Non posso dire di aver riscontrato maggior problematiche da parte delle aziende olearie rispetto ad aziende di altri settori merceologici.
Tuttavia, soprattutto in passato, esisteva una scarsa predisposizione al design da parte dei produttori di olio. Ho visto tante etichette realizzate da stampatori piuttosto che da designer e questo ha portato il settore oleario ad un livello amatoriale da punto di vista grafico.

Con gli anni, per fortuna, le cose sono migliorate: tante ormai sono le bottiglie di Evo con etichette dalla grafica notevole. Certo, rimane ancora molto da fare per raggiungere i livelli dei concorrenti stranieri, ma la tendenza al miglioramento prosegue progressivamente.
Ritengo comunque che la domanda fondamentale sia estendibile alle aziende di tutti i settori: cosa mi aspetto dunque come designer dalle aziende?

Il quesito potrebbe avere una risposta ovvia: più investimenti da parte delle aziende. In effetti, come designer, il fatto di poter contare su un buon budget per i progetti mi permette di pensare alla progettazione con maggiori possibilità di realizzazione. Questa condizione è sicuramente importante e va sostenuta per poter migliorare il quadro generale della progettazione grafica, soprattutto nell'universo dell'olio che pecca storicamente di progettazione grafica. Però, lavorando da anni con piccole e medie imprese che non hanno a disposizione grande cifre per il packaging, devo ammettere che non solo di soldi vive l’immagine di prodotto.

Il settore dell'olio extra vergine di oliva non può rinunciare all'apporto del design

Tornando al mondo dell'olio extra vergine di oliva, mi preme fare notare l'apporto che il design può dare a questo specifico settore. In qualche modo ribalto la domanda del titolo per spiegare il potenziale che il design può generare sull'immagine degli oli. Una bottiglia d'olio extra vergine veicola un prodotto tra i più ragguardevoli della nostra tradizione agricola; una vera eccellenza che già solo per questo meriterebbe la massima attenzione riguardo la sua rappresentazione grafica. L'aspetto più rilevante però risiede nell'immaginario sensoriale che l'extra vergine emana; il suo consumo propaga sensazioni che svelano le sue mille sfumature di sapori. Su queste caratteristiche, come per il vino, il design può dare un contributo notevole per valorizzare le specifiche di ogni Evo. In effetti, un bravo designer sa cogliere e interpretare in modo originale i valori che ogni tipologia di olio può racchiudere. In questo modo, l'uso del design permette di esaltare le peculiari gradazioni di gusto, tipiche e esclusive per ogni pregiato olio del territorio italiano. L'affermazione grafica di questi valori contribuisce alla personalità unica del prodotto. Quest'attitudine distintiva è un aspetto fondamentale per fare la differenza sugli scaffali. Farsi notare tra le mille proposte della concorrenza è una prerogativa importante per assicurarsi una fetta del mercato. Come si può intuire, la risposta più esaustiva alla domanda iniziale è la seguente: mi aspetto che l'azienda olearia investa nel design per contribuire a migliorare le vendite dei suoi prodotti.

Certamente i committenti possono pensare che in teoria è tutto bello ma che in pratica il prezzo da pagare è troppo alto. Effettivamente, ho dovuto scontarmi molto spesso con committenti che hanno manifestato questo comportamento, rinunciando così a investire nei progetti. Va però fatta una considerazione sul costo dei lavori, in particolare per il settore dell'olio. Prendendo atto che la parte più consistente dei costi va alla produzione dei progetti di packaging, è sorprendente osservare come molti progetti costosi non sembrino frutto del lavoro di un designer, in quanto può accadere che vengano impiegati materiali o contenitori dai prezzi proibitivi, ma il risultato finale lasci a desiderare dal punto di vista grafico. È un comportamento che riscontro spesso nel mondo degli oli; le marche si appoggiano su contenitori costosi ma che non servono ad elevare la scarsa identità grafica.

Il design è un investimento vantaggioso per le aziende olearie

Il paradosso sta proprio nel fatto che i designer preparati, invece, permettono di ottenere lavori di altissimo livello senza che i costi di produzione siano per forza esorbitanti. Possiamo dunque affermare che il costo del design è un investimento relativo che torna a favore dei clienti. In questo senso, mi è capitato più volte di creare soluzioni con costi minimi di realizzazione ma che hanno avuto un ottimo riscontro da parte dei committenti e soprattutto dei consumatori. Dunque si può ribadire che una buona veste grafica dei prodotti non dipenda necessariamente da un budget elevato.

E allora cosa aspettarsi dalle aziende? In fondo quello che conta soprattutto è la loro fiducia nella progettazione dell'identità dei prodotti. Dico questo perché le aziende hanno tendenza a non fidarsi, per paura di investire soldi e non raggiungere gli opportuni obiettivi, e questo vale anche per le aziende olearie.

È anche vero, purtroppo, che l'avvalersi di professionisti non sempre vuol dire conseguire i traguardi auspicati: non tutti i grafici o tutte le agenzie brillano per preparazione e competenza nel settore. Questo stallo di aspettative lascia spazio alle iniziative personali, in capo ai titolari o ai product managers. Inutile dire che quasi sempre il risultato di questi raffazzonati progetti convince solo i loro creatori improvvisati. Purtroppo, dalla mia esperienza, posso dire che nel packaging design queste derive personali sono ancora ben evidenti, anche da parte di produttori di olio di oliva, almeno in Italia.

Dare fiducia ai designer per aumentare la credibilità delle marche

L'influenza dei responsabili aziendali sui progetti determina la buona sorte di un packaging. L'imposizione di proposte creative da parte dei committenti, senza margine di intervento da parte del designer, raramente produce soluzioni grafiche accettabili. Per queste ragioni, il design dovrebbe sempre essere il conseguimento positivo di un rapporto di cooperazione tra cliente e progettista. Una fruttuosa collaborazione assicura progetti efficaci aumentando così la credibilità delle marche. Penso che una buona parte delle responsabilità sul cattivo esito dei progetti sia comunque imputabile ai designers. In effetti, come non ritengo giudizioso il diktat dei padroni, non ritengo altrettanto praticabile realizzare proposte che non considerino le volontà dei committenti. Dunque, la parte più difficile di un lavoro rimane capire cosa vuole il cliente. Ecco perché non dovrebbe accadere che un cliente ti chieda un preventivo e quello rimanga l'unica indicazione sull'orientamento del lavoro. Eppure a me è capitato parecchie volte. Ma non può nemmeno essere possibile che un grafico proceda senza aver colto cosa veramente il committente si aspetta dal progetto richiesto. E anche questo succede tante volte.

Per concludere

In conclusione mi piacerebbe che ci fosse più disponibilità, in parte economica, ma innanzitutto più apertura al confronto da parte anche delle aziende olearie. Una richiesta di packaging non può limitarsi a un ordinario assemblaggio grafico: questo va capito e per questo il committente deve adoperarsi per permettere al designer di operare nelle migliori condizioni possibili. Da parte sua il designer deve cercare di ottenere questo indispensabile dialogo, deve in qualche modo tirare fuori dal cliente cosa lui si aspetta dal lavoro.

In apertura, particolare di un lavoro di Toni Traglia