Terra Nuda

La Sardegna è anche olivicoltura, non solo mare e vacanza

Vi è una tradizione olivicolamillenaria che sa guardare avanti e innovare. Negli ultimi anni si stanno piantando nuovi oliveti, quasi tutti a coltivazione irrigua, con utilizzo di varietà a duplice attitudine, finalizzati a produzioni di alta qualità. In tutto ciò, c’è anche un importante concorso, che presto accoglierà le nuove produzioni d’eccellenza

Daniela Capogna

La Sardegna è anche olivicoltura, non solo mare e vacanza

La Sardegna, con il suo splendido mare che vira dal turchese al blu cobalto, all’azzurro chiaro, è conosciuta ai più per le sue coste. Coste visitate e frequentate prevalentemente d’estate. 

La Sardegna però è molto di più. In questo “molto di più” c’è sicuramente anche l’olivicoltura. Un’olivicoltura millenaria, ma che sa guardare avanti e innovare. Negli ultimi anni infatti si stanno piantando nuovi impianti, quasi tutti a coltivazione irrigua, con utilizzo di varietà a duplice attitudine, e finalizzati a produzioni di altra qualità. Produzioni di qualità rese possibili anche dal rinnovamento degli impianti di trasformazione.

La qualità delle produzioni olivicole, oltre che l’eccellente ospitalità, sono state testate con mano di recente in occasione un tour organizzato dall’Agenzia Laore, ovvero l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo in Agricoltura, alla presenza d giornalisti specializzati nel settore enogastronomico e dell’olio extra vergine di oliva. 

Il tour è stato organizzato in occasione della XXVedizione del concorso Montiferru, e ha rappresentato un’occasione per raccontare anche un pezzo della Sardegna olivicola, al di fuori dell’isola.

È emersa una immagine della Sardegna incentrata su uno dei suoi progetti più riusciti, il Premio Montiferru, il cui concorso nazionale premia puntualmente dal 1994 le eccellenze olivicole nazionali e internazionali e che, a livello più locale, ha contribuito al miglioramento continuo della qualità degli oli. 

In questo contesto di fortissimo legame con storia e tradizioni, da 25 anni ha trovato il suo naturale spazio uno dei più antichi concorsi oleari italiani, il premio Montiferru. Nato come concorso regionale, e diventato da una decina d’anni una rassegna che coinvolge produttori da tutto il mondo. 

Il Montiferru si propone in particolare di promuovere e valorizzare i migliori oli extra vergini prodotti in Italia e all’estero, cercando di valorizzare al tempo stesso il meglio della produzione regionale. 

C’è poi un dato che mi sembra opportuno far emergere: dei 379 comuni dell’isola il 94% è interessata dalla coltivazione dell’olivo.

In questa cartina dell’isola, i pallini sono le aree coltivate a uliveto. Percorretela con lo sguardo. L’isola non è solo perimetro. C’è da andare dentro, attraversare. Si possono fare entrambe le cose: unire il mare e la terra nel nome dell’olio e dei suoi sentori. Si sta risvegliando un turismo che ricerca l’autenticità.Quel turismo va dove ci sono uliveti, produttori, frantoi, possibilità di visitare, assaggiare, acquistare direttamente, e magari anche mangiare e dormire. 

E se domani l’olio sardo avesse un minimo comun denominatore, un marchio di riconoscimento? E se per i produttori ci fossero più opportunità formative? E se ci fosse il coraggio di impostare e mappare una rete di realtà olearie vocate all’accoglienza? E se i mesi autunnali,della raccolta delle olive diventassero il tempo di un turismo alternativo, più ecoresponsabile? E se si valorizzasse l’incoming straniero legato all’enogastronomia? 

Arrivederci in Sardegna.

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La qualità dell’olio elemento centrale

L’olio buono si fa dappertutto. Quello con determinate caratteristiche si fa solo nel luogo in cui si produce. Valorizzare gli oli extra vergini di oliva attraverso un concorso oleario, Il Premio Montiferru, è una esperienza che si è rivelata importante. Ne abbiamo parlato con Enrico Massidda, segretario generale della Camera di Commercio di Oristano e Cagliari

Le foto sono di Daniela Capogna

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