Affacciata sul Golfo di Salerno, la Costiera amalfitana si snoda per una cinquantina di chilometri lungo il versante meridionale della Penisola sorrentina. È un areale di struggente bellezza, punteggiato da falesie a picco sul mare e borghi pittoreschi adagiati sui versanti scoscesi, in un susseguirsi di terrazze plasmate dall’uomo colorate da limoni, viti e ulivi. Questo equilibrio tra natura e attività umana rappresenta uno degli aspetti più affascinanti del territorio, riconosciuto nel 1997 dall’Unesco come Patrimonio mondiale dell’umanità.
Il profilo storico della Costiera si lega alla Repubblica Marinara di Amalfi, che tra il IX e l’XI secolo era una delle potenze commerciali più importanti del Mediterraneo; già a quell’epoca il vino prodotto in loco poteva contare su numerosi estimatori nei principali porti raggiunti dalla sua flotta.
Dal punto di vista amministrativo comprende, a partire da ovest, i comuni di Positano, Praiano, Conca dei Marini, Furore, Amalfi, Scala, Atrani, Ravello, Minori, Tramonti, Maiori, Cetara e Vietri sul Mare, tutti e tredici in provincia di Salerno. È la medesima area geografica stabilita nel Disciplinare della Doc Costa d’Amalfi, del 1995, che al suo interno regolamenta anche le tre sottozone Furore (Furore, Praiano, Conca dei Marini, Amalfi), Ravello (Ravello, Atrani, Scala, Minori) e Tramonti (Tramonti, Maiori).
A Furore, scherzosamente definito “il paese che non c’è” per via del nucleo abitativo sparpagliato lungo gli arditi rilievi a picco sul mare, ha sede l’azienda agricola di Marisa Cuomo, artefice fin dai primi anni Ottanta, insieme al marito Andrea Ferraioli, del rinnovato interesse per la viticoltura. È di quel periodo anche l’acquisizione dello storico marchio “Gran Furor Divina Costiera”, risalente al 1942, che tuttora campeggia sulle etichette. La passione di Marisa e Andrea ha trasformato nel tempo una fragile realtà agricola in una struttura moderna e razionale, orientata alla produzione di vini di alto profilo. Oggi sono affiancati dai figli Dorotea e Raffaele, che condividono la stessa visione imprenditoriale. Il principio cardine è la volontà di tramutare le difficoltà strutturali, dettate dalla conformazione ambientale, in un elemento distintivo e competitivo.
Su una superficie vitata di una ventina di ettari, tra conduzione diretta e conferimenti da vignaioli di fiducia, si coltivano solo varietà tradizionali, come Falanghina, Biancolella, Ripoli, Fenile e Ginestra, a bacca bianca, mentre tra quelle a bacca nera prevalgono Piedirosso e Aglianico. La vinificazione è praticata in una cantina scavata nella roccia, dotata di una suggestiva bottaia in cui stazionano i vini destinati a una maturazione più prolungata.
L’intera produzione – circa 200mila bottiglie, distribuite su nove referenze – rivendica la denominazione Costa d’Amalfi, contribuendo in modo efficace alla sua valorizzazione e alla riconoscibilità nei mercati più prestigiosi.

Sotto la lente mettiamo il Fiorduva, uno dei vini bianchi italiani più apprezzati e ricercati, prodotto in circa 30mila bottiglie nelle annate più favorevoli. Le uve provengono dagli storici vigneti terrazzati di Furore, situati tra i 200 e i 550 metri di altezza su terreni di origine dolomitica-calcarea, tuttora allevati con il tradizionale sistema a pergola.
Dopo la vendemmia, effettuata tardivamente alla fine del mese di ottobre, le uve giungono in cantina per essere avviate a una pressatura soffice. Il mosto fiore è illimpidito staticamente a freddo e fatto fermentare in barrique. Si prosegue con la maturazione del vino negli stessi legni per 6 mesi e l’affinamento in bottiglia per altri 12 mesi.
Ammantato di una veste oro-verde di accentuata luminosità, scorre lento nel calice. L’incipit olfattivo offre note di gelsomino, albicocca e cedro candito, cui seguono erba cedrina, fiori di camomilla e macchia mediterranea, fino a chiudere con cenni di vaniglia e incenso. La cospicua dotazione calorica rende il sorso morbido e avvolgente, sostenuto da una vibrante tensione sapida che dà il giusto ritmo all’assaggio, e lo accompagna verso un finale che si fa ricordare a lungo.
Servito intorno ai 12 °C, privilegia i piatti di mare, ma la sua ricca struttura lo rende un valido alleato anche per carni bianche e pollame nobile, con cotture alla brace o in umido. Splendido con il rombo all’acqua pazza.
Costa d’Amalfi Furore Doc Fiorduva 2023 - Marisa Cuomo
Ripoli 40%, Fenile 30%, Ginestra 30% - 14% vol.
In apertura, foto di Ilaria Santomanco