Terra Nuda

Cultura, chiave del cambiamento

Il Premio Masi, segno dei tempi che cambiano e dei valori che li accompagnano. In un momento tanto difficile e delicato puntare sull’identità, sulle capacità, sui valori e sulla cultura risulta ancora più strategico

Monica Sommacampagna

Cultura, chiave del cambiamento

“Ritrovare le nostre radici è molto più importante di sapere dove vogliamo arrivare” ha esordito Sandro Boscaini, vice presidente della Fondazione Masi e presidente di Masi Agricola, alla cerimonia di premiazione della XXXII edizione del riconoscimento a Gargagnago, in Valpolicella. “Da cinque anni viviamo una situazione di crisi di passaggio, la transizione sarà lunga, ecco perché ritengo che la mancanza di visione del domani che ne consegue possa essere superata e sfidata solo restando ancorati alle proprie radici, al fare bene”. In un momento tanto difficile e delicato puntare sull’identità, sulle capacità, sui valori e sulla cultura risulta, insomma, ancora più strategico.

Lo hanno testimoniato con l’impegno di una vita i sette premiati del riconoscimento istituito oltre trent’anni fa dalla Fondazione Masi per celebrare la creatività di persone e istituzioni che promuovono i valori fondanti della società e del vivere civile. In primo piano quest’anno Marjane Satrapi, Giovanni Bonotto, Giacomo Rizzolatti, Sergio Romano e i tre pionieri della vite protagonisti del progetto “Le vigne di Venezia”, Gianluca Bisol (Venissa), Michel Thoulouze (Orto di Sant’Erasmo) e Flavio Franceschet (Laguna nel Bicchiere – Le Vigne ritrovate).

Dalla scrittrice iraniana Marjane Satrapi (Premio Grosso d’Oro Veneziano) autrice di Persepolis, fumetto divenuto simbolo della denuncia della repressione del regime in Iran e della condizione della donna, due affermazioni-chiave, nell’ambito di una testimonianza coraggiosa e toccante: “Solo l’istruzione e la cultura offrono le chiavi per il cambiamento” e “in ogni situazione la chiave per sopravvivere e per entrare in reale contatto con l’altro è l’umorismo”. Lontana da 14 anni dalla madrepatria, la Satrapi ha invitato a lottare sempre per la propria libertà individuale.

“Ritorno al futuro” con Giovanni Bonotto (Premio Civiltà Veneta), imprenditore tessile vicentino “collaboratore del terzo Rinascimento” con la sua  Fabbrica Lenta che, invertendo la rotta delle tecnologie digitali in favore di quelle meccaniche, ha portato arte e artigianalità in primo piano nell’azienda di famiglia:“Siamo artigiani della cultura delle mani, diversamente da chi si concentra sulla cultura dei colletti bianchi, bravi solo a sovraintendere i processi”.

Dall’impresa alla scienza con Giacomo Rizzolatti (Premio Civiltà Veneta), neuroscienziato friulano entrato nel gotha accademico per la scoperta dei neuroni a specchio che “sono alla base dell’imitazione che, a sua volta, sta alla base della cultura; perché quando si sa imitare si sa anche innovare” e che dal Premio Masi incita i “giovani a restare in Italia perché il nostro Paese detiene ancora molti centri di eccellenza”.

Un flash sulla situazione politico-economica del momento con Sergio Romano (Premio Civiltà Veneta), storico, diplomatico e giornalista: “Siamo in momento in cui tutte le democrazie sono malate. Basti guardare quanto sta accadendo in USA con lo Shutdown. Gli italiani possono riscattarsi smettendo di dare la colpa agli altri”.

E, infine, un invito all’ottimismo è giunto dai tre premiati per la Civiltà del Vino protagonisti fautori del progetto “Le vigne di Venezia” Gianluca Bisol, Michel Thoulouze e Flavio Franceschet e accomunati dalla volontà di recuperare la Venezia nativa e la sua biodiversità. “La cultura del vino continua a crescere nel mondo – ha detto Gianluca Bisol. Noi italiani abbiamo grandi potenzialità perché oltre a prodotti ancorati a una storia e a una precisa tradizione possiamo sposarli a paesaggi unici e indimenticabili”.

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