Terra Nuda

nota stampa

Non è andata affatto bene: causa Covid, la spesa alimentare extra domestica subisce perdita di 34 miliardi di euro

Il lato positivo? Cresce di 10 milardi la spesa domestica. L'olio da olive? Gli ultimi tre mesi hanno registrato un mercato poco attivo nel segmento delle produzioni nazionali, mentre nei primi 5 mesi del 2020 il settore oleario ha mostrato una riduzione dei listini nazionali del 39%

Olio Officina

Non è andata affatto bene: causa Covid, la spesa alimentare extra domestica subisce perdita di 34 miliardi di euro
Il sistema agroalimentare italiano, inizialmente meno colpito di altri settori dagli effetti del lockdown - si legge in un rapporto che potete scaricare QUI - potrebbe chiudere il 2020 con una penalizzazione significativa. I dati negativi sono influenzati dalla chiusura pressoché totale, nei mesi precedenti,  del canale della ristorazione, così come dai contraccolpi sui flussi di esportazione. Le stime del terzo Rapporto Ismea sulla domanda e l'offerta dei prodotti alimentari nell'emergenza Covid-19 appena pubblicato parlano chiaro e forniscono indicazioni sul cambiamento di alcuni comportamenti d'acquisto: sul fronte del consumo alimentare extradomestico, la spesa delle famiglie, nel 2019, ha sfiorato gli  86 miliardi di euro, con un incremento reale sull'anno precedente dell'1,6%.
A fronte di tale andamento decisamente positivo, le prospettive dei consumi extra-domestici per tutto il 2020 sono tutt'altro che incoraggianti: si può stimare prudenzialmente per il canale Horeca un calo pari al 40%, per un ammontare che si aggirerebbe attorno ai 34 miliardi di euro di perdita. D'altro canto, parte di questi consumi sono compensati dalla crescita delle vendite al dettaglio, che autorizzano a prevedere, per il complesso del 2020, un aumento dei consumi domestici del 6% circa rispetto al 2019. 
Date queste ipotesi, l'impatto complessivo sul totale della spesa agroalimentare domestica ed extradomestica per il 2020  consisterebbe in una riduzione attorno al 10%, pari a un valore di circa 24 miliardi di euro. Le vendite al dettaglio si mantengono sostenute anche nella prima metà del mese di maggio. Nella settimana dall'11 al 17 maggio, ossia quella in cui i decreti hanno permesso le prime riaperture e un minor contenimento degli spostamenti, l'incremento della spesa per gli alimenti confezionati su base annua segna ancora una crescita del +11% come media nazionale.   Cambiano però le abitudini da parte dei consumatori: cala l'acquisto di farina (da +142% a + 70%), pasta (da +24% a +4%) e uova (da+36% a +17%), mentre gli affettati mantengono un +19%. Crescono invece gli acquisti di "bollicine" che segnano un +20% e i vini a +15%.   Il latte a lunga conservazione rimane preferito a quello fresco e segna un +7% (era a +23%). Torna vigorosa la voglia di risparmio, così gli italiani tornano ai discount + 18% e anche gli ipermercati fanno segnare un +3%.
Quanto al mercato degli oli da olive, il volume degli scambi è stato sostanzialmente ridotto con prezzi stabili anche a seguito del massiccio approvvigionamento fatto dagli imbottigliatori nei mesi più a ridosso della molitura delle olive.

L’industria ha potuto soddisfare l'aumento della domanda proveniente dalla GDO che ha segnato dall’inizio dell’anno un +6% in termini di valore e +9% in volume rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre nei mesi della crisi (marzo-maggio) ha toccato anche punte del +18%.

segue dopo la pubblicità

Se alla maggior domanda per il consumo domestico si aggiunge un export piuttosto dinamico, si hanno effetti sulle vendite delle industrie imbot- tigliatrici che mitigano le perdite dovute al fermo dell’Horeca. Questo, chiaramente, se si guarda ai grandi numeri. Viceversa, se si analizzano solo le aziende specializzate nella vendita a questo canale i danni economici risultano importanti. Da non trascurare poi le perdite dovute all’azzeramento dei flussi turistici che in molti casi toccano le realtà produttive piccole in termini di volumi, ma di gran valore soprattutto per i contesti paesaggistici dove sono inserite e che, come altre realtà, aspettano la riapertura e il ritorno del turismo enogastronomico.

 

Iscriviti alle
newsletter