Terra Nuda

La raccolta di castagne e marroni e l’incognita Covid-19

Ci sono segnali di ripresa per la castanicoltura italiana, con oltre 35 milioni di chilogrammi, ma si è comunque lontani dalle performance del passato, causa danni da cinipide. L’annata si può ritenere comunque soddisfacente in alcune aree e meno in altre, ma la vera questione resta il divieto delle sagre

Marcello Ortenzi

La raccolta di castagne e marroni e l’incognita Covid-19

Castagne e marroni tornati nei nostri boschi ma non in modo eguale in tutti gli areali. Coldiretti ha stimato una produzione nazionale in crescita e di qualità, superiore ai 35 milioni di chilogrammi. Un ritorno atteso per questo frutto che ha mille usi in cucina sia nelle preparazioni dolci e salate, per non parlare dell’utilizzo del legno.

In diversi casi il cinipide, vespa orientale in Italia già da quindici anni, poi non è debellato. L’imenottero cinese che provoca la formazione di galle, a carico di gemme, foglie e amenti (ovvero l’infiorescenza) del castagno tormenta i castagneti campani determinando un consistente calo della produzione, una riduzione dello sviluppo vegetativo e un forte deperimento delle piante colpite.

Danni cospicui, specie se si guardano i dati concernenti il settore per la Regione Campania che, leader nazionale nella castanicoltura, solo in provincia di Avellino, conta il 50% della produzione regionale. Poi il Marrone del Mugello Igp, secondo una stima della Cia Toscana, è ai minimi, con molti castanicoltori che rinunciano a raccogliere anche perché non hanno accesso ai mercati di vendita diretta per le chiusure dovute all’emergenza Covid. Si deve aggiungere alle diverse difficoltà per i produttori l’imposta del 6% sul prodotto conferito che i produttori di castagne dovranno versare ai grossisti. E qui subentra, dopo il danno, la beffa, perché il prezzo stabilito all’ingrosso non gratifica né compensa le aziende agricole. Secondo la confederazione agricola “in un castagneto dove si raccolgono di solito 10 quintali a ettaro, quest’anno si scende a 1,5 quintali, con un calo dell’85%”.

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La stima di Coldiretti sulla situazione nazionale produttiva del comparto è diversa lungo la Penisola, con una buona ripresa in molte aree produttive italiane come Campania, Toscana, Emilia-Romagna e maggiori problemi in Calabria, Lazio e Piemonte. Si è costatato che l’abbassamento delle temperature sta favorendo un aumento dei consumi, anche se pesa il divieto a fare le tante sagre che si svolgevano in autunno. 

Nei mercati all’ingrosso, precisa la Coldiretti, si rilevano quotazioni nella media del periodo, che vanno da 2,50 a 4,50 euro/chilo secondo il calibro con i prezzi che tendono a raddoppiare al consumo, In questa situazione è prevedibile l’arrivo di stagne straniere provenienti soprattutto da Portogallo, Turchia, Spagna e dalla Grecia, considerato che le importazioni nel 2019 sono risultate pari a 32,8 milioni di chili di castagne, con forti ripercussioni sui prezzi corrisposti ai nostri produttori. Occorreranno più controlli sulle importazioni per tutelare l’alta qualità della produzione made in Italy che conta ben 15 prodotti a denominazione.

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