C’è un momento, all’inizio di ogni laboratorio sensoriale di olio, in cui si chiede ai partecipanti di fermarsi.  È un invito a mettere da parte le aspettative, le etichette e le abitudini per fare una cosa apparentemente semplice ma in realtà complessa: ascoltare.
Ascoltare i propri sensi, spesso poco allenati, e riscoprire un linguaggio antico e immediato, quello della percezione. Non si tratta di una classica degustazione, ma di un’esperienza dove tutti i cinque sensi sono protagonisti.  

Ogni partecipante si approccia all’assaggio seguendo una propria modalità. C’è chi, ad esempio, si lascia subito sorprendere dal colore dell’olio e dalla densità con cui esso scivola nel vetro. A differenza della degustazione professionale, che non considera il colore un parametro di valutazione utilizzando bicchierini di colore blu, nel laboratorio sensoriale l’impatto visivo è molto importante. Per molti l’olio comunica grazie alla luce che lo attraversa e al movimento nel bicchiere. La vista in questo caso non serve ad esprimere un giudizio, ma solo ad orientare l’attenzione.

Altri sono impazienti di annusare, avvicinano il bicchierino al naso e chiudono gli occhi. In un istante, l’olio diventa un prato, una bruschetta fragrante, una cucina d’infanzia. La memoria olfattiva è fatta di ricordi ed emozioni: riconoscere un aroma non è solo una questione tecnica, ma significa riconoscere qualcosa di sé. L’olfatto permette di esplorare i profumi dell’olio, dai sentori erbacei freschi a quelli più maturi, ed è fondamentale per riconoscerne la fragranza e individuare eventuali difetti.

C’è poi chi non vede l’ora di assaggiare, per immergersi nei sapori che un buon olio extra vergine di oliva sa offrire. È dall’incontro tra gusto e olfatto che nasce l’aroma, capace di evocare la frutta, il mondo vegetale come il carciofo o il cardo, fino a leggere note speziate. A volte l’amaro sorprende, ma pian piano le sensazioni prendono forma e trovano una direzione. Non tutti lo apprezzano, ma è un indicatore di qualità che denota la presenza di fenoli, preziosi antiossidanti. Così come il piccante, che non è un gusto ma una percezione tattile.

Prima ancora di assaggiare l’olio, il bicchierino va scaldato tra le mani per permettere agli aromi di sprigionarsi al meglio. L’esperienza tattile inizia dal contatto della mano con il recipiente e prosegue con la morbidezza del fruttato, la piccantezza che solletica il palato e la consistenza dell’olio. La degustazione, in fondo, non richiede velocità, ma solo ascolto e pazienza.

C’è anche chi parla poco e si sofferma sul rumore leggero del bicchierino che si appoggia al tavolo e poi sulle note musicali. Sì, perché durante il laboratorio, si ascoltano anche diversi generi musicali. La musica traduce i profumi in suoni, restituendone l’intensità e la profondità.

Come le note olfattive, anche quelle musicali hanno toni alti e bassi, accordi delicati o decisi: un linguaggio parallelo che aiuta a percepire le sfumature dei sentori in modo più consapevole.

Quando arriva il momento della cosmesi, l’olio non è più solo cibo da assaporare, ma diventa anche un elisir di bellezza da sentire sulla pelle, dove i cosmetici che contengono olio Evo vengono utilizzati come strumenti complementari per arricchire l’esperienza, stimolando i sensi da prospettive inedite.

I laboratori di degustazione di olio nascono per trasformare un gesto quotidiano in un’esperienza di consapevolezza diretta delle proprie capacità sensoriali, attraverso l’educazione alla percezione e all’allenamento dell’attenzione. Il percorso include giochi sensoriali guidati, senza risposte giuste o sbagliate, dove ogni partecipante è invitato a riconoscere e a raccontare ciò che percepisce, rafforzando il legame tra esperienza, emozione e memoria Si approfondiscono, inoltre, le proprietà dell’olio Evo come prezioso alimento fonte di benessere, imparando anche a distinguere diversi tipi di olio al momento dell’acquisto.

Scrivere le proprie impressioni sulla Parte Sensoriale crea un clima di condivisione che amplia lo sguardo individuale, favorendo relazione, ascolto e collaborazione e rendendo l’esperienza particolarmente adatta al team building.

È importante ricordare che non tutti possono o riescono ad utilizzare i sensi nello stesso modo. Eppure, ognuno, al termine del laboratorio, porta con sé una nuova comprensione dell’olio e una scoperta personale: magari un profumo che credeva di aver dimenticato, oppure una consapevolezza dei propri sensi che non pensava di avere.

Il laboratorio sensoriale non esalta i sensi perfetti, ma il rispetto delle differenze. E l’olio extra vergine di oliva, come ogni esperienza autentica, sa parlare a ciascuno con il linguaggio che egli stesso può ascoltare.  Dietro ogni buon olio c’è una storia da riconoscere, ascoltare e, infine, assaporare.

In apertura, in primo piano Eleonora Cuttica mentre conduce un laboratorio sensoriale presso l'Enoteca Regionale di Acqui Terme con le donne operate al seno dell'associazione nazionale ANDOS. Così pure nella foto all'interno dell'articolo, dove troviamo in evidenza Gabriella D'Amico. Nel corso della quindicesima edizione di Olio Officina Festival sabato 24 gennaio condurranno il "LaboratOlio sensoriale". Corpo e memoria in ascolto. Esperienza in una RSA ad Alessandria; e, nella sala plenaria Giardino d'inverno, sarà possibile seguire lo slot dal titolo "Corpo e memoria in ascolto", dove si comprenderà cosa sia emerso dal “LaboratOlio sensoriale”. e capire di conseguenza il perché una simile esperienza diventa, per come è stata concepita, utile e fondamentale al punto tanto da essere proposta su larga scala agli operatori delle residenze socioassistenziali. Intervengono Eleonora Cuttica, ideatrice del progetto; Gabriella D’Amico, medico; Samantha Gallese, psicoterapeuta; Valentina Pettinato, logopedista; Alessandro Chiapuzzo, direttore Residenza socioassistenziale “Nicola Basile” di Alessandria.