Sono ad oggi 25. Il Ceq, acronimo di Consorzio di garanzia dell’olio Extravergine di oliva di Qualità, compie quest’anno 25 anni. Un traguardo ragguardevole. Si tratta di un’iniziativa tutta italiana, pensata da un gruppo di aziende e organizzazioni di operatori volenterosi e illuminati che, dinnanzi a un’accesa protesta degli olivicoltori baresi, per l’ennesima caduta dei prezzi alla produzione, creano il 19 febbraio 2001 un progetto unico nel suo genere, ambizioso e proiettato al futuro ha ritenuto di riconoscere una premialità per gli extra vergini italiani con parametri di qualità più restrittivi.

Un bollino di qualità, la “Qverde” li avrebbe differenziati dagli extra vergini, mentre una campagna di dieci milioni di lire dell’epoca ne avrebbe accompagnato il lancio.

Crisi economica, competizione crescente, inciampi e perdita di entusiasmo a ridosso della partenza condizionarono il progetto. Tutto da rifare! Ma il bollino è arrivato comunque, nei primi anni dalla nascita, a identificare il 30% del mercato nazionale senza l’attesa campagna di lancio.

“Il paradosso è che i problemi di allora sono quelli di oggi e l’ambizioso progetto del Ceq è tremendamente attuale, malgrado le 50 attestazioni di origine, tra Dop e Igp, che abbiamo ottenuto nel frattempo”, ha affermato i’attuale presidente Zefferino Francesco Monini.

L’origine da sola non salverà il settore”, ha dichiarato Monini. “L’Italia dell’olio è un gigante dai piedi d’argilla che rischia di implodere, se non cambia terreno di gioco e si smarca dai concorrenti”.

“La qualità è l’ultima spiaggia che salverà i nostri oliveti tradizionali chiarisce Monini - il cuore produttivo del paese dove un extra vergine con rese elevate e di qualità, lo si ottiene più facilmente che altrove”.  Da qui nasce la nostra insistenza nel dotarci come Italia di un Sistema di Qualità Nazionale, prima degli altri paesi produttori. “L’Italia è condannata a fare qualità” - conclude Monini - “perché così ci percepiscono i consumatori nel Mondo”.

La qualità di oggi non è quella di ieri e non sarà quella di domani. I paesi concorrenti potrebbero incalzare facilmente anche il nostro ultimo primato se non reagiamo in fretta innovando prima degli altri paesi, scrivendo le regole per produrre e per certificare extra vergini di alta qualità. Un segmento da presidiare prima che sia troppo tardi. Ce lo chiedono i consumatori sempre più disorientati davanti agli scaffali.

Intanto, anche altri produttori europei hanno la nostra stessa visione. QvExtra, un’associazione di 34 produttori spagnoli, ha deciso di condividere lo stesso progetto di qualità e la stessa immagine nel rispetto delle distinte origini.

Il nostro auspicio – sostengono dal Ceq – è che altri produttori italiani ci raggiungano e ci accompagnino in questa sfida: costruire un valore distintivo intorno ad un marchio di qualità collettivo.

La notizia è ricavata da un comunicato diffuso dal Ceq