Terra Nuda

Il biogas per combattere gli inquinamenti

Quando le aziende agricole possono dare un contributo importante e decisivo alla produzione di gas naturale Ciò che va fatto, per andare in tale direzione, è sviluppare energia rinnovabile, ambiente e soprattutto posti di lavoro, ma soprattutto spiegare ai cittadini la salubrità dei processi, delle produzioni di energia e digestato così da evitare sospetti e contestazioni

Marcello Ortenzi

Il biogas per combattere gli inquinamenti

Una delle forme di energie rinnovabili che più stanno crescendo per contrastare gli inquinamenti da energia fossile il biogas. L’Italia è diventata il secondo produttore di biogas in Europa e il quarto al mondo e ciò è accaduto per l’interesse dimostrato aziende agricole e dalla determinazione dell’industria del gas naturale che è leader nel mondo. Questi soggetti però hanno bisogno dalle istituzioni di un'indicazione strategica di medio-lungo periodo per avere la capacità di contribuire in una direzione chiara a sviluppare energia rinnovabile, ambiente e soprattutto posti di lavoro.

Al nord e al sud ci sono aziende che hanno avuto soddisfazione dal loro impianto ricavando energia elettrica, biometano e fertilizzante organico, risolvendo anche il problema dello smaltimento dei reflui zootecnici e dei residui agroalimentari. Un’iniziativa interessante si è sviluppata a Ferrandelle, nel Comune casertano di Santa Maria La Fossa. Qui è stato costruito nel 2016 un impianto a biogas da un megawatt su un terreno confiscato alla camorra. Si trasformano i liquami degli allevamenti bufalini in energia elettrica, che è poi venduta al Gse per finire in rete elettrica.

Ogni giorno 350 tonnellate di rifiuti zootecnici, circa trenta tir, entrano nell’impianto, subiscono alcuni trattamenti, finiscono nei biodigestori, producendo il biogas che dopo una depurazione è bruciato per produrre energia. Quello che resta è un ottimo digestato, concime naturale, liquido e solido, certificato anche per agricoltura biologica. Una parte è ripresa dagli allevatori per i loro campi, altra va su terreni confiscati come quelli della Balzana, enorme azienda di più di 200 ettari, anche questa portata via alla camorra.

Gli allevatori pagano due euro a tonnellata per il trasporto dei liquami ma ne incassano 1,50 se accettano il concime. Il problema che è stato risolto è quello dei nitrati, presenti in grande quantità nei liquami che prima erano buttati sui campi per poi finire nella falda idrica. L’impresa è nata dopo che le autorità hanno spiegato ai cittadini e agli allevatori, quali fossero i termini d’inquinamento dei luoghi, le tecnologie che si sarebbero impiegate e i vantaggi da ricavare. L’ente pubblico “Agrorinasce”, gestore dei beni di sei comuni casertani, ha avviato un progetto complesso che prevede oltre all’impianto di biogas anche un’isola ecologica e un Centro di educazione ambientale (Cea). L’investimento complessivo è stato di oltre 10 milioni di euro, nove dei quali investiti dalla società 'Power Rinasce' del gruppo Intercantieri Vittadello Spa, che è stata individuata con una procedura pubblica per la realizzazione e gestione ventennale dell’impianto di biogas, e 1,5 milioni investiti da Agrorinasce, con fondi del ministero dell’Interno, per realizzare le altre attività.

Ogni anno Il Cea e l’impianto vedono la partecipazione di 3mila studenti in visita, in seguito alla clausola contrattuale che prevede la visitabilità del complesso. L’esperienza di questi anni ha insegnato che è opportuno per gli impianti di questo genere essere spiegati ai cittadini in modo tale da garantire la salubrità dei processi, delle produzioni di energia e digestato così da evitare sospetti e contestazioni.

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