Festival

Affamati e sapienti

Olio Officina

Riportiamo un'anticipazione di quanto relazionerà a Olio Officina Food Festival 2012 sabato 28 gennaio il giornalista e scrittore Beppe Lo Russo

Poiché noi consideriamo la follia un’eredità del Romanticismo, e in fatto di creatività crediamo piuttosto all’esercizio di uno spirito critico applicato al duro lavoro dell’apprendimento e dell’esperienza, all’affascinante proclama di Steve Jobs Stay Hungry. Stay Foolish, siate affamati, siate folli, abbiamo preferito la formula affamati e sapienti; per intendere che la conoscenza origina e si costruisce attraverso la fame.

Masticare una lingua o esserne digiuni, avere fame di libertà, di giustizia, divorare un libro o trovare indigesta la sua lettura, sono espressioni idiomatiche in cui l’oralità, il bisogno primario della nutrizione, la fame si prestano a rendere l’urgenza, la necessità, il desiderio impellente in azioni o comportamenti riferiti ad ambiti astratti, ad attività intellettuali, lontani dalla necessità del nutrirsi e dalle funzioni ad esso collegate.

Ma fuori da questi usi figurati, se come ci ricordano gli antichi: sapientia dicitur a sapore, e l’etimo ci dice che sapére è sápere, non è del tutto impertinente la tesi che pone la fame all’origine della coscienza di sé e dell’altro, nonché della conoscenza. Possiamo dire allora: io mangio dunque sono, dunque conosco.

Questo il tema che offriamo alla discussione, partendo dalla singolare riflessione che un biologo e filosofo catalano, Ramon Turrò, svolse nel suo saggio La fame. Origini della conoscenza, pubblicato nel 1911e apparso nella versione italiana solo nel 1949. La tesi di Turrò è che il soggetto che mangia è lo stesso di quello che pensa, giacché, per sovvenire alle necessità dell’organismo, occorre sapere, prima di tutto, quali siano le sostanze del mondo esterno che possono soddisfarle.

È dunque l’istinto e la “funzione trofica” a guidare l’uomo, e anche il suo pensiero, nella ricerca di ciò di cui avverte la mancanza e a modulare le sue scelte; giacché: ciò che è piacevole ci conserva e ciò che è spiacevole ci distrugge. In questo modo si stratificano le esperienze nel sottosuolo dell’intelligenza e si formula il postulato, che serve da base e da dove si sviluppa, come da un punto di partenza iniziale, ogni ulteriore processo intellettivo […]. Di qui, fino ad allargare il rapporto fagico alla comunità degli uomini, alla società stessa, dove gli uomini finiscono con l’obbedire …a chi li nutre. 

Giuseppe Lo Russo

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