Terra Nuda

Cosa succede in Coldiretti

Ci scrive, da Chiusi, Carlo F. Accame: penso che per capire il problema e trovare una soluzione sia necessario partire dall’agricoltore e dalle sue responsabilità. Perché l’agricoltore non sente la sua dignità? Senza la dignità non esercita le sue funzioni di analisi, di critica, di controllo e di proposta

Olio Officina

Cosa succede in Coldiretti

Gentile Direzione,

se possibile vorrei contribuire al dibattito sulla Coldiretti e sul sindacato iniziato sul vostro giornale (QUI). Sono un agricoltore della Coldiretti della Provincia di Siena da poco commissariata dal suo stesso sindacato.

Penso che per capire il problema e trovare una soluzione sia necessario partire dall’agricoltore e dalle sue responsabilità. Perché l’agricoltore non sente la sua dignità? Senza la dignità non esercita le sue funzioni di analisi, di critica, di controllo e di proposta. Forse la risposta è nell’immaginario dell’agricoltore e nella sua storia ma è solo sentendo dentro la dignità che si può uscire da questa dinamica. Come fare? Iniziando un costante dibattito in ogni luogo possibile per creare consapevolezza del proprio ruolo nella società e nella dignità del lavoro svolto. Partendo da qui si può trasformare il sindacato e l’agricoltura.

Infatti se si diventa consapevoli del ruolo, diventa chiaro al socio l’importanza di partecipare attivamente alla vita dell’associazione e quindi domandare, proporre, criticare e controllare. Ad esempio come è stato possibile che il direttore generale della Coldiretti Gesmundo abbia guadagnato in 10 anni più di 11 milioni di euro? Una cifra folle, fuori da ogni parametro agricolo aggiungerei anche immorale.

Come è possibile che ad oggi la Coldiretti non abbia pubblicato i salari dei vertici dell’associazione e che non si sappia chiaramente quanto guadagna il suo Presidente Moncalvo? Questo è possibile proprio perché ad oggi è prevalsa la mentalità del servo che spera in un piccolo dono dal padrone e quindi decide di non pensare ma obbedire passivamente sperando che questo comportamento accenda la benevolenza e produca in un piccolo guadagno personale.

Ci si interroga sul perché la Coldiretti abbia più visibilità di altre associazioni, io credo che sia stato per l’attenzione e l’apertura verso l’esterno verso la cittadinanza, con le varie iniziative come Campagna Amica che hanno generato un dialogo e quindi una visibilità. Credo sia stata anche molto capace di bene utilizzare alcune proposte come l’etichettatura obbligatoria per proporre una strada concreta per l’uscita dalla crisi.

E’ proprio la capacità di proposta e soprattutto di unità nazionale tra gli agricoltori che è la più carente, che ricade sulle nostre spalle e di conseguenza anche sulle mie.

Alcune proposte per il futuro:

- rendere consapevoli gli agricoltori del loro ruolo, della loro dignità e della responsabilità di cambiare, controllare, proporre, iniziando un dialogo capillare sui social media e nei vari incontri con gli agricoltori;

- chiedere la fine del contributo pubblico alle associazioni sindacali. Esse erano nate per svilupparle ora devono diventare auto-sotenibili basandosi esclusivamente sul contributo volontario dei loro soci da cui devono interamente dipendere. Oggi il contributo pubblico distorce la vita dei sindacati creando un vincolo di dipendenza dallo Stato e dal Governo. impedendo lo sviluppo di un legame unico con il socio. Al contrario esso diventa un numero da utilizzare per ottenere più soldi dallo Stato.

- Utilizzare i soldi risparmiati dal contributo pubblico alle associazioni agricole per eliminare l’IMU agricola sui terreni di collina che non è sostenibile.

- Sensibilizzare il mondo politico contattando direttamente i nostri rappresentanti alla Camera e al Senato, analizzando e proponendo.

- Ripartire dall’etichettatura obbligatoria che non ha prodotto nessun vantaggio per l’agricoltore ad oggi e svilupparla in maniera efficace combattendo le varie lobby che si oppongono.

- Combattere per una vera semplificazione delle procedure e degli obblighi cartacei che non producono nessun beneficio alla collettività. Come, chiedendo poche regole e efficaci controlli. Interrompendo il compiacente silenzio tra apparato burocratico e sindacato, in cui il primo introduce più carta (senza nessuna sostanza ma aumentando i posti ed il potere della burocrazia) ed dall’altra parte aumentando servizi a pagamento per adempiere agli obblighi cartacei offerti agli agricoltori, servizi che generano maggiori entrate a scapito dei loro stessi soci.

Distinti saluti
Carlo F. Accame

Azienda Agricola Sant'Andrea di Carlo F. Accame
Chiusi (Siena)

Beatus ille, qui procul negotiis,
ut prisca gens mortalium,
paterna rura bubus exercet suis

Beato colui, che lontano dalle cure cittadine,
come gli uomini dell'età più antica,
ara i campi paterni con buoi che gli appartengono.

Blessed the one, who far from the cities' activities,
As the men of the ancient time,
Plows his father’s land with the his own oxen.

Orazio, Epodi, II 1-3


Gentilissimo Carlo F. Accame: grazie. Semplicemente grazie.

Con questa sua lettera lei restituisce dignità a una storica organizzazione agricola che non può finire nelle mani di un qualsiasi Gesmundo, uomo che non conosce il senso delle proporzioni, né manifesta alcun rispetto verso gli agricoltori.

Spero che Coldiretti Siena torni alla normalità e, soprattutto, in mano agli agricoltori. Il commissariamento è un vile atto di arroganza pari a una bestemmia.

Ho riportato fedelmente in coda anche i versi di Orazio, e la ringrazio anche per questo dono.

Luigi Caricato

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