L’atmosfera natalizia piace, è perfino suggestiva, ma resta solo un abbaglio. Mentre tutti siamo impegnati a dispensare affettuosi auguri, di fatto nulla cambia, rispetto alla nostra più intima natura. Se si è profondamente buoni, lo si è sempre, e se si è cattivi, nessun Natale potrà mai scalfire la corazza che rende impenetrabile un animo votato al male. Il Natale è solo una parentesi edificante che cade al momento giusto, in chiusura d’anno, quando ci si predispone al passaggio al nuovo che di lì poco verrà, e tutto ci sembra più ovattato, ben disposti come siamo a essere accondiscendenti, almeno nella formalità gestuale fatta di sorrisi, baci e abbracci di circostanza, ma poi, al netto di tutti i rituali, cosa ci resta, se non la consapevolezza che si continuerà a vivere come sempre abbiamo vissuto?

Non è un augurio dissonante il mio, per carità, anche perché augurare buon Natale è sempre cosa buona e opportuna. Ma quanti si fermano a riflettere sul significato di questa ricorrenza andando oltre la superficie delle parole?

Anni fa, nel 2019, pubblicammo proprio qui, su Olio Officina, un editoriale di Sante Ambrosi, che mi pare giusto riproporre. Si intitolava “Il Natale della madre di Gesù” ed è possibile leggere integralmente il testo cliccando QUI.

Ecco, cosa aspettarci, oggi, da una società che si è secolarizzata e ha perso Dio?

Non si tratta di essere credenti o atei, perché ciò che abbiamo perso in realtà non è tanto la fede - che può anche non esserci - quanto il senso stesso del sacro, che esula e va oltre il concetto stesso di Dio. Già partire da questa consapevolezza è un buon segnale per ripartire e riprendere il senso profondo del nostro essere nel mondo. Può essere sufficiente questa riflessione per augurarvi buon Natale? Io ci ho provato. Tantissimi auguri, allora. Siate voi sessi, sinceri, veri, ma coltivando sempre il bene.

In apertura, foto di Olio Officina. Opera esposta in Svizzera, artista non identificato