Terra Nuda

Il lato umanistico del vino

Partecipare al celebre Premio Masi – osservando le evoluzioni nel corso delle trentatre edizioni che si sono succedute - è come ricevere una boccata di ossigeno. E’ il made in Italy – ha sostenuto Sandro Boscaini - una delle ancore di salvezza nel nostro Paese

Monica Sommacampagna

Il lato umanistico del vino


Uno degli aspetti più interessanti del premio Masi è che non solo offre testimonianza dei valori della cultura veneta ma è barometro dell’evoluzione dei tempi, dall’economia alla storia. Così è accaduto anche quest’anno, alla sua 33ma edizione, in cui l’attenzione della Fondazione Masi si è concentrata su cinque campioni del ‘made in Italy’ nel mondo: Andrea Bocelli, Svetlana Alexievich, Umberto Contarello, Mario Isnenghi e Alberto Passi. ‘Il made in Italy è una delle ancore di salvezza nel nostro Paese’ ha commentato Sandro Boscaini, vicepresidente della Fondazione Masi e presidente dell’azienda vitivinicola Masi Agricola nel contesto di un riconoscimento che, ha aggiunto Isabella Bossi Fedrigotti, presidente della Fondazione Masi, ‘è controcorrente perché celebra un nuovo umanesimo’.

A firmare la storica botte di Amarone, il Premio Internazionale Grosso d’Oro Veneziano Svetlana Alexievich, giornalista e scrittrice bielorussa, che in un momento di grave difficoltà per la Russia, ha tratteggiato un affresco di questo Stato a partire dai drammi e dall’evoluzione sociale del suo popolo. “Nelle mie cinque pubblicazioni ho attribuito costantemente importanza all’animo umano del socialismo, all’umanità repressa dei russi, abituati alla guerra da sempre e a reprimere la propria sofferenza, aspetti che oggi costituiscono un vero pericolo. Nonostante il benessere che si respira nella capitale, infatti, tutti ancora sognano e sono pronti a sacrificarsi per l’imperialismo della Grande Russia. Putin non è uno solo, tutti lo sono”.

Sul tema e sul senso della storia si è espresso anche il Premio Civiltà Veneta Mario Isnenghi, uno dei più autorevoli storici italiani sul tema della Prima Guerra Mondiale di cui quest’anno ricorre il centenario: “Quando approfondisco un periodo non leggo né scrivo in apnea perché lo storico vive in un contesto che cambia. Il conflitto, per quanto drammatico, fa parte della storia: il mio approccio si basa sui fatti, sul significato del tempo in cui si è svolto”. Di qui l’originalità e il valore dei suoi studi sulla Grande Guerra, di cui ha sfrondato i luoghi comuni, sottolineando gli aspetti ideali, il coraggio e l’abnegazione dei combattenti.

Nuova luce ha portato, invece, sulla narrazione filmica la presenza di Umberto Contarello, sceneggiatore de “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, a cui è valso l’Oscar 2014 come miglior film straniero. “Lo sceneggiatore scrive per essere cancellato, perché la sua presenza nel film sia silente. Ha una potenza esanime, partecipa alla nascita di una pellicola ma non è padre, abita una casa senza esserne il proprietario”. Abita una villa, ma ne rappresenta 4.300, Alberto Passi, presidente dell’Associazione Ville Venete, che ha riportato l’attenzione sul valore straordinario del genius loci, ideale contenitore di tradizioni e di prodotti ancorati a specifici territori: “Il nostro obiettivo è rendere le ville fucine di eventi e attivare una rete di sinergie con gli enti locali e regionali per realizzare turismo di qualità, capace di regalare autentiche emozioni al visitatore italiano e straniero”.

Conclusione in bellezza, sulle note del ‘made in Italy’ più lirico con la premiazione di Andrea Bocelli, riconosciuto dal New York Times come ‘il più popolare cantante di tutti i tempi’. Inedita la motivazione del premio, quello dedicato alla Civiltà del Vino, per l’attività del tenore con il fratello Alberto come produttore vitivinicolo nella gestione delle tenute di famiglia a Lajatico, in provincia di Pisa, dove 8 ettari sono destinati a vigneto. “Una bottiglia di vino è di fatto una bottiglia di felicità” è lo slogan con cui Bocelli valorizza il prodotto-vino nel mondo.

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