Terra Nuda

Scandalo olio, la posizione della Federolio

Il metodo del panel test ha dato vita a innumerevoli discussioni per via della sua soggettività peraltro esplicitamente ammessa dalla stessa normativa comunitaria. Molti ne hanno chiesto la soppressione. Non così la Federazione del commercio oleario, che ne riconosce l’utile funzione sia per il controllo ufficiale sia per la valorizzazione del prodotto, purché del metodo si faccia una corretta applicazione

Olio Officina

Scandalo olio, la posizione della Federolio

Nota stampa Federolio. La Federolio ha seguito con grande attenzione la vicenda relativa all’inchiesta torinese sulla non conformità degli oli extravergini di oliva commercializzati da alcune importanti imprese. Tali oli – per quanto consta – sono stati considerati non “extra vergini” bensì “vergini” (e non “oli di oliva” come erroneamente riferito da alcuni organi di stampa) esclusivamente sulla base dell’analisi sensoriale eseguita con il metodo del panel test previsto dal reg. Cee 2568/91 e s.m.

E’ fin troppo noto che il metodo del panel test ha dato vita a innumerevoli discussioni per via della sua soggettività peraltro esplicitamente ammessa dalla stessa normativa comunitaria. Molti ne hanno chiesto la soppressione. Non così la Federolio, che ne riconosce l’utile funzione sia per il controllo ufficiale sia per la valorizzazione del prodotto, purché del metodo si faccia una corretta applicazione.

Rispetto delle modalità di prelevamento; declassamento del prodotto solo all’esito di tutta la procedura comprensiva delle due revisioni di analisi; garanzia che i panel di revisione non sappiano di avere a che fare con un olio già bocciato in prima istanza; lo stesso difetto prevalente individuato da almeno due dei tre panel coinvolti nella procedura. Sono questi i presupposti irrinunciabili per una corretta applicazione del controverso metodo.

Solo così il metodo verrebbe emendato dalla sua connaturata soggettività rilevata del resto dallo stesso 13° “considerando” del reg. Cee 1638/98 che esplicitamente definisce i metodi di analisi sensoriale “condizionati, per loro stessa natura dal rischio di una certa soggettività” e auspica per la definizione normativa degli oli extravergini e vergini di oliva “l’introduzione di un riferimento ai metodi di analisi più adeguati”.

Ma un altro aspetto deve essere tenuto in grande considerazione, ci dice Giuseppe Masturzo, Presidente della Federolio.
E’ noto che alcuni difetti degli oli extra vergine di oliva possono derivare da una cattiva conservazione sugli scaffali della distribuzione.
Su questo punto, tuttavia, si nota un diffuso disinteresse; ciò è la “spia” di un più generale e grave problema, quello cioè della totale irresponsabilità della distribuzione – e in particolare della grande distribuzione – per ciò che riguarda la conformità alla normativa vigente dei prodotti confezionati non solo a marchio proprio ma anche con il marchio del fornitore.
Non occorrono nuove norme ma la semplice applicazione di quelle vigenti.

L’art. 17 del reg. Ce 178/2002 dice che spetta agli operatori del settore alimentare e dei mangimi garantire che nelle imprese da essi controllate gli alimenti o i mangimi soddisfino le disposizioni della legislazione alimentare inerenti alle loro attività in tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione e verificare che tali disposizioni siano soddisfatte.
Ma ancora, l’art. 8 par. 3 del reg. Ue 1169/2011 dice che gli operatori del settore alimentare che non influiscono sulle informazioni relative agli alimenti (cioè i distributori) non forniscono alimenti di cui conoscono o presumono, in base alle informazioni in loro possesso in qualità di professionisti, la non conformità alla normativa in materia di informazioni sugli alimenti applicabile e ai requisiti delle pertinenti disposizioni nazionali.

Non c’è dubbio che se le responsabilità per la conformità dei prodotti venduti così con il marchio del distributore come con quello dei fornitori – e in particolare di prodotti delicatissimi come gli oli extra vergini di oliva – fossero condivise da tutti i soggetti della filiera, compresi i distributori, certamente vi sarebbe una maggiore attenzione alla qualità a tutto vantaggio dei consumatori.

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