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Il comparto oleario si appoggia in via esclusiva sulle promozioni, ma il valore lo crea il marketing

A sostenerlo è Mauro Tosini, direttore commerciale di Salov. Il buyer - dice - deve ottimizzare le performance del proprio punto vendita, e se per farlo deve avviare una attività di sottocosto, o di “traffic building” utilizzando l’extra vergine, lo fa. Se ci si accontenta della promozione, che sposta quote di mercato oggi per farle perdere domani, non facendo cambiare fondamentalmente nulla nel medio lungo termine, non si risolve certo il problema

Olio Officina


L’olio deve guadagnare spazi alternativi per uscire dalla morsa della promozione

Il tema del sottocosto è drammatico, ma inevitabile. Esiste, non si può debellare. C’è un sistema difficile da scalfire, di cui tutti sono vittime, anche le stesse catene distributive, in forte concorrenza fra loro. Eppure, le vie d’uscita ci sono. Interessare gli uomini all’acquisto degli extra vergini, per esempio. Oppure trasformare le enoteche in oleoteche. La conoscenza del prodotto – ammette nella sua dettagliata analisi l’esperto di marketing Massimo Occhinegro – fa sempre la differenza

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Stop al sottocosto degli extra vergini

Nella Gdo si consuma un bagno di sangue, a volte. Il più delle volte. Forse sempre. È un cul de sac da cui occorre al più presto uscirne, per salvare le aziende e soprattutto il prodotto. Il pensiero del direttore generale di Assitol Andrea Carrassi spiazza e fa riflettere. Le vie d’uscita ci sono, e non richiedono cruenti battaglie e contrapposizioni

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