In un articolo a firma di Adriano Caramia, apparso sul portale della Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari, si argomenta intorno a una denuncia della Federazione degli agenti e rappresentanti di commercio aderente a Confcommercio riguardo al comportamento assunto da alcune insegne della Grande Distribuzione, le quali hanno invitato i fornitori a escludere gli intermediari dalle trattative. “Questa vicenda – scrive Caramia –  è solo l’ultimo esempio di  disintermediazione, tendenza ormai controversa, che si sta facendo strada nel panorama economico attuale, caratterizzato da una spinta sempre più marcata verso la digitalizzazione. Questa strategia – chiarisce il mediatore Caramia – lungi dall’essere una semplice ottimizzazione dei costi, rischia di smantellare le sinapsi vitali del commercio italiano".

L’intermediazione non sarebbe da ritenere un onere superfluo. “Le aziende di intermediazione, e le persone che le costituiscono, – precisa Caramia – non sono meri passaggi burocratici, ma vere e proprie sentinelle del territorio. Esse portano in dote un bagaglio di esperienze e conoscenze indispensabili per armonizzare le necessità di chi produce con quelle di chi acquista”.

Chi fa da intermediario ha “una profonda conoscenza delle materie prime e degli standard qualitativi” e perciò “garantisce che il prezzo rifletta il valore reale del bene. Si tratta di una tutela fondamentale che mette al riparo entrambe le parti da rischi normativi o derive qualitative”.

Cosa fa l’’intermediario professionista

Il mediatore non fa altro che operare una sintesi che nessun algoritmo è ancora in grado di replicare, calibrando la trattativa su tre pilastri strategici.

  • L’adeguamento al luogo: ogni mercato territoriale ha regole proprie e specificità logistiche. L’intermediario interpreta il contesto, adattando la proposta alle dinamiche locali.
  • La gestione del momento: in mercati volatili, il tempismo è tutto. La capacità di cogliere il momento esatto per concludere un accordo trasforma una transazione ordinaria in un vantaggio competitivo.
  • L’equilibrio delle dimensioni: l’intermediazione livella le asimmetrie tra i giganti della GDO e le PMI. Grazie a una solida preparazione economica, questi professionisti traducono le esigenze di scala dei grandi gruppi nelle capacità produttive d’eccellenza delle piccole imprese.

Agenti e mediatori fulcro delle trattative

Le posizioni sono ferme e perentorie. Non si può transigere. “Delegittimare queste figure significa privare le imprese di una business intelligence essenziale”, chiarisce Caramia.  E prosegue: “Gli agenti e i mediatori non rappresentano un costo passivo: sono attori che operano spesso a performance, assumendosi il rischio d’impresa e garantendo un presidio costante del mercato”.

Ecco allora la necessità di salvaguardare figure che non possono essere derubricate. “La competenza dei mediatori merceologici e degli agenti – conclude Caramia – non è un retaggio del passato, ma una condizione necessaria per garantire trasparenza, equità e tenuta dei rapporti commerciali nel lungo periodo. Innovare non significa eliminare le professionalità, ma riconoscerle come pilastri della competitività nazionale”.

In apertura, foto di Olio Officina