C’è poco da fare: le “affinità elettive” letterarie ci commuovono.
Così trovare in esergo, alla prima parte di questo raffinato romanzo giallo, una frase del racconto forse più perfetto del Novecento, Casa d’altri di Silvio D’Arzo, «Un assurdo prete: un’assurda vecchia: tutta un’assurda storia da un soldo», è stata una grande emozione che ci ha subito bendisposti alla lettura.
D’altronde eravamo già piacevolmente pronti a leggere, per ultimo, il primo libro di Dario Ferrari, dopo avere letto i più noti La ricreazione è finita e L’idiota di famiglia, usciti entrambi per i tipi di Sellerio, rispettivamente nel 2023 e nel 2026.
Questo La quarta versione di Giuda del – all’epoca – trentottenne viareggino ci mostra ancora una volta la sua cultura non comune, fatta di scelte molto personali. Ne è prova lo stesso titolo borgesiano.
L’autore ha alle spalle un liceo classico, una laurea in filosofia, ma non sono certo questi titoli di studio a farne una persona colta.
Una persona colta in maniera totalmente non scolastica.
Uno scrittore a cui va riconosciuta, oltre alla cultura, una verve particolarissima che sa ben unire originalità, autenticità e ironia.
Un caleidoscopio di personaggi curiosi, presentati con sopraffino humour, si muovono in questo libro a Viareggio, tra luoghi noti a chi è del posto o a chi ha letto autori come Tobino.
Ci sono i quartieri Darsena e Campo di Aviazione, le centralissime vie IV novembre e Zanardelli. Poi c’è la pasticceria Gambalunga, il bar Stadio, il caffè Margherita, il ristorante da Romano, il Club Nautico, il Circolo Ricreativo Operaio.
Viareggio domina con il canale Burlamacca, ma ci si sposta anche a Casoli, a Carrara, a Marlia, a Pietrasanta.
Ci sono i quotidiani locali: «La Nazione» e «Il Tirreno».
Pia Tomei, vedova Palestini, Anna Vinadio, la facoltosa zitella, suor Tarcisia dall’alito fetido, il dottor Ferri, il geometra Fontana, professor Bercoli, Enrico l’organista, il commissario Klaus (il cui padre «con un debole per Kinski di cui il figlio pagherà per sempre le conseguenze») Russo, le amiche del burraco sono solo una parte degli attori di questo libro.
E visto che uno dei personaggi principali è un prete, don Tony («nome da vaudeville», ci dice ironicamente Ferrari), non mancano riferimenti a La messa è finita di Nanni Moretti e al prete operaio di Viareggio, perché non mancano mai riferimenti storici nei libri di questo autore: qui, probabilmente, si tratta di don Sirio Politi.
Il suo prete, invece, il suo don Tony, pesa 140 Kg. e «usa il cibo come una droga». “Si fa” infatti di Baci Perugina, di Kinder Pinguì, di Grisbì «ottima approssimazione al divino».
Ci si muove nella quotidianità di programmi e personaggi televisivi da Chi l’ha visto? a Don Matteo, da Fabio Fazio a Maria De Filippi. Senza tralasciare, ovviamente, Radio Maria.
Ma si menziona anche il passato (prossimo?) con gli Oasis, la Media Unica, il caso Lavorini.
Si toccano argomenti pesanti come l’aborto e il suicidio.
Si disquisisce sui gialli, sulla differenza tra gialli e noir; si nominano grandi autori di questo genere, da Simenon a Fruttero e Lucentini.
Già in questa opera prima, l’autore usa un doppio registro, una narrazione parallela.
In questo caso è il commissario che deve indagare sul delitto che a sua volta scrive un giallo ed è alle prese con la creazione di un “suo” commissario.
Insomma il divertimento è garantito con La quarta versione di Giuda che riesce inoltre a farci ripercorrere classici della letteratura, nomi di filosofi, vite di santi, film gialli e non solo.
Tutto rigorosamente all’insegna della leggerezza.
La quarta versione di Giuda di Dario Ferrari, Milano, Mondadori, 2020