, per chi difende i dieci indagati dalla Procura di Lecce sul caso Xylella. Anche le importazioni di olio tunisino accendono gli animi. Le parole sono usate come arma contundente. Si spera soltanto che non si passi alla violenza fisica

Luigi Caricato

Agricoltori che offendono

Dopo i sentimenti di odio scatenati a seguito della Xylella degli olivi, soprattutto sui canali social, ma non solo, noto un preoccupante ritorno ad atteggiamenti fascisti in agricoltura, con una intolleranza crescente che nasce un po' dal'ignoranza, un po' da sentimenti di odio che alcuni covano dentro, talvolta anche inconsapevolmente.

Recentemente il caro amico Alfonso Pascale, che i lettori di Olio Officina Magazine conoscono e apprezzano per i suoi scritti, è stato duramente attaccato da un imprenditore pugliese su facebook, per un articolo che ha pubblicato su Libertà eguale (QUI), sulle importazioni di olio tunisino in Italia, tema che ha trattao anche su OOM, QUI.

L’imprenditore pugliese ha scritto testualmente sul proprio profilo fb: “Vergognatevi. E' per questa gente con questa mentalità che l'agricoltura italiana è in agonia e la gente abbandona i campi. Questo falso buonismo per coprire gl affari sporchi dell'industria. Vergogna, venga a lavorare i campi e poi riparliamone”.

Non contento, per provocare direttamente l’autore dell’articolo, l’uomo, non un contadino senza studi e anziano, ma un diplomato in agraria di mezza età, ha postato il medesimo giudizio anche sul profilo fb di Pascale, per il gusto di offendere. Tant’è che ha determinato l’immediata risposta di Alfonso Pascale: “Lei non mi impaurisce e non mi metterà certo il bavaglio coi suoi insulti. Sii certo! Continuerò a dire quello che penso. Sempre!

Intanto i giudizi sul profilo dell’imprenditore non sono stati concilianti.

Una signora scrive: “…questo signore non ha mai avuto a che fare con la terra perchè è impossibile che persone del settore possano dire cose del genere...poveri noi e i nostri nipoti”.

Un’altra signora, invece, non ha esitato a commentare: “Si è giá scritto l'alibi, come tutti i migliori farabutti!”. Si va sul pesante. Qualciuno dirà: di cosa stupirsi, è la rete, c’è libertà di sproloquiare. Già.

Stranamente, sono state le donne a essere più dure e cattive. Una di queste ha scritto: “Sentire poi parlare certa gente come questa di democrazia è quanto di più ipocrita possa esistere. Hanno la corruzione che scorre nelle loro vene e parlano di democrazia .....”

L’aspetto più agghiacciante di questi commenti velenosi, è che tali soggetti offendono pensando di ritenersi pure nel giusto. Non hanno letto, e non hanno nemmeno lontanamente compreso il senso profondo di un articolo, anche perché un articolo di pensiero richiede una grande apertura mentale, non si ferma alla superficie della realtà, ma scava, indaga.

Ebbene, ciascuno di voi può leggere quanto ha scritto Alfonso Pascale, e chi lo conosce sa la qualità umana oltre che intellettuale, il grande spessore della persona. Pensare che lo abbiano offeso, mi amareggia, perché significa che il mondo che ha a che fare con la campagna si sta guastando, corrompendosi.

Come si fa a scrivere parole come fendenti: “Vergogna, venga a lavorare i campi e poi riparliamone”. Oppure: “ipocrita … corruzione che scorre nelle vene .....”

Mi sembra giusto esprimere pubblicamente la mia piena e totale solidarietà per offese così vili e vegognose. Oggi si preferisce un pensiero preconfezionato, dove gli intellettuali non servono più, tanto si ragiona solo con la pancia e con il portafogli, valutando ciò che conviene e ciò che non conviene, e giudicando con parole di condanna chi la pensa diversamente. La testa, per molti, non serve.

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