Terra Nuda

Pane, crisi economica: cucina etnica e nuovi stili di vita cambiano i gusti degli europei

Olio Officina

Nota stampa di Silvia Cerioli. I consumatori della UE scelgono ancora il pane tradizionale. Ma l’attenzione alla dieta e all’ambiente, il peso degli immigrati e la crisi fanno crescere i prodotti con ricette speciali, salutisti e di formato piccolo. Italia al terzo posto per il consumo complessivo dopo Germania e Francia.

Ai consumatori europei il pane piace ancora molto: 64 chilogrammi è il consumo annuale pro-capite. Lo rileva un’analisi di Fedima, la Federazione europea dei produttori di ingredienti e semilavorati del pane e della pasticceria, di cui AIBI, l’associazione italiana di settore aderente ad Assitol, fa parte.

Il comparto, nel suo complesso, vale 137 miliardi di euro, di cui 73 grazie al pane, per una produzione complessiva di oltre 38 milioni di tonnellate. Tuttavia la crisi economica degli ultimi anni, la crescente attenzione alla salute, il peso della cucina etnica, lo sviluppo dei nuovi canali distributivi, le differenze di gusto, sempre più marcate tra le generazioni, hanno cambiato il mercato. Ecco perché, accanto al pane fresco tradizionale, che rappresenta il 73% dei consumi in Europa, avanzano i prodotti preconfezionati di lunga durata (25%) e quelli preconfezionati per la cottura domestica (2%).

Nel panorama continentale, Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna si sono attestate ai primi posti per il consumo di pane. La “classifica” differisce di poco anche se si analizza il mercato complessivo dei prodotti della panificazione: non solo pane, insomma, ma anche dolci, cracker, focacce: in questo caso, il nostro Paese finisce al quarto posto.

Secondo le statistiche divulgate da Fedima, l’italiano acquista in media 57 kg di prodotti del fornaio ogni anno, confermando così la sua predilezione per l’arte bianca. “Non è un dato da poco – osserva Palmino Poli, presidente di Aibi – soprattutto se si pensa alla grande varietà gastronomica dell’alimentazione italiana, decisamente più ricca rispetto alle tradizioni del Nord e dell’Est europei, e al ruolo di ‘accompagnatore’ dei pasti attribuito al nostro pane”.
Diverso, invece, l’andamento annuale del consumo pro-capite nella Comunità Europea: al primo posto troviamo la Romania con 98 kg, la Bulgaria con 93 kg, la Germania 92 e la Grecia con 78 kg.

Nel segmento del “fresco”, è ancora il pane bianco a trainare il mercato, declinato però in piccoli formati e con ricette diversificate. I consumatori chiedono prodotti diversificati, contenuti nel prezzo e adatti a pasti veloci. “Si va imponendo il pane inteso come ‘snack’ – spiega il presidente Poli – si mangia di meno al ristorante, ma di più fuori casa”. In tal senso, a consumare meno pane sono soprattutto donne e giovani.

Inoltre, l’influenza delle diete speciali, come il “gluten-free”, e l’adozione di stili di vita attenti alla salute e all’ambiente hanno influenzato notevolmente le scelte dei consumatori. “I dati di Fedima – commenta il presidente di Aibi – ci danno indicazioni importanti sullo scenario dei prossimi anni: necessità di un’offerta più ampia, connotata da alta qualità dei prodotti, e domanda in aumento di pane fresco, ma di varie tipologie. I panificatori sono quindi chiamati a coniugare tradizione ed innovazione”

Per queste ragioni, oggi anche la struttura produttiva nel mondo del pane è cambiata: il 65% del pane prodotto nell’Unione Europea è di origine industriale, contro il 35% di quello artigianale. “In questo quadro – afferma Poli - le imprese dei semilavoratori della panificazione e della pasticceria possono fornire gli strumenti giusti per sostenere gli artigiani nella loro attività quotidiana”.

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