Terra Nuda

Io assaggio e odoro le olive

Lo afferma Francesco Paolo Valentini, impegnato nel vivo dell’olivagione. A Loreto Aprutino, nel paese della Dritta. Provincia di Pescara, Abruzzo. In una galleria di immagini, le gioie e le emozioni. La strategia con la quale affrontare il mercato? La valorizzazione del prodotto Italiano

Lorenzo Cerretani

Io assaggio e odoro le olive

Durante il mio percorso di studi prima, e nell’attività da ricercatore dopo, ho riservato particolare attenzione al settore elaiotecnico, in quanto “sono nato in mezzo agli olivi”. Infatti, provengo da un’area in cui l’olivicoltura ha rappresentato per decenni il motore dell’economia locale. Questo periodo dell’anno, a cavallo tra ottobre e novembre, ha rappresentato sin dalla mia infanzia l’epoca della raccolta dell’oliva, caratterizzato da gran via vai per le vie del paese di trattori e camion carichi di olive. Pertanto, ho voluto rendervi partecipi di una sequenza di fotografie scattate in questi giorni nel mio paese natio, Loreto Aprutino, in provincia di Pescara.

Il paese è circondato da colline olivetate e la cultivar tipica di questa zona è la Dritta.

Nel concepire la galleria di immagini, ho seguito dal campo al frantoio le olive dell’Azienda Agricola Valentini. L’Azienda Agricola Valentini è nota anche fuori dai confini nazionali per il suo vino, ma da molti anni produce anche un olio extra vergine di oliva molto apprezzato e, più di recente, ha iniziato a produrre pasta in collaborazione con il pastificio Verrigni.

A Francesco Paolo Valentini, titolare dell’azienda agricola, ho chiesto quale è stato il percorse che ha svolto nel settore oleicolo.

“Sono produttore di vino ma ho una grande passione per l’olio… Probabilmente in un anno bevo più olio che vino. L’olivo è una pianta che mi piace. Per me è una pianta sacra.

Mio padre aveva intuito già quarant’anni fa le potenzialità dell’olio extra vergine di qualità e da allora ha iniziato a piantumare olivi ogni anno, arrivando, ad oggi, a coprire un’area olivetata di 60 ettari. Le scelte varietali sono legate in gran parte alla tipicità, infatti l’80 per cento dei nostri olivi sono di cultivar Dritta e la parte restante Leccino; anche quest’ultima svolge un ruolo importante, perché conferisce armonia all’olio che produciamo.”

Siamo in pieno periodo di raccolta, quali sono le scelte dell’Azienda Agricola Valentini

“Per noi è molto importante individuare il momento giusto della raccolta – dichiara Francesco Paolo Valentini. Per individuare questo momento io assaggio e odoro le olive quando sono ancora sulla pianta, questa procedura l’ho appresa dal settore enologico con l’uva. Se gli odori ed il sapore sono quelli giusti iniziamo la raccolta. Per quanto riguarda la raccolta ritengo che il metodo migliore sia quello manuale in quanto permette di evitare danni al frutto ed alla pianta. La raccolta manuale è diventata sempre più difficile da attuare tanto per le norme legate alla sicurezza sul lavoro quanto per gli alti costi che si ripercuoterebbero sul prodotto finito. Pertanto abbiamo valutato diverse soluzioni meccaniche che la potessero sostituire e abbiamo individuato, tra le tante, una macchina vibrante che non arreca danni né all’apparato radicale né al tronco. Pertanto con questa soluzione utilizziamo due scuotitrici (ognuno ad un lato della fila) e 6-7 persone per ciascuna macchina scuotitrice che hanno il ruolo di posizionare prima e ritirare dopo le reti. Con questo sistema raccogliamo giornalmente 5000-6000 kg di olive.”

Considerando la criticità del momento, qual è la strategia con la quale affrontate il mercato olivicolo.

“La strategia è la stessa con cui è necessario, a mio avviso, affrontare qualsiasi mercato alimentare: la valorizzazione del prodotto Italiano. Crediamo – continua Valentini - molto in questo concetto e lo abbiamo comunicato con una lettera aperta a tutti i consumatori. La lettera aperta è stata pubblicata sul numero 17 della rivista Bibenda di Venerdì 6 Aprile 2012 (QUI). Tale lettera si riferiva alla pasta Italiana che abbiamo realizzato in collaborazione con il pastificio Verrigni ma crediamo che gli stessi principi valgano anche per l’olio extra vergine di oliva.”

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domenico laruccia

domenico laruccia

22 gennaio 2014 ore 09:45

mi par di capire che "Ecco allora che nel primo gruppo, ad esempio, compaiono le cultivar Taggiasca, Leccino, Dolce Agogia, Dritta, Gentile di Chieti, Nebbia, Raggia, Caninese,Raggiola, Ogliarola, Rosciola, eccetera, i cui prodotti sono connotati da un “fruttato” di intensità media, con “amaro” e “piccante” di livello medio-leggero mentre, quasi discriminante, sembra possa essere il profumo prevalente di “mandorla verde” accompagnato da sentori di “erba” o “foglia d’olivo” e “carciofo”.
La seconda tipologia riunisce le varietà Frantoio, Moraiolo, Coratina, Correggiolo, Raja, Pendolino, Pisciottana, Razzo, Sargano e altre i cui prodotti presentano gli stessi denominatori dalla precedente ma tutti con intensità tendenzialmente e stabilmente maggiore: il “fruttato” di livello medio come l’“amaro” e il “piccante”, con profumo prevalente di “mandorla verde” e leggeri sentori di “erba” e “carciofo”."
quindi 1mo e 2ndo gruppo sono praticamente identici??!

domenico laruccia

domenico laruccia

26 novembre 2013 ore 10:49

resta un arretratezza di sistema. L'implementazione di dati attuali e la sua gestione permette maggiore efficenza di sistema veda la Spagna o la California, i dati sono sono addirittura, come ovvio dato che siamo nell'era di internet e degli smartphone, relativi al 2013m neanche al 2012.

domenico laruccia

domenico laruccia

26 novembre 2013 ore 10:09

sarebbe interessante, ma sinceramente discutere su dati del 2011 mi pare ridicolo e inutile, data la velocita' con la quale si muovono i mercati e le tendenze. La Grande pecca italiana, la mancanza di dati e di gestione attenta ed efficiente e la tempistica con la quale sono reperiti e gestiti.

domenico laruccia

domenico laruccia

12 novembre 2013 ore 13:26

che tristezza : si ragiona sui dati del 2010! negli USA on in Spagna questo sarebbe impensabile. e' lo specchio della disorganizzazione e arretratezza, quanto della inadeguatezza italiana, e poi stiam qui , quindi, a discutere del nulla.

domenico laruccia

domenico laruccia

11 novembre 2013 ore 17:59

gent.ma Angela, qaule il costo per ettaro di un siffatto uliveto? e quale mediamente il costo dei macchinari indicati per la raccolta ?? grazie. DL

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