Ogni giorno scorriamo decine di pagine web, social network, e-commerce e applicazioni. Alcuni contenuti ci lasciano indifferenti. Altri, invece, ci spingono a continuare, a cliccare, a esplorare.
Perché?
La risposta è nel cervello. Più precisamente nella dopamina, il neurotrasmettitore associato alla motivazione, all’anticipazione e alla ricompensa.
Anche nel mondo dell’olio, comprendere questi meccanismi può fare la differenza tra una presenza digitale che viene ignorata e una che coinvolge davvero il consumatore.
Il cervello ama le piccole ricompense
Contrariamente a quanto si pensa, la dopamina non è il neurotrasmettitore del piacere. È soprattutto il neurotrasmettitore dell’attesa.
Si attiva quando il cervello percepisce la possibilità di ottenere qualcosa di interessante:
- una scoperta
- un'informazione utile
- una sorpresa
- una conferma
Ogni volta che riceviamo un piccolo segnale positivo, il cervello registra una micro-ricompensa.
Nel digitale queste ricompense sono ovunque.
Che cosa sono i microfeedback
Un pulsante che cambia colore quando viene premuto.
Una conferma dopo aver inviato un modulo.
Un'animazione che accompagna un acquisto.
Una barra di avanzamento che mostra quanto manca al completamento di un'azione.
Sono tutti microfeedback.
Piccoli segnali che comunicano al cervello: "stai andando nella direzione giusta".
Sembrano dettagli. In realtà migliorano l'esperienza dell'utente e riducono l'incertezza.
Il problema di molti siti del settore oleario
Molti siti aziendali sono progettati per mostrare informazioni, ma non per accompagnare il visitatore.
L'utente clicca e non riceve alcun riscontro.
Compila un modulo e non sa se è andato a buon fine.
Naviga senza capire dove si trova.
Il cervello interpreta questa mancanza di feedback come una forma di attrito. E quando aumenta l'attrito, diminuisce il coinvolgimento.
La soddisfazione nasce dalla fluidità
Uno dei principi fondamentali del neuromarketing digitale è che il cervello preferisce ciò che appare semplice e fluido.
Ogni volta che un'azione riceve una risposta immediata, il percorso diventa più gratificante.
Non servono effetti speciali.
Bastano:
- conferme chiare
- messaggi rassicuranti
- percorsi intuitivi
- interazioni semplici
La sensazione finale è quella di aver vissuto un'esperienza piacevole.
Anche l’olio può creare ricompense digitali
Un'azienda olearia può utilizzare questi principi in molti modi.
Un quiz per scoprire l'olio più adatto ai propri gusti.
Una guida gratuita scaricabile dopo l'iscrizione alla newsletter.
Un percorso che accompagna il visitatore alla scoperta delle cultivar.
Una degustazione online con contenuti esclusivi.
Ogni passaggio completato genera una piccola gratificazione e mantiene viva l'attenzione.
L'importanza della sorpresa
La dopamina aumenta quando esiste un elemento inatteso.
Per questo il cervello ama le sorprese.
Nel digitale possono essere:
- contenuti esclusivi
- consigli personalizzati
- curiosità sul mondo dell'olio
- esperienze interattive
La sorpresa non deve essere artificiale. Deve essere utile.
Quando il consumatore scopre qualcosa che non si aspettava, aumenta il coinvolgimento e cresce la probabilità che ricordi il brand.
Dal click alla relazione
L'obiettivo non è ottenere più click.
L'obiettivo è creare un'esperienza soddisfacente.
Ogni interazione positiva costruisce fiducia. Ogni piccolo feedback rafforza la relazione tra azienda e consumatore.
Nel tempo, queste micro-esperienze diventano percezione di qualità.
Il digitale come esperienza sensoriale
Spesso si pensa che il digitale sia freddo e impersonale.
In realtà può essere progettato per coinvolgere, accompagnare e gratificare.
Anche nel mondo dell'olio, un sito web, una newsletter o un social network possono trasformarsi in strumenti capaci di generare emozioni e creare connessioni.
Perché il cervello non ricorda soltanto ciò che vede.
Ricorda soprattutto come si è sentito durante l'esperienza.
E ogni piccolo click può contribuire a costruire quel ricordo.
In apertura, illustrazione di ABCommunication