In un mondo in cui a ogni passaggio d’anno si ripetono stancamente i soliti auguri, io preferisco oltrepassare ogni limite, augurando di abbracciare non qualcosa di generico e pronto all’uso, alla portata di tutti, ma qualcosa che ha a che fare con il sogno, il desiderio, l’aspirazione a qualcosa di molto elevato, al punto da sembrare impossibile da raggiungere.
Auguro perciò a tutti di avere il coraggio di abbracciare l’utopia, con tutte le conseguenze che ne derivano, comprese le delusioni, l’amarezza di non portare a termine le proprie ambizioni.
Invece occorre accettare i rischi di fallire, anche perché più sono improbabili gli obiettivi, più si ha la certezza di essere destinati alla disfatta, all’insuccesso assicurato.
Utopia. Mi ha sempre affascinato questa parola. Dal greco οὐ «non», e τόπος «luogo»: «luogo che non esiste».
Basterebbe leggere Tommaso Moro, autore nel 1516 del celeberrimo Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia (Un libretto veramente aureo, non meno salutare che piacevole, sullo stato migliore della repubblica e sulla nuova isola Utopia), per comprenderne tutta la dirompente portata.
Può mai esistere una società perfetta? No, è acclarato; ma sta proprio qui la bellezza dell’utopia, nel sapere dell’impossibilità di raggiungere l’obiettivo ma di continuare ad ambire, perseguendo nell'obiettivo, puntando senza alcuna riserva a conseguirlo come fosse qualcosa di fattibile e di certo.
Ecco, in un mondo che si consola con le certezze, aspirare all’incertezza, all’indefinito, all’impossibile è la più bella e appagante sfida.
L’isola immaginaria che ha nome Utopia, in fondo è tutto tranne che un atto autoconsolatorio. Non è da tutti aspirare all’impossibile, perché richiede coraggio, nella piena consapevolezza che tutto ciò che si desidera non lo si raggiungerà mai. Eppure, la bellezza di questa ammirevole ambizione sta tutta nell’accettare la sfida, una sfida impossibile.
Ecco cosa auguro per questo 2026. Tanta, tanta utopia.
In apertura, foto di Olio Officina. Opera di un autore non identificato