La Riviera di Ponente si estende da Vesima, ultima propaggine del capoluogo ligure, sino al confine francese, nei pressi di Ventimiglia. Questo lungo tratto di costa, dalle insenature ampie e sabbiose intervallate a promontori aspri e rocciosi, beneficia di condizioni ambientali privilegiate, poiché le Alpi Marittime, che incontrano l’Appennino al Colle di Cadibona, lo proteggono dai venti freddi settentrionali, mentre gli effetti mitigatori del mare consentono di godere di un clima mite tutto l’anno.

Dal 31 marzo 1988 con il termine Riviera Ligure di Ponente si identifica anche una Denominazione di Origine Controllata, articolata attualmente in cinque sottozone geografiche, con diverse tipologie di vitigni (Vermentino, Pigato, Rossese, Granaccia e Moscatello). Molto originale è senza dubbio il Pigato, la cui area di maggior vocazione è situata nell’Albenganese e nella media Valle Arroscia; si riscontrano buone produzioni in altre zone delle province di Savona e Imperia, mentre è scarsamente diffuso nella Riviera di Levante e manca nel resto d’Italia.

Una diatriba mai sopita trae origine dalla possibile sinonimia con il Vermentino. Nei documenti ufficiali Pigato e Vermentino hanno sempre avuto descrizioni differenti, sancite da due distinte catalogazioni nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, ma le caratteristiche proprie dei due genotipi non sono sufficienti ad avallare una distinzione in cultivar separate, come ha dimostrato un’indagine ampelografica comparativa sulle due varietà effettuata nel 1990. In sintesi, non si tratta dello stesso vitigno, ma i due sono con certezza consanguinei.

Con molta probabilità il nome deriva dalla voce dialettale pigàu, che significa “picchettato, puntinato”, per le piccole macchie colore ruggine che punteggiano l’acino, dette localmente pighe.

Sono lontani i tempi in cui il Pigato giocava le sue carte migliori nell’immediatezza del consumo, perché un numero sempre maggiore di produttori si cimenta con tipologie dotate di una significativa prerogativa di evoluzione nel tempo. Questo risultato si ottiene grazie al lavoro in vigna, con cernite severe dei grappoli migliori, e in cantina, dove la fermentazione è spesso preceduta da una macerazione sulle bucce. 

Tra gli interpreti più autorevoli del vitigno si colloca l’azienda Bio Vio, eccellente realtà familiare con sede a Bastia d’Albenga. Segue pratiche agricole sostenibili e nel pieno rispetto dell’ambiente, con certificazione biologica ottenuta ben prima della diffusione su larga scala di questo metodo di coltivazione. Attualmente, da una superficie vitata di circa 10 ettari, si ricavano mediamente ogni anno 60mila bottiglie. La produzione vitivinicola è affiancata da quella di erbe aromatiche, ortaggi e olio extra vergine di oliva da Taggiasca.

L’entusiasmo dei titolari, Giobatta Aimone Vio e la moglie Chiara, ha contagiato l’intera famiglia, impegnata con diverse mansioni. Sotto l’attenta regia della primogenita Caterina, enologa come il marito Vincenzo, il Pigato è declinato in ben quattro tipologie. Dal fragrante Marené all’austero Grand-Père, con lunga macerazione sulle bucce, passando per l’EsSenza, vinificato senza aggiunta di solfiti, è tutto un susseguirsi di emozioni, che trovano la sintesi nel Bon in da Bon. All’interno della gamma aziendale trovano ampio spazio anche le altre varietà tipiche della Riviera di Ponente (Vermentino, Rossese e Granaccia), vinificate esclusivamente in purezza.

La parte amministrativa e gestionale, insieme alla promozione dei prodotti, è affidata a Camilla, mentre il regno di Carolina, la più giovane delle tre, è l’OrtOsteria Renè, un locale che propone piatti tradizionali preparati con ingredienti aziendali o di stretta provenienza locale, abbinati ai vini di casa.

Sotto la lente mettiamo il Pigato Bon in da Bon, traducibile dal dialetto locale come “buono per davvero”. Proviene dai vigneti aziendali esposti a sud-ovest in località Marixe e Salea, nel comune di Albenga, Resie e Ponterotto, in quello di Ranzo, allevati su terreni argilloso-ferruginosi; le piante, di circa 35 anni, assicurano bassissime rese per ettaro. La vendemmia è effettuata tardivamente alla fine di ottobre, circa un mese dopo la prima raccolta. In cantina si procede con una criomacerazione di 24 ore, seguita da una pressatura soffice e da una fermentazione in acciaio a temperatura controllata, condotta con lieviti indigeni. Il vino matura poi per sei mesi, sempre in acciaio, con frequenti bâtonnage, quindi affina in bottiglia per altri due mesi.

Paglierino intenso con vividi bagliori dorati. All’olfatto elargisce sentori di pesca gialla, scorza di cedro, fiori di ginestra, timo, maggiorana, foglioline di basilico, finocchietto selvatico e refoli di macchia mediterranea. L’esordio al palato è generoso e avvolgente, per poi sfociare in una graffiante sapidità, che dirige il sorso verso un rinfrescante finale, lasciando intravedere un grande potenziale evolutivo.

La piacevolezza dell’assaggio ci fa tornare alla mente le parole di Luigi Veronelli: “In Italia, nel mondo quindi, pochi vini eguagliano il Pigato per carattere e razza”.

Servito alla temperatura di circa 12 °C, si abbina con i piatti saporiti della tradizione marinara, oppure con carni bianche delicatamente salsate, come il coniglio alla ligure, impiegando lo stesso vino anche in cottura.

Riviera Ligure di Ponente Pigato Doc Bon in da Bon 2024 - Bio Vio

Pigato 100% - 14,5% vol.

 In apertura, foto di Ilaria Santomanco