Hartmut Rosa, erede della Scuola di Francoforte, insegna Sociologia generale all'Università Friedrich Schiller di Jena e dirige il Max-Weber-Kolleg di Erfurt. Nel 2022 fu invitato dalla diocesi cattolica di Wurzburg a tenere una lezione sul rapporto tra democrazia e religione.
L'editrice Il Mulino ha pubblicato in italiano il testo rivisto dall'autore (Hartmut Rosa, Perché la democrazia ha bisogno della religione, Il Mulino 2025), con un'introduzione di Mauro Magatti, docente di Sociologia generale all'Università Cattolica di Milano.
Il filosofo e sociologo tedesco è noto per la sua teoria dell'"accelerazione" delle nostre società. Egli non si accoda alle Cassandre della modernità, che predicano la decrescita e sono nostalgiche della lentezza della società tradizionale, ma propone un antidoto davvero efficace agli effetti depressivi e alienanti di un mondo che corre velocemente.
Stasi iperaccelerata
Rosa parla di una "stasi iperaccelerata": più acceleriamo, più perdiamo il senso del movimento. Le nostre vite sono piene ma non dense. Siamo immersi in un flusso continuo di stimoli, senza però riuscire a costruire una relazione autentica con il mondo.
Rosa scrive: "Non occorre decrescere ma 'risuonare'". Ed ecco allora la "risonanza" come antidoto al senso di vuoto provocato da un'accelerazione fine a se stessa.
Ma cos'è questa risonanza? È l'esperienza tutta musicale di una relazione con il mondo fatta di scambi e di accumulazioni.
Questa idea di risonanza non è nuova. Essa attraversa la storia della filosofia. Da Aristotele a Merlean-Ponty, passando per Spinoza, Rousseau e Marx, numerosi sono i filosofi che hanno riflettuto su come costruire giusti rapporti con il mondo, con gli altri e con noi stessi. Ma Rosa va più lontano. Immagina la "risonanza" come un'esperienza di reciprocità che dà senso alla vita umana.
I quattro momenti
Per lo studioso tedesco, la risonanza ha quattro momenti caratterizzanti.
Il primo è "l'affetto, la sensazione di essere toccati da qualcosa, (...) l'invocazione".
Il secondo momento è "l'autoefficacia, (...) la sensazione di essere connessi che implica l'ascolto e la risposta; (...) è il momento in cui ci sentiamo vivi".
Il terzo momento della risonanza è "la trasformazione, (...) in cui cominciamo a vedere diversamente il mondo, o a pensare in modo diverso".
Il quarto momento è quello in cui "elaboriamo un nuovo pensiero e una nuova pratica, in una modalità imprevedibile, cioè al di fuori del nostro controllo".
Parlando del rapporto tra democrazia e religione, il filosofo Jürgen Habermas ha affermato la necessità di integrare la religione nella sfera pubblica attraverso la mediazione razionale, accettando che il credente partecipi alla discussione pubblica "in lingua religiosa". Rosa affronta lo stesso tema, cambiando visuale. Propone, infatti, una prospettiva esistenziale e fenomenologica per fare in modo che la religione aiuti i cittadini a coltivare una sensibilità religiosa. I due approcci non sono in contraddizione, ma si integrano perfettamente.
La democrazia non funziona in modalità aggressiva
Nelle democrazie contemporanee c'è il rischio di un cambiamento letale nella cultura politica. L'avversario politico non viene più visto semplicemente come un interlocutore con cui confrontarsi, ma piuttosto come un ripugnante nemico da mettere a tacere.
Ebbene, il filosofo e sociologo tedesco afferma che "la democrazia non funziona, in modalità aggressiva". E rievoca, attualizzandola, la preghiera del giovane Salomone scelto inaspettatamente da Dio per essere re: "Concedimi un cuore che ascolta!".
"Già nella Bibbia - dice Rosa - il cuore che ascolta è una precondizione per il successo del potere politico, cioè per un buon governo".
Infatti, la democrazia si basa su una promessa e può funzionare solo quando tutti hanno una voce che può essere ascoltata e orecchie per ascoltare la voce degli altri.
Non dovremmo volere che qualcuno taccia solo perché ci appare un traditore, un idiota o un ostacolo. Dovremmo, invece, ascoltare questa persona proprio perché è diversa.
La democrazia si salvaguarda se si riduce fino ad eliminare l'aggressività, la polarizzazione tra estremi, la radicalizzazione delle posizioni.
È per questo che - secondo Rosa - le tradizioni religiose e le istituzioni come le chiese devono poter mettere a disposizione le proprie narrazioni, i propri domini cognitivi, i propri riti, le proprie pratiche e i propri spazi. In questi un cuore che ascolta può venire coltivato e sperimentato.
Il nostro autore è ben consapevole che, nella storia e anche nell'attualità, le religioni sono state e sono anche scaturigini di fondamentalismi e di guerre. E dunque anche le chiese devono rifondarsi, ripristinando la risonanza.
Lo studioso è ben consapevole anche che non solo le religioni sono serbatoi di idee e di pratiche dove sperimentare la risonanza. E dunque la democrazia deve garantire sempre e dovunque libertà religiosa e libertà di pensiero.
Crisi di invocabilità
La conclusione a cui perviene Rosa è che nella "crisi di invocabilità", che riguarda sia le fedi che la democrazia, "dobbiamo concedere a noi stessi di essere invocati, di ricevere la parola altrui, di vivere in uno stato di risonanza, se vogliamo che la democrazia abbia successo".

Hartmut Rosa, Perché la democrazia ha bisogno della religione, Il Mulino 2025
In apertura, opera di autore non identificato. Foto di Olio Officina