L'intervento Usa in Venezuela lascia sgomenti. In esso traspare quello che sarà il nuovo ordine mondiale: la cinica e costante azione di ogni superpotenza nella propria area di influenza in base ai propri interessi.
Non va, tuttavia, mai dimenticato che il vecchio ordine mondiale è saltato con l'invasione russa dell'Ucraina. E la pace in quell'area non c'è ancora perché l'invasore non la vuole.
Inoltre, va considerato che l'intervento Usa in Venezuela non è assimilabile al fallimentare tentativo di esportare la democrazia in Iraq o, in passato, in Vietnam. Non è stata una guerra. L'intervento militare è durato solo 60 minuti. La popolazione civile non ha subito alcun danno.
Inoltre, Trump non ha agito in modo estemporaneo. La sua iniziativa era stata preannunciata un mese fa con il documento "National Security Strategy".
Dopo la cattura di Maduro, torna sulla scena politica venezuelana Maria Corinna Machado, la legittima vincitrice delle ultime elezioni politiche. Tutti gli osservatori internazionali hanno dichiarato che Maduro ha sovvertito l'esito del voto. Non a caso a Machado è stato assegnato il premio Nobel per la pace.
Ora saranno i venezuelani a decidere democraticamente, in libere elezioni, se confermare la fiducia a Machado come presidente.
Si poteva fare diversamente? Certo che si poteva fare in un altro modo!
Ma se le superpotenze restano queste e solo queste (l'America di Trump, la Cina di Xi e la Russia di Putin), le regole sono quelle che vediamo.
Solo l'Ue possiede, potenzialmente, le risorse morali e politiche per guidare la costruzione di un nuovo ordine mondiale rispettoso dei principi fondativi dell'Onu e della Carta dei diritti umani.
Ma l'Ue è rimasto un nano politico nello scenario internazionale. Potrebbe svolgere un ruolo di primo piano solo dopo aver completato il proprio processo di integrazione.
Manca però un progetto concreto. Esso può scaturire solo da un grande compromesso tra forze europeiste e forze sovraniste. Si tratta di definire un percorso di integrazione differenziata che veda protagonista un nucleo ristretto di paesi nell'aderire ad una entità sovranazionale, democraticamente legittimata ad esercitare la sovranità esclusiva su un "pacchetto" molto ridotto di competenze. Quali? Politica estera, difesa, sicurezza alimentare, clima, sicurezza energetica, demografia e migrazioni, "agenda Draghi". Tutte le altre competenze non indispensabili che oggi l'Ue gestisce con grande dispendio di risorse e di tempo, dovrebbero tornare nella disponibilità degli Stati nazionali. Naturalmente resterebbe il mercato unico di cui continuerebbero a beneficiare tutti i 27 paesi membri.
Quali forze politiche prendono l'iniziativa per avviare tale percorso e conseguire questo risultato?
Solo così potremo fermare l'avvio di un ordine mondiale che non ci piace e immaginarne un altro.
In apertura, opera di Alejandro de la Sota, foto di Olio Officina