Nel cuore montuoso della Sardegna, lontano dalle rotte più ambite dal turismo, c’è un territorio che incarna l’identità rurale profonda dell’isola: il Mandrolisai.

Dal punto di vista geografico si colloca in una posizione di transizione fra l’area montuosa più aspra dell’interno, con il massiccio del Gennargentu a est, e le zone collinari rivolte a ovest, che degradano verso la valle del fiume Tirso, fra l’altopiano di Abbasanta e la piana oristanese.

Il sistema agricolo del comprensorio, pressoché immutato da decenni, ha consentito nel 2018 l’iscrizione del “Paesaggio Policolturale del Mandrolisai” al Registro nazionale dei paesaggi rurali d’interesse storico, tutelati dal Ministero delle Politiche Agricole.

La Denominazione di Origine Controllata, riconosciuta già nel 1982, interessa l’intero territorio di Atzara e Sorgono, i comuni più vitati, insieme a Ortueri, Tonara, Desulo e Meana Sardo, in provincia di Nuoro, e il comune di Samugheo, in quella di Oristano.

I vigneti sono ubicati per lo più in alta collina, fra i 300 e i 700 metri di altezza, su suoli prevalentemente granitici e sabbiosi. Il clima della zona è continentale, con inverni rigidi ed estati calde ma ventilate, grazie alle forti escursioni termiche tra il giorno e la notte assicurate dai vicini rilievi del Gennargentu, che superano i 1800 metri.

Nell’ambito della produzione vitivinicola sarda questa Denominazione rappresenta un unicum, poiché regolamenta soltanto vini rossi e rosati ottenuti obbligatoriamente dall’uvaggio di tutte e tre le varietà a bacca nera più tradizionali della regione: Bovale (qui chiamato anche Muristellu) per almeno il 35%, affiancato da Cannonau e Monica, entrambi utilizzabili tra il 20 e il 35%. Una formula consolidata nel tempo, in cui le percentuali possono variare di poco, ma è proprio questo equilibrio che permette di esprimere una precisa identità organolettica. 

Per scongiurare l’abbandono dei vigneti e assicurare continuità produttiva ai numerosi viticoltori, nel 1950 è stata costituita a Sorgono una cantina cooperativa, affiancata oggi da numerose aziende di piccole dimensioni ma di grande valore qualitativo, che collaborano attivamente tra loro per valorizzare la produzione locale.

Fradiles è stata fondata nel 2004 ad Atzara da Paolo Savoldo, coadiuvato dai cugini (“fradiles”, appunto, in lingua sarda). I circa 13 ettari vitati assicurano una produzione media annuale di 45mila bottiglie, orientate prevalentemente sulla Doc Mandrolisai e suddivise in tre linee: Classica, Cru e Domus de Pedra. Le prime due sono incentrate sui vini rossi, mentre Domus de Pedra, oltre a un Mandrolisai Rosso e uno Rosato, prevede anche un bianco Igt, sempre da sole varietà tradizionali.

A un paio di chilometri dalla cantina è possibile visitare l’imponente sito archeologico di Biru ’e Concas (traducibile dal sardo come “Sentiero delle Teste”), uno dei più vasti complessi megalitici d’Europa che ospita circa duecento menhir, risalenti al Neolitico recente e all’età del Rame (circa 3300-2500 a.C.).

 

Sotto la lente mettiamo il Mandrolisai Angraris, dal nome del toponimo in cui si trovano le vigne più vecchie, allevate ad alberello e adagiate su terreni collinari derivati da disfacimento granitico, a 550 metri di altezza, nel comune di Atzara, sul versante ovest della catena montuosa del Gennargentu. Le uve delle tre varietà, vendemmiate nell’ultima decade di settembre, sono vinificate tutte insieme. La fermentazione avviene a temperatura controllata con una macerazione sulle bucce di circa 18 giorni. Seguono 6 mesi di sosta in acciaio, 30 mesi in botti medie da 750 litri e infine altri 12 di affinamento in bottiglia.

Rubino intenso e luminoso, con sfumature carminio. Il ventaglio olfattivo si apre su sentori di amarena candita, confettura di mora, bacche di ginepro e fiori di lavanda essiccati, per lasciare poi spazio a note di pepe rosa, cannella, cacao e tabacco, fino a congedarsi su cenni terziari e refoli balsamici. Il sorso è asciutto, generoso e carezzevole, con una perfetta sintonia tra la ricca struttura e un tannino ben presente ma raffinato, che mitiga il calore alcolico in un tracciato gustativo di lunga progressione. 

Un vino di questa caratura, purtroppo difficile da reperire al di fuori della Sardegna per via dell’esigua produzione, si abbina ai piatti tipici, come l’agnello e il maialetto, cotti sugli spiedi, secondo una tradizione secolare che proviene dalla cultura agropastorale ancora fortemente radicata nel territorio.

Mandrolisai Rosso Superiore Doc Angraris 2017 - Fradiles

Bovale (Muristellu) 50%, Cannonau 30%, Monica 20% - 15,5% vol.

 In apertura, foto di Ilaria Santomanco