Le premiazioni si sono svolte lo scorso 19 dicembre, presso nel Salone del Museo del Costume dell’Istituto Regionale Etnografico.

Hanno fatto parte della Commissione Attilio Mastino, Giangacomo Ortu, Antonio Rojch, Antonio Di Rosa, Simone Pisano e Daniela Marcheschi.

PRIMO PREMIO PER LA SAGGISTICA

Umberto Galimberti, Le disavventure della verità, Feltrinelli 2025

Premiato il 4 dicembre 2025. La Giuria della Saggistica del Premio Deledda ha voluto premiare Umberto Galimberti, per il volume Le disavventure della verità, Feltrinelli 2025, con lo scopo di riconoscere la necessità di esercitare di più lo spirito critico al tempo dell’Intelligenza Artificiale. Lo scopo dichiarato del libro, una riflessione densa, agile, accessibile, è interrogarsi su “che cos’è la verità, oggi”, facendo risuonare molti allarmi e, insieme, formulare l’invito a riconquistare la verità come spazio di pensiero, dialogo e umanità. In un’epoca in cui la realtà appare sempre più come “rappresentazione”, dove i confini tra vero e falso si assottigliano, secondo Galimberti, maestro del pensiero simbolico, «dire il vero è diventato un atto sovversivo», visto che viviamo in un mondo dominato dalla tecnica, dalla comunicazione digitale, dalla propaganda politica, dall’economia dell’attenzione. L’opera vuole offrire un percorso storico-concettuale che mostri come l’Occidente abbia progressivamente ridefinito cosa intendere per “vero”. L’alétheia greca è quasi una rivelazione che ha punti di contatto con l’agire degli dei nella storia, mentre il termine latino veritas rimanda a qualcosa da accettare in quanto conforme ad una realtà oggettiva da svelare attraverso la conoscenza; ulteriori sviluppi vengono chiariti nel pensiero ebraico e nel cristianesimo. Ma questo libro è soprattutto pensato come mappa per orientarsi nel presente, dove la verità è diventato un sinonimo di “efficacia”, di funzione, di capacità di produrre benefici, creare condizioni favorevoli. Galimberti inserisce questo saggio in un suo progetto più ampio di “pedagogia della cittadinanza critica”: vuole allora obbligarci a capire “verità” come categoria vivente, non ideologica né tecnica, pur riconoscendo che la verità  ha subito una progressiva erosione ontologica ed esistenziale: da rivelazione dell’essere a strumento tecnico-pragmatico, che pone la questione del ruolo dei media, la tecnologia, i dispositivi di informazione, la retorica politica, con una progressiva pressione verso l’abisso del conformismo, della manipolazione, dell’omologazione, con evidenti minacce alle basi della democrazia, del dibattito, della responsabilità collettiva. Oggi assistiamo ad una forte perdita del pensiero critico e del senso del reale, con i rischi antropologici e morali che appaiono evidenti: la verità non si cerca, si “accetta” come realtà già confezionata; la democrazia, la partecipazione, la deliberazione — che presuppongono un terreno comune di verità — diventano fragili. Il libro tocca temi urgenti come la crisi della democrazia, la retorica populista, il dominio dell’informazione, l’intelligenza artificiale: ambiti in cui la verità come efficacia è particolarmente pericolosa. Assistiamo davvero, attraverso il ragionamento di Galimberti, ad una crisi profonda de rapporto con la realtà, con la conoscenza, con l’altro e con la comunità. Dunque il pensiero critico, in un’epoca dominata da “rappresentazione” e  “apparenza”, per riscoprire il compito della filosofia come cura del pensiero, della parola, dell’umano: pensare non per reagire, ma per abitare il mondo che viviamo con consapevolezza, identificando le fake news, la manipolazione politica, l’economia dell’attenzione, con lo scopo di migliorare la percezione del reale.

PREMIO SPECIALE MARINO MORETTI

Eugenia Tognotti, Del coraggio e della passione. L’avventurosa storia di Adelasia Cocco, la prima donna medico condotto nell’Italia contemporanea (1914-1954), Franco Angeli, Milano 2025 

S’incontrano in questo libro due diverse passioni di Eugenia Tognotti, la storia della medicina e della sanità da un lato e la storia delle donne dall’altro, partendo dalla straordinaria figura dell’elegante colta e coraggiosa Adelasia Cocco, prima donna medico condotto nell’Italia Contemporanea tra il 1914 e il 1945, una storia ambientata a Nuoro a Seuna ma anche a Lollove sulla strada per Orune, a Galtellì, Sassari, Pisa, Firenze.  Sullo sfondo la reazione salutare agli ostacoli progressivamente posti dal regime fascista, che interpretava il progresso con il ritorno a rapporti sociali irrigiditi, a steccati che si proponevano senza successo di sbarrare la strada alle donne. Oggi con una figura nuova e significativa per tutti, una donna innamorata del marito e dei figli, insieme distinta, raffinata, vestita con abiti ricercati e di buon gusto in un ambiente caratterizzato da povertà, disagio sociale, scarsa igiene. Qui in Sardegna anche prima donna a prendere la patente di guida per percorrere in lungo e in largo la sua gigantesca condotta sanitaria piena di problemi e di malati, che la obbligavano a esaminare – lei da sola – il contenuto delle provette, che la esponevano personalmente e la costringevano a sdoppiarsi anche come igienista e responsabile di laboratorio.  L’autrice, Eugenia Tognotti, coordina il Centro per gli Studi Antropologici, Paleopatologi e Storici dei popoli della Sardegna e del Mediterraneo nato dieci anni fa nel Dipartimento di Scienze Biomediche, dove è stata professore ordinario di Storia della medicina e Scienze Umane. È saggista, editorialista di “La Stampa”, “Il Secolo XIX”, “La Nuova Sardegna”. Collabora con il gruppo di esperti europei di diverse discipline che fanno capo all’Institut Montaigne, con sede a Parigi. Ha pubblicato celebri volumi su La Malaria in Sardegna (Angeli Ed., Milano 1996); Il mostro asiatico. Storia del colera in Italia (Roma-Bari 2000); La Spagnola in Italia (1 ed. Milano 2002, 2 ed. 2018); L’altra faccia di Venere. La sifilide dalla prima età moderna all’avvento dell’Aids (Milano 2006); La tisi nell’Italia dell’Ottocento (Milano 2008); Vaccinare i bambini tra obbligo e persuasione. 300 anni di controversie (Milano 2021). Rosy Bindi ha scritto una bella prefazione, interrogandosi sulle ragioni della comparsa proprio in una Barbagia chiusa ed arcaica di un personaggio tanto moderno, Adelasia che nel nome rimanda (soprattutto a Sassari dove era nata) all’ultima giudicessa logudorese; e poi questo suo rapporto con Sebastiano Satta, Antonio Ballero, Grazia Deledda attraverso il padre il cancelliere-poeta Salvatore Cocco Solinas; questa determinazione a conseguire obiettivi alti che contrasta con la presunta fragilità fisica e psicologica delle donne in genere relegate tra i fornelli di casa. Eppure le donne oggi nei tempi di un sistema sanitario universalistico e solidale hanno superato i maschi come numero di laureati in medicina, pur rimanendo in minoranza nei ruoli apicali. Il tema dell’impegno contro la malaria, la turbercolosi, la spagnola, il colera, il contrastato rapporto con il regime fascista, in un territorio caratterizzato da pessime condizioni igieniche, ma ormai avviato verso la modernizzazione.  L’autrice, ricostruendo la vita di Adelasia Cocco in realtà è riuscita a presentare al lettore uno spaccato vivacissimo della storia di Nuoro e della Sardegna, delle conseguenze della nascita della nuova provincia littorio nel 1927, dei ritardi, delle resistenze, delle difficoltà, dei sacrifici di tante donne sarde vittime di pregiudizi, di soprusi e di prevaricazioni, anche quando erano espressione di un’aristocrazia poco incline a compromettersi col fascismo. In queste pagine e nella vita della protagonista ci sono due guerre mondiali, con i disagi per gli sfollati rifugiatisi sul monte Ortobene, fino a cinquant’anni fa, quando quasi centenaria Adelasia è scomparsa a Nuoro, lasciando un rimpianto ormai generale. Questo libro ci aiuta a capire la società nuorese con i suoi originali percorsi, i suoi successi, le sue anticipazioni, le sue avanguardie. 

PREMIO SPECIALE

Gianni Caria, Rosario va in pensione, Maestrale 2025

Il testo parte dalla vita – e dalla tragica morte – di Rosario Livatino, il magistrato ucciso il 21 settembre 1990 da sicari della criminalità mafiosa (l’organizzazione nota come Stidda), a pochi giorni dal compimento dei suoi 38 anni. L’autore, Gianni Caria — che all’epoca dei fatti prestava servizio come magistrato ad Agrigento (poi procuratore della Repubblica a Sassari) — utilizza questa cornice reale come punto di partenza per un esercizio di “storia alternativa”: immagina che Livatino non sia stato assassinato, ma sia sopravvissuto. L’autore ha già pubblicato altri libri con Il Maestrale e altre case editrici: il romanzo Sabbie (2023), Il presidente addormentato (2018), e La badante di Bucarest (ed. 2012, ripubblicato 2024).
Con Rosario va in pensione Caria si cimenta con la scrittura teatrale: un “atto unico” che miscela memoria storica, fantasia narrativa, riflessione morale.  Il volume offre uno sguardo alternativo e provocatorio su una figura simbolo della lotta alla mafia; invita a riflettere su temi universali: il destino, la giustizia, l’identità, la vita quotidiana e la memoria collettiva; ha la forma teatrale, che rende il testo immediato, intenso, ideale anche per una possibile rappresentazione scenica. Non è solo un esercizio di “fantapolitica”: è una meditazione sull’essere, sul sacrificio, sulla concretezza delle vite che non diventano “eroiche” in senso storico, ma restano “umane”. Sullo sfondo un sentimento struggente: la perdita della giovinezza, la nostalgia, la malinconia per le vite spezzate — ma anche il rimpianto per quello che non è stato: l’amore negato, la paternità, la quotidianità che Livatino non ha potuto vivere. 

SEGNALAZIONE

Piero Dorfles, Le parole del mare (Palermo, Sellerio, 2025) 

Piero Dorfles è critico letterario molto fine, autore di saggi notevoli anche collodiani; inoltre ha il merito di essere un giornalista culturale, divulgatore di razza e di aver dimostrato il suo valore in noti programmi televisivi, che hanno contribuito, come pochi, alla formazione scolastica e a diffondere la lettura e lo studio della letteratura. Le versatili attitudini della sua intelligenza si mostrano intatte in questo volume Le parole del mare, corredato di un elenco bibliografico e dedicato ai temi della letteratura e della navigazione. Il libro non è allestito come un saggio scientifico, bensì articolato quasi come dipanando il filo di una “ricognizione personale sui libri che parlano di navigazione”, secondo tematiche (titoli di capitoli) quali ad esempio Bonaccia, Naufragio, Burrasca, La sfida, Il grande pesce e via discorrendo. In breve, si tratta di un’opera che è pensata da un critico e saggista nel solco delle “pagine stravaganti” alla maniera di Giorgio Pasquali e della maggiore tradizione italiana del Novecento, appunto di saggisti come Emilio Cecchi, Giovanni Macchia, Cesare Garboli e altri.

SEGNALAZIONE

Silvia Tomasi, I figli di Aracne (Torino, FuoriAsse, 2025)

Il sottotitolo, Tessiture fra arte e natura, ne connota bene il carattere colto e felicemente digressivo. A partire dal mito di Aracne (che sfidò Atena e ne fu perciò mutata in ragno) e dalla naturale forma della ragnatela, la Tomasi lancia una sorta di sfida: alla mera casualità della navigazione in internet per stabilire, al contrario, un principio di analogia guidato, nella varietà di Natura-Storia, dalla riflessione e dal gusto. Quelli di un soggetto che collega i “fili”, le “corde” di immagini e opere, ragiona, motiva, sceglie. Il tutto per mostrare gli stretti vincoli fra le arti: pittura, cinema, fotografia, scultura, letteratura (ad esempio con i nomi di Dante, Beckett, Sontag). In una fitta rete-ragnatela di osservazioni e rimandi, l’Autrice intreccia idee, incursioni fra capolavori dell’arte antica, quali il mosaico della battaglia di Isso, Masaccio, Piero della Francesca, ecc., e dell’arte moderna e contemporanea: Goya, Redon, Depero, Man Ray, Maria Lai, Ai Weiwei.