Immaginiamo un ottuagenario che cerchi nella macchina del tempo frammenti teatrali di ogni genere ed epoca, dalla rivista al teatro classico, passando per il teatro dell'assurdo. Non bastando gli echi anche sonori si rivolgerà a due personaggi, una donna e un uomo, entrambi talentuosi, che conservano la cesta dell'attore, un contenitore di ricordi, di carriere artistiche segnate da accettazioni, o ripieghi, dinieghi netti, o con ragionevole scrupolo. Questo vecchio, forse lo spirito di Samuel Beckett, non entrerà mai in scena, ma la sua voce frammentata avrà dei momenti lirici del tempo dei padri che si richiama alla precarietà come nella poesia Soldati di Giuseppe Ungaretti. “Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie.”

Daniela Poggi e Oreste Valente hanno debuttato a Ivrea lo scorso 15 dicembre in una anteprima nazionale del Dopo il no, ovvero il sì che non fu. In una scena ridotta all’essenziale, dove il tempo è un respiro e lo spazio un battito di cuore, due esseri - forse due attori, forse due anime, forse due voci rimaste sospese - si incontrano dopo una vita fatta di ruoli, detti per abitudine e no taciuti per paura. In scena le foglie cadute d'autunno che lasciano pensare a una via del tramonto o alla speranza di un rilancio. Una panchina dai colori tenui allude all'arrivo di un impresario o di qualcuno che possa ascoltarli. Ma non verrà nessuno e i protagonisti non avranno alcuna intenzione di andarsene perché nel frattempo il pubblico ha familiarizzato con i loro segnali sonori ed empatici.  La lettura scenica (mise en éspace) che gli attori utilizzano, è una forma di espressione teatrale. Uno o più leggii sparsi sulla scena rappresentano un lavoro progressivo di memorizzazione e ripensamento del testo in sinergia con lo spettatore che potrà giudicare la validità dell’opera senza essere influenzato da invenzioni scenografiche.

Oreste Valente indossa uno strano pastrano, composto da scampoli di giacche di tonalità marrone, cucite insieme come per un capriccio di un viandante. Sono i personaggi che lui ha recitato e non è riuscito a scrollarsi tutti tenendo per sé dubbi e pensieri. Daniela Poggi indossa un vestito nero, una lunga sciarpa di lana e ha in testa un fazzoletto colorato. Spensierata in apparenza e leggera cattura la scena e la drammatizza. Da monologo al dialogo degli attori, i frammenti delle voci fuori campo di Erminio Macario e Wanda Osiris sono un inno al mestiere che atterra e suscita, affanna e consola. Gli attori accennano il passo di una danza in un momento di lirismo e poi come bambini si flettono lentamente sibilando il o il no. Una formula misterica che si perde nel gioco. La domanda domina tutto: chi sono io, se nessuno mi guarda più? Un violino ostinato suona dal vivo. Impertinente Edoardo Malannino legge i cartelli dei cinque Quadri della recita. A volte produce suoni sonnolenti o vivaldiani; altre   irrompe diabolico come il Woland de Il Maestro Margherita. Momenti di alta poesia per i due mattatori entrambi allievi di Mario Missiroli. Oreste anche di Vittorio Gassman. Daniela di Gabriele Lavia del quale ha assimilato il rigore scenico e la precisione della battuta. Il palco   delle foglie morte diventa un luogo di passaggio dove vengono raccolte, sparse, analizzate e fatte volare con poesia. Dice Oreste: “E quelle foglie sono i che non abbiamo avuto il coraggio di dire il no al mondo, per non perdere la voce. Ma la voce, alla fine, si è persa lo stesso”. Recita Daniela: “Sono le parole che non abbiamo detto. Ogni foglia è un o un no che ci è caduto di mano. Camminarci sopra è come attraversare la nostra vita”. L'attrice savonese nel testo rievoca una occasione perduta: interpretare Moll Flanders dall'omonimo racconto di Daniel Defoe con la regia di Mario Missiroli, ma la produzione bocciò la messa in scena per i temi scabrosi del racconto. Il progetto fallì con un no.

Tra una battuta e un'altra, emergono confessioni: l’attore che cerca l’anima dei personaggi per evitare la propria, la donna che vorrebbe camminare senza essere vista, l’uomo che desidera dissolversi nell’anonimato per ritrovare autenticità. Le maschere cadono, si disvelano i sentimenti universali che si innalzano come una preghiera di redenzione. Nell'ultimo atto tra le voci affiora il suono del battito cardiaco come se gli attori fossero nel grembo materno. 
La risposta del numeroso pubblico dell'Auditorio Mozart è stata entusiasta. Gli attori hanno chiamato in scena   alcune ragazze e ragazzi del Piccolo Carro di Chiaverano una associazione onlus di inserimento sociale dei diversamente abili. Bottega Poggi   produttrice dello spettacolo che ha destinato l'incasso a detta associazione si inserisce come protagonista di progetti culturali che guardano al disagio e al sostegno dei fragili. Previste repliche il prossimo anno in varie città italiane a Torino, Varese e Sanremo.  

Dopo il no, ovvero il sì che non fu, variazioni esistenziali artistiche.

Con Daniela Poggi e Oreste Valente

Durata un'ora e 10 minuti Anteprima nazionale

Uno spettacolo di Bottega Poggi

Recensione dello spettacolo del 5 Dicembre 2025, ore 21
Ivrea, Auditorium Mozart 

Ingresso a offerta libera.Segreteria:
0125.641081 - segreteria@cittadella-ivrea.it
La segreteria è aperta nei giorni di lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì,
dalle 14,30 alle 18,30.

Serata di beneficenza a favore dell’associazione
Piccolo Carro di Chiaverano (TO).
Piccolo Carro è un’associazione di volontariato Onlus che, ispirandosi ai principi di solidarietà sociale, si prefigge di aiutare, sostenere e promuovere le persone che si trovano in difficoltà fisiche e psichiche avvalendosi dei principi della socioterapia: vivere, lavorare ed imparare insieme.