Terra Nuda

Il contrattacco alla Cbs sull'olio

Meglio tardi che mai, direbbe il saggio. Certo è che il tentativo di replica al pessimo servizio del programma “60 Minutes”, tutto incentrato sulle indebite accuse di agromafia rivolte all’Italia olearia e all’intero sistema agroalimentare, giungono con netto ritardo. Emerge così l’immagine di un Paese al rallentatore. La lettera aperta al premier Renzi e ai ministri Martina e Guidi è una iniziativa della filiera olivicola e olearia. Resta da chiedersi il perché le Istituzioni abbiano finora taciuto, come pure il perché le organizzazioni di categoria non protestino direttamente esprimendo il proprio disappunto

Olio Officina

Il contrattacco alla Cbs sull'olio

L’assenza di una posizione ufficiale dell’Italia dopo settimane dalla messa in onda di un servizio televisivo denigratorio della Cbs è il ritratto (spietato, implacabile) di un Paese ridotto a brandelli, afflitto dall’ignavia e dall’inettitudine. Le istituzioni, assenti. Le organizzazioni di settore, timide e poco inclini a esprimere una loro dura presa di posizione nei confronti di chi ha lanciato delle indebite accuse nei confronti del nostro Paese, si rivolgono alle Istituzioni chidendo di intervenire. Emerge così una inadeguatezza di fondo che lascia trasparire la mancanza di un sistema Paese.

La lettera che la filiera olivicola e olearia rivolge al premier Renzi e ai ministri Martina e Guidi è una iniziativa della filiera olivicola e la pubblichiamo per metterla a disposizione dei lettori di Olio Officina Magazine:

QUI

Alcune nostre considerazioni sono doverose. A noi sembra francamente incomprensibile che vi siano al governo soggetti incapaci di ricoprire un ruolo pubblico. Dopo la messa in onda del servizio della Cbs, c’è stato un silenzio assordante.

Mentre il programma “60 Minutes” infieriva sull’onorabilità dell’Italia, i nostri rappresentanti istituzionali pensavano a dividersi le residue fette di panettone avanzate e condividere in famiglia gli ultimi giorni delle festività natalizie.

Mentre la rete televisiva Cbs tacciava (indirettamente) con l’appellativo di mafiosi gli italiani, attaccando duramente il nostro comparto oleario, come pure altri settori, dopo settimane di incertezza, alla fine l’intera filiera dell’olio di oliva, anche a seguito delle riunioni interne dei vari gruppi rappresentati, hanno infine deciso di agire. Lo hanno fatto, tuttavia, intraprendendo sì una iniziativa comune, ma rivolgendosi alle nostre istituzioni, informandole dell’accaduto, ma senza rivolgersi direttamente alla Cbs.

Ora, non sappiamo se le nostre Istituzioni decideranno, dopo tante riunioni interne, di intraprendere qualche iniziativa al riguardo. Gli impegni all’ordine del giorno sono sicuramente tanti e ben più importanti rispetto al programma mandato in onda dalla Cbs. Possiamo ben comprendere. Già lo stress nell’ingegnarsi su come ricoprire i nudi presenti all’interno del Museo capitolino per far fronte alla visita  del presidente iraniano Hassan Rouhani è stata una gran fatica, anche intellettuale. Si spera dunque che, tra un impegno e l’altro, qualcosa si riesca a fare, non necessariamente subito, ma almeno entro il 2016.


DA LEGGERE

Il testo della lettera congiunta indirizzata sia al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro delle politiche agricole, al Ministro dello sviluppo economico ed al Direttore Generale dell’ICE

L’editoriale di Luigi Caricato: L’olio italiano in mano alla mafia

L’editoriale di Francesco Visioli: Le colpe vanno ripartite

La lettera del presidente del Ceq, il Consorzio extra vergine di qualità, Elia Fiorillo, al ministro Maurizio Martina: Olio italiano, sangue mafioso

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