Terra Nuda

Troppo bravi nell’essere autolesionisti

Una lettera aperta di Raffaele Cazzetta, presidente dell'Associazione Amici dell’olivo secolare del Salento: "amareggiati per come si sta affrontando il caso del disseccamento degli olivi", scrive. E' stata una campagna diffamatoria senza precedenti

Olio Officina

Troppo bravi nell’essere autolesionisti

In questi giorni assistiamo tristemente al disseccamento degli olivi. Noi dell’Associazione Amici dell’olivo secolare, siamo profondamente amareggiati per come si sta affrontando il caso del disseccamento degli olivi, in una piccola e ben circoscritta area del Salento.

Come italiani avremmo dovuto carpire gli insegnamenti del popolo giapponese su come si affrontano catastrofi umanitarie, come lo tsunami dopo il quale si sono tutti “rimboccati le maniche” ed hanno affrontato l’emergenza lontani dai riflettori e dalle telecamere.
Al contrario, siamo bravi ad autolesionarci. Non c’è ancora una diagnosi precisa, ma abbiamo già pronta la cura con l’abbattimento degli ulivi, dimenticandoci che questi alberi sono la nostra storia e la nostra economia.

Molte aziende/famiglie del territorio da sempre hanno rivolto le loro energie nel settore oleario e, negli ultimi vent’anni, hanno avuto riconoscimenti su vari mercati internazionali. Questo grazie alla qualità dell’olio che il Salento esprime in termini di benefici salutistici con una ricca presenza di polifenoli, di omega 3 e di omega 6.

Ora, all’improvviso, abbiamo annullato gli sforzi di questo duro lavoro grazie ad una campagna diffamatoria condotta dai nostri rappresentanti ed amplificata dai media. Che cosa ne sarà della nostra economia olivicola? Quanti anni dovranno passare per rimediare al danno d’immagine? Non sarebbe forse il caso di chiederci, invece, qual è l’obiettivo che bisogna definire per il rilancio dell’olivicoltura Salentina?
E magari studiare insieme quali potrebbero essere le strategie più opportune per permettere alle nuove generazioni di avvicinarsi al comparto, con la certezza di un reddito e di un lavoro, importante richiamo per molti giovani soprattutto in questo periodo di crisi.

Forse sarebbe il caso di chiederci se il vero danno sono i contributi comunitari concessi come rendita fondiaria, senza rispetto dell’obbligo di un minimo di attività agronomica necessaria per preservare le nostre piante.

Consapevoli dell’importanza del contributo dell’Unione Europea, crediamo che bisognerebbe rielaborare l’aiuto comunitario, abolendo il premio unico che spesso viene incassato dai produttori ed utilizzato per spese familiari piuttosto che indirizzarlo verso la ricerca avanzata nel settore nonche’ al miglioramento delle attività agricole.

Forse sarebbe più giusto riconoscere un ticket da utilizzare per servizi resi da giovani agricoltori virtuosi e volenterosi, che uniti in cooperative, possano specializzarsi nelle varie attività di potatura, trinciatura, irrorazione, raccolta per generare lavoro tutto l’anno.

Solo in questo modo i produttori oleari sarebbero “costretti” ad utilizzare i ticket per le attività necessarie alle piante e forse potremmo ridurre in questo modo anche i problemi non solo legati alla disoccupazione giovanile, all’ambiente. La “lebbra dell’olivo” o la “xylella fastidiosa” sarebbero solo un lontano ricordo e i proprietari dei fondi coltivati ad uliveto tornerebbero a vedere produttivi i propri uliveti. Invece di avere grandi distese di ulivi incolti e nell’abbandono più assoluto.

In questo modo si potrebbe parlare di “Cultura dell’arte dell’Olio” di promozione e marketing del territorio.

Dr. Raffaele Cazzetta
Presidente Associazione Amici dell’olivo secolare del Salento

La foto a corredo dell’articolo è di Luigi Caricato e riguarda la mostra “Ri-generazioni”, opera di Clet Abraham, che si è svolta nell’estate 2013 a Massarosa, Villa La Brilla

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