La Maremma è un areale dell’Italia centrale dai confini alquanto indefiniti, tra la Toscana meridionale a sud di Livorno e l’alto Lazio viterbese; si affaccia sul Mar Tirreno con un litorale ancora in parte selvaggio, punteggiato da spiagge, pinete e riserve naturali. E proprio dal termine latino maritima deriva con buona probabilità il suo nome. Questa pianura costiera, spesso caratterizzata da ristagni d’acqua, e un tempo segnata da paludi e malaria, è stata profondamente trasformata da grandi opere di bonifica tra l’Ottocento e il Novecento, fino a diventare una delle zone agricole più importanti del nostro Paese. Oggi il paesaggio alterna pianure coltivate, dolci rilievi collinari e borghi storici, dove sopravvive una forte tradizione legata all’allevamento e alla figura dei “butteri”, i tipici mandriani, simbolo della civiltà rurale del territorio. Nella memoria collettiva la Maremma è considerata una terra aspra e problematica, ma in realtà è una terra generosa, sempre più apprezzata come meta turistica grazie al lodevole equilibrio tra sviluppo economico e tutela ambientale.

Dal punto di vista vitivinicolo, nel 2011 è stata riconosciuta la Doc Maremma Toscana, che ha sostituito l’omonima Igt del 1995, ed è riservata solo ai vini prodotti nella provincia di Grosseto. Il disciplinare consente di rivendicare in etichetta ben 17 varietà, in purezza o in uvaggio tra loro, e una serie innumerevole di tipologie, che comprendono anche vini spumanti, vendemmie tardive e passiti.

Una Denominazione, dunque, piuttosto affollata, in tutti i sensi, con parecchi produttori provenienti dagli areali cosiddetti “nobili” della Toscana – ma anche da fuori regione – che negli ultimi vent’anni hanno investito ingenti risorse in vigneti e cantine, segno evidente di grandi potenzialità.

Il percorso che ha condotto qui i coniugi Carla Benini e Edoardo Ventimiglia, proprietari dell’azienda agricola Sassotondo a Sovana, nel comune di Sorano, merita di essere raccontato.

Carla, stimata agronoma di origine trentina, svolgeva la sua attività professionale a Roma, mentre Edoardo, proveniente da una famiglia attiva nel mondo del cinema da tre generazioni, era un apprezzato documentarista. La vita frenetica della Capitale li spinse a cercare un buen retiro per momenti di svago e relax. Dopo lungo girovagare, gli occhi di entrambi brillarono per uno degli angoli più autentici e suggestivi della Maremma collinare, dove le profonde forre tufacee si intrecciano con pascoli e boschi. La proprietà iniziale consisteva in una casa in rovina, un solo ettaro di vigneto e altri 72 di terreno in condizioni precarie.

Nel 1990, con la scelta radicale di lasciare la città per dedicarsi all’agricoltura, prende avvio l’azienda. Con determinazione e lungimiranza un luogo pressoché abbandonato è stato trasformato in una tenuta agricola perfettamente organizzata che produce vini di spiccato valore qualitativo. L’attenzione è rivolta in particolare al Ciliegiolo, individuato come il vitigno in grado di esprimere più di altri la personalità e la memoria del territorio.

Oggi i vigneti coprono circa 12 ettari, che assicurano una produzione media di 50mila bottiglie l’anno. La gamma comprende varietà a bacca nera come Ciliegiolo, Sangiovese, Merlot e addirittura Teroldego, in omaggio alle origini di Carla, mentre i vini bianchi provengono da Trebbiano, Greco, Sauvignon e Viognier.

La conduzione è biologica fin dal 1994, con un successivo approccio alla biodinamica avviato nel 2007, seguendo pratiche che escludono l’uso di sostanze chimiche di sintesi e valorizzano processi naturali e sostenibili.

A connotare fortemente l’identità di Sassotondo è il terreno tufaceo di origine vulcanica, una peculiarità che si riflette nell’architettura della cantina sotterranea, scavata interamente nel tufo, un ambiente naturale che garantisce condizioni ideali di umidità e temperatura per la sosta dei vini.

 

Sotto la lente mettiamo il Ciliegiolo San Lorenzo, dal nome del vigneto adagiato sul tufo vulcanico a 300 metri di altezza sulla collina prospiciente l’antico borgo di Pitigliano. Il primo impianto risale al 1960 e da allora ospita soltanto viti di Ciliegiolo, al punto che le fallanze, inevitabili dopo tanto tempo, sono colmate con barbatelle fatte realizzare appositamente in vivaio con il materiale genetico dello stesso vigneto.

Dopo la vendemmia, rigorosamente manuale, e la selezione delle uve si passa alla fermentazione in acciaio senza aggiunta di lieviti, con macerazione sulle bucce per 15-20 giorni. Il vino matura poi per 24 mesi in botti di rovere di Slavonia da 10 ettolitri, seguiti da altri 12 mesi di affinamento in bottiglia.

Splendida veste carminio, intarsiata da tenui venature granato, di marcata consistenza. Sfoggia un corredo olfattivo di pregevole eleganza, finemente ricamato da sentori di ciliegia (nomen omen) in confettura, fiori di lavanda essiccati e pot-pourri di roselline selvatiche, arricchiti da pepe nero, chiodi di garofano e rabarbaro, con rinfrescanti refoli balsamici in chiusura. Al gusto è un prodigio di equilibrio, carezzevole e profondo, grazie ai tannini perfettamente integrati con il generoso apporto calorico; si congeda in una lunga dissolvenza sapida. 

Servito alla temperatura di 16-18 °C, si abbina con carni alla griglia, selvaggina in umido e formaggi stagionati, con una particolare predilezione per il cinghiale alla maremmana.

Maremma Toscana Ciliegiolo Doc San Lorenzo 2021 - Sassotondo

Ciliegiolo 100% - 14,5% vol.

 In apertura, foto di Ilaria Santomanco