Possiamo dire che noi c’eravamo trent’anni fa e uscimmo dal teatro (il Teatro del Giglio di Lucca) con la sensazione di avere visto uno spettacolo unico.

Ora a Milano ci ha colto la stessa sensazione.

Basterebbe la scelta del manifesto dello spettacolo, con il papa di Francis Bacon, quel Ritratto di Innocenzo X, uno dei “Papi Urlanti” del pittore britannico, opera angosciosa che basandosi sul capolavoro di Diego Velásquez, con la sua decostruzione dell’immagine, con un’espressione di terrore e agonia, ne dà una reinterpretazione radicale.

In altre parole: ne cattura l’essenza e la trasfigura in un’icona di tormento moderno.

Nella Trilogia degli scarrozzanti, di cui fa parte Edipus insieme ad Ambleto e Macbetto, scritta per Franco Parenti, è interessante ricordare le copertine scelte dall’editore alla prima pubblicazione.

Così nel ’72 Rizzoli mette in copertina Testa di giovane morto di Théodore Géricault per Ambleto; nel ’74 un dettaglio di Giuditta e Oloferne di Caravaggio per finire nel ’77 con Testa d’uomo di Théodore Géricault.

Testori, grande appassionato nonché esperto d’arte, entra in questi testi classici e li trasforma usando una lingua straordinaria che Raboni ha giustamente definita «gloriosamente e oscenamente viva, allestita con i resti di tutte le lingue morte o agonizzanti del mondo».

Anche interessante è ricordare il giudizio di Roberto Rebora su Franco Parenti, per lui non del tutto adatto a interpretare i protagonisti dei questi testi.

E proprio dopo la morte di Testori ecco che la Compagnia Lombardi-Tiezzi mette in scena nuovamente un Edipus il cui unico attore, Sandro Lombardi, toscano, risulta l’interprete ideale di questo testo e, come è stato detto, è un toscano a rendere i panni di un Edipo brianzolo, nonché di Laio e Giocasta.

Così, con la lingua degli “scarrozzanti”, è questa compagnia itinerante di guitti che, con le opere di Shakespeare e Sofocle, mette in scena sé stessa nel suo tragico presente.

E in Edipus si concentra sul drammatico rapporto padre-figlio, in cui si mescolano mito e realtà personali, perché il teatro di Testori affronta i nodi più profondi della condizione umana.

Ora, trent’anni dopo, lo spettacolo ha un nuovo incipit e Sandro Lombardi inizia proprio con un «Caro Giovanni, caro Federico».

È chiaro che Giovanni è Giovanni Testori e Federico è Federico Tiezzi, il regista.

E se trent’anni fa tutti i personaggi (Laio, Iocasta, Edipus) erano interpretati da un solo attore, Lombardi, unico sulla scena, oggi lo stesso attore, che continua a interpretarli, è però coadiuvato dalla figura rossa del suggeritore, suggeritore e sorta di servo di scena.

Tutto si mescola in questo spettacolo: la vicenda di Edipo che viene attualizzata nella Brianza dei fabbricanti di mobili, da Meda a Lissone, sullo sfondo di un letto, parte fondamentale della scena e, diremmo, dello spettacolo (secondo le indicazioni date dallo stesso Testori).

Un letto che è lui stesso personaggio, personaggio-luogo dove avvengono tutti i drammi.

Testori, come abbiamo detto, è un grande appassionato d’arte, ma è pure un letterato finissimo, con “citazioni”, seppur indirette, di autori come Joris-Karl Huysmans nel suo elenco di pietre preziose e semipreziose in À rebours.

Naturalmente è eccezionale la traduzione nella lingua testoriana: «[…] tutti de agata, tutti de berilli, tutti de calcedoni, de crisopazzi, de diaspri, de cianiti, de lazzuriti, de rodoniti, de opali, de copali, de sterliti, de zirconi e de ziositi.»

Non mancano anche citazioni musicali come la colonna sonora di Nino Rota composta per Rocco e i suoi fratelli, film tratto dal testoriano Il ponte della Ghisolfa e Un anno d’amore, resa celebre da Mina, per la scena di amplesso tra Edipo e Iocasta.

Ma la rappresentazione, con la sua lingua cruda e violenta, esprime magnificamente il dramma del sesso in tutte le sue possibilità e straziante è l’implorazione di Edipo di fronte alla madre morente: «Di’ che sei anca un po’ contenta… contenta de me, de te, della follaria che abbiamo combinato…

«Ha fatto di sì con la crappa; l’ha anca sussurrato, spettaculanti… Ma disendo de sì, vardate, è ispirata, ‘me ci vegnisse fuori dai labbri ‘na rosa…»

E, a fine spettacolo, non manca un saluto di Lombardi alla Vanoni, da poco mancata: «Ornella come la musa, la sirena…»

Grande, grandissimo Sandro Lombardi a cui non ci resta che dire grazie per avere avuto il coraggio (e la bravura) di riproporre dopo trent’anni questo testo.

E grazie anche a Antonio Perretta che ha saputo con garbo duettare con lui.

Non dimentichiamo, o meglio vogliamo ricordare, anche il Lombardi scrittore e il suo Gli anni felici: un titolo che è quasi una dichiarazione d’amore per il teatro.

Pubblico del Teatro Studio Melato in piedi ad applaudire come solo si fa con i grandi.

Edipus

Trent’anni dopo di Giovanni Testori, regia di Federico Tiezzi con Sandro Lombardi e Antonio Perretta

Milano, Teatro Studio Melato, 25-30 novembre 2025

In apertura e all'interno, foto di Mariapioa Frigerio