Un’ulteriore tessera al mosaico della vita di Zavattini – vita che è già di per sé un mosaico come tutta la sua produzione – è questo Umanissimo Zavattini di Anacleto Lupo.

         Una tessera che è una sorta di «intimior intimo», perché ci dona un aspetto di questo poliedrico autore scandagliandone la sua umanità e ce lo rende, come dal titolo, «umanissimo».

         Un’umanità che si manifesta con la generosità per cui viene premiato [il premio letterario Terra Salda che gli fu assegnato per la sua umanità dai ragazzi dell’Istituto di rieducazione di Deliceto, NdC] sia per quella che sa donare al più giovane Lupo, dopo averne apprezzato il suo articolo al riguardo sulla «Gazzetta del Mezzogiorno».

         Ma andiamo per ordine.

         Cesare Zavattini si presenta, accompagnato dal suo editore Valentino Bompiano (un vero signore nel panorama editoriale del periodo), a Palazzo Dogana di Foggia per ricevere il premio, e dove, desideroso di dare egli stesso il resoconto dell’avvenimento, è presente Anacleto Lupo, responsabile della redazione locale della «Gazzetta del Mezzogiorno».

         L’articolo è la scintilla per questa storia di «amicizia tardiva» come bene l’ha definita il curatore del libro, Piero Lotito.

         Un articolo che lascia Zavattini entusiasta e desideroso di conoscerne l’autore.

         E Lupo immediatamente gli scrive.

Altrettanto immediata la risposta: «Caro Lupo, la sua lettera è degna dell’articolo».

Così dal luglio del ’71 al maggio dell’89 si è protratta quell’amicizia, tra le visite di Lupo a Roma, le lunghe telefonate, lo scambio di corrispondenza con lettere e cartoline.

Un libro di meno di cento pagine, quello di Anacleto Lupo, ma che ugualmente riesce ad aggiungere un tassello importante alla figura del grande ZA.

In queste pagine incrociamo l’amata moglie Olga, la fedele domestica Mafalda, le figure silenti delle segretarie, ma su tutte aleggia il grande amico Vittorio De Sica.

È uno ZA domestico quello che ci restituisce la scrittura di Lupo.

Uno ZA dove la casa romana di via Sant’Angela Merici diviene, con le sue stanze, scenografia imprescindibile per i due amici: gli studi (tra cui lo studio dei “lanci”), i salottini, la sala da pranzo, la cucina.

E sarà proprio nello studio dei “lanci” che ZA annuncerà al più giovane Lupo di avergli trovato un editore per il suo romanzo L’altra riva.

Ma l’amicizia, l’umanità, la generosità di ZA non si fermerà qui. Sarà lui stesso a volerne scrivere la prefazione.

Di grande importanza, per questo Zavattini domestico, sono anche i pranzi che scandiscono tutta la narrazione degli incontri tra i due amici.

Fin dal loro primo incontro.

Pranzi cucinati dalla moglie, ottima cuoca o, in sua assenza, dalla fedele Mafalda o, ancora, dallo stesso ZA.

Un vero culto del cibo, del pane in primis, racchiusi in una sorta di ricettario minimo.

Le conversazioni, poi, spaziano dal cinema, alla vita, alla fede e anche se su quest’ultima le opinioni divergono, la reciproca stima fa rispettare l’opinione altrui.

Per questo libro, che è una vera delizia, bisogna essere grati all’impegno di Piero Lotito per farlo pubblicare, per averlo prefato, per averlo amorosamente “curato”.

Anacleto Lupo, Umanissimo Zavattini – Conversazioni romane sul cinema, la vita, la fede, Voghera (PV), Libreria Ticinum Editore, 2026