Tre anni fa ha compiuto cent’anni La coscienza di Zeno, romanzo di respiro europeo, vero e proprio capolavoro del Novecento, in cui si incontrano ironia e modernità.

Un testo di narrativa, ma che ha un impianto molto vicino al teatro, non mancando di una sua vivace teatralità.

Una storia, infatti, che è organizzata per nuclei tematici senza rispetto della cronologia.

Ecco allora il tema del fumo, della morte del padre, del matrimonio, del tradimento coniugale fino al racconto della collaborazione all’attività commerciale e la scoperta della propria “relativa” salute.

Ne è protagonista Zeno Cosini a cui dà vita un intenso Alessandro Haber avvolto in nuvole di fumo.

Zeno è un personaggio fragile e contraddittorio, emblema del male di vivere, che con la sua ironica introspezione, conduce il lettore nelle pieghe della sua mente con nevrosi, autoinganni e una totale incapacità di sentirsi in sintonia con il mondo.

E in poltrona, quasi sul proscenio, è un grandioso Haber a “raccontare” i meandri della mente di Zeno.

Uno Zeno “vecchio”, visto che nel suo raccontare ci sarà anche uno Zeno giovane (l’attore Francesco Godiva), che incontrerà tutti i personaggi del romanzo in quel capolavoro di piazza che è Piazza dell’Unità d’Italia a Trieste, stilizzata nella fascinosa scenografia di Marta Crisolini Malatesta.

Ma sentiamo le parole del regista Paolo Valerio: «Ho affrontato questo lavoro privilegiando fortemente la narrazione di Svevo: ho valuto racchiudere in questa esperienza teatrale alcune pagine che trovo straordinarie, indimenticabili, costruendo un altro Zeno accanto all’Io narrante. Quindi Zeno si racconta e si rivive attraverso il corpo di un altro attore. Zeno […] racconta di noi, della nostra fragilità […] Attraverso l’occhio scrutatore del Dottor S. ho cercato di restituire la dimensione surreale, ironica e talvolta bugiarda di Zeno, immersa nell’atmosfera della sua Trieste e di tutti gli straordinari personaggi che la vivono».

E infatti come in una girandola, dalla sua posizione privilegiata, Zeno li presenta e loro prendono vita.

Ci sono tutti e alcuni, con abile gioco teatrale, sono impersonati dallo stesso attore o dalla stessa attrice.

C’è la famiglia Malfenti al completo con i genitori e le quattro sorelle dai nomi che iniziano tassativamente con la A; c’è Zeno giovane, controparte fisica dei ricordi del vecchio Zeno; c’è Guido Speier, il rivale; c’è l’amante Carla; ci sono Coprosich, il medico del padre di Zeno, e l’amico Copler che lo introduce alla beneficenza; ci sono il padre di Zeno, la “tentatrice” Carmen e, naturalmente il Dottor S.

Uno spettacolo che spaziando tra ironia e simboli tiene avvinto lo spettatore, trasportandolo in un Novecento dal respiro mitteleuropeo.

La coscienza di Zeno, di Italo Svevo, adattamento di Monica Codena e Paolo Valerio, regia di Paolo Valerio con Alessandro Haber e (in o. a.) Meredith Airò Farulla, Caterina Benevoli, Alberto Fasoli, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Francesco Godina, Riccardo Maranzana, Chiara Pellegrin, Stefano Scandaletti, Giovanni Schiavo e Valentina Violo.

Lucca, Teatro del Giglio Giacomo Puccini, 16-18 gennaio 2026