Le prime testimonianze documentate della diffusione della Schiava in Alto Adige risalgono ad almeno 800 anni fa, in pieno Medioevo, ma la sua presenza in zona è ancora più antica. Per molti secoli è stata la varietà a bacca rossa maggiormente coltivata, arrivando a rappresentare oltre la metà della superficie vitata della provincia di Bolzano; dagli anni Sessanta ha ceduto il podio a Pinot Nero e Lagrein.
Dal sistema di allevamento della vite legata a un tutore, ossia “schiava”, alcuni studiosi fanno derivare il nome, mentre altri ipotizzano una provenienza geografica dall’area slava. Occorre anche ricordare che in Alto Adige è da sempre conosciuta con il termine Vernatsch, che mostra una certa assonanza con la Vernaccia, di cui esistono diverse varietà diffuse lungo la Penisola.
Tra i molteplici biotipi di Schiava i più diffusi sono la Schiava Gentile (Edelvernatsch, Kleinvernatsch), la Schiava Grigia (Grauvernatsch) e la Schiava Grossa (Grossvernatsch), quest’ultima conosciuta in Germania come Trollinger e oggetto di incroci con altre varietà.
Vinificata in purezza si distingue per freschezza, bevibilità ed eleganza, con tratti distintivi che la discostano nettamente dagli altri vini rossi del territorio.
Dopo una parentesi piuttosto travagliata nella seconda metà del Novecento, quando vinificazioni approssimative e rese per ettaro nell’ordine dei 200/250 quintali di uva per ettaro ne mortificavano la caratura, oggi la Schiava torna a interpretare lo stile a lei più congeniale, traducibile in piacevolezza e personalità.
Tra i fautori di questa rinascita primeggia Hartmann Donà, una delle figure più autorevoli dell’enologia contemporanea dell’Alto Adige.
Classe 1966, originario di Cornaiano, dove la famiglia possedeva una piccola azienda agricola, rimane orfano di padre a 17 anni e inizia ben presto il lavoro in campagna, contestualmente con gli studi all’Istituto agrario. Dopo un breve periodo in qualità di Perito agrario alle dipendenze della locale cantina sociale, si trasferisce in Germania per seguire il corso di laurea in Viticoltura ed Enologia presso la prestigiosa Università di Geisenheim, uno dei più importanti centri europei di ricerca e formazione nel settore. Acquisisce così solide basi scientifiche e tecniche, che contrassegnano il suo percorso professionale, consentendogli di operare come enologo dal 1994 al 2002 presso la Cantina di Terlano, illuminata realtà dell’Alto Adige, raccogliendo l’eredità tecnica dei grandi maestri dell’enologia locale.
Nel frattempo, prosegue l’attività in proprio nell’azienda di famiglia, e dal 2002 presta la sua consulenza a diverse cantine al di fuori della regione. Mantiene comunque un legame molto stretto con il territorio, riunendo intorno a sé un nutrito gruppo di viticoltori – attualmente sono quattordici, distribuiti negli areali più vocati dell’Alto Adige – che conferiscono le uve più adatte ad assecondare la sua visione produttiva, basata sull’interpretazione dei differenti terroir e dei vitigni più espressivi, unendo rigore tecnico, artigianalità e intuizione.
Dalla cantina escono mediamente ogni anno 40mila bottiglie, suddivise in una quindicina di referenze, in numero variabile in funzione dell’annata e dei conferimenti.
Si parte dai vini di fresca impronta, ottenuti dalla vinificazione in purezza di Pinot Bianco, Chardonnay, Sauvignon, Gewürztraminer, Schiava (Mittervernatsch), Lagrein e Pinot Nero, per passare a una proposta più strutturata ed evoluta, rappresentata da quattro vini maturati in legno: Donà Blanc (uvaggio di Pinot Bianco 60% e Chardonnay 40%), Donà D’Or (Chardonnay), Donà Rouge (Schiava) e Donà Noir (Pinot Nero).
Ai genitori sono dedicati due vini longevi ed espressivi, prodotti per ora in una sola annata. In etichetta campeggia il diminutivo dei loro nomi di battesimo: il Pinot Bianco Lisl, un omaggio alla mamma Elisabeth, e la Schiava Willy, in memoria del papà Wilhelm.
A confermare che la Schiava è la varietà che sta più a cuore ad Hartmann Donà troviamo la linea “Liquid Stone” (pietra liquida), con ben quattro vini ottenuti dalla sua vinificazione in purezza e seguendo il medesimo protocollo; a differenziarli, infatti, sono gli ambiti di giacitura dei vigneti e la composizione dei terreni. Le diciture Dolomit, Granit, Phyllit e Vulkanit indicano in maniera eloquente la roccia madre, mentre la cromaticità delle etichette e la percezione tattile che si ricava sfiorandole fanno intuire le diverse tessiture dei suoli da cui provengono le uve.
La gamma si completa con il Blanc de Rouge, un fragrante Metodo Classico Extra Brut ottenuto da Schiava vinificata in bianco, con una sosta di 30 mesi sui lieviti.
Sotto la lente mettiamo il Donà Rouge, nato da un progetto avviato nel 2001 per riscoprire e valorizzare il potenziale, in parte dimenticato, di questo antico vitigno.
Le uve provengono da un vigneto di Cornaiano, adagiato in posizione soleggiata e ben ventilata a 450 metri di altezza, con piante tra i 40 e i 50 anni allevate a pergola tradizionale su un terreno morenico. Le rese sono molto basse perché queste viti producono una quantità limitata di grappoli, di piccole dimensioni.
La vendemmia avviene nella prima metà di ottobre, effettuata a mano per selezionare con cura le uve, che vengono subito avviate a una fermentazione spontanea in tini di legno; la macerazione sulle bucce si protrae per almeno tre settimane, con follature pressoché quotidiane. Seguono almeno due anni di maturazione in legno e altrettanti di affinamento in bottiglia.
Rubino luminoso e di buona trasparenza, solcato da venature carminio. L’olfatto è pervaso da eleganti sentori di peonia, ribes rosso, sciroppo di amarena e bacche di ginepro, seguiti da cenni di cannella e chiodi di garofano, con originali nuance di incenso nel finale. L’impianto gustativo, delineato su un’equilibrata dotazione calorica, è integrato da un tannino cesellato alla perfezione e da una freschezza ancora in bella evidenza, condizioni che lasciano presagire una lunga capacità di evoluzione nel tempo.
Servito alla temperatura di 16 °C, accompagna carni rosse in umido e formaggi stagionati, con una particolare predilezione per il gulasch con canederli allo speck, un piatto sostanzioso e tipico dell’Alto Adige.
Mitterberg Vernatsch Igt Donà Rouge 2019 - Hartmann Donà
Schiava 100% - 13% vol.
In apertura, foto di Ilaria Santomanco