Il Cirò è senza dubbio il vino più rappresentativo del panorama enologico calabrese e, in generale, una delle espressioni più blasonate dell’Italia meridionale. Le motivazioni sono parecchie: in primo luogo per la storicità, essendo stata la prima Doc della regione, nel 1969, e poi per la diffusione, dal momento che garantisce da sola oltre l’80% dei vini Doc della Calabria.
La zona di produzione, lungo la costa ionica della provincia di Crotone, è compresa principalmente tra il litorale di Cirò Marina e l’entroterra di Cirò, i due comuni che compongono la zona classica, tra colline e piccoli pianori, dove convivono i tradizionali vigneti ad alberello insieme ai moderni sistemi a spalliera. Il disciplinare prevede anche alcune appendici produttive negli areali confinanti di Crucoli e Melissa.
Le condizioni ambientali sono caratterizzate da colline argilloso-calcaree, clima mediterraneo secco e costante ventilazione marina, circostanze che favoriscono una maturazione ottimale delle uve e contribuiscono alla struttura e alla longevità del vino.
Le origini del vino menzionano un prestigioso antenato, il Krimisa, che veniva offerto in dono agli atleti vincitori dei Giochi Olimpici nell’antica Grecia. Sebbene questo legame sia più simbolico che documentato, testimonia l’antichissima vocazione vitivinicola del territorio. Nel corso dei secoli, la produzione del Cirò si è mantenuta viva grazie alla trasmissione di saperi contadini e al forte legame con la terra. Negli ultimi anni è stato protagonista di una significativa riscossa qualitativa; molti produttori hanno investito in pratiche viticole più sostenibili e in vinificazioni attente all’espressione del territorio, superando l’immagine di vino rustico del passato.
Il disciplinare di produzione prevede le tipologie Cirò Bianco, Rosato e Rosso, quest’ultimo rivendicabile nelle versioni Superiore e Superiore Riserva, entrambi con l’eventuale menzione Classico. Nel luglio del 2025 è stato approvato il riconoscimento della Docg per il solo Cirò Classico, ma le prime bottiglie arriveranno sul mercato soltanto nel 2028 a causa dell’invecchiamento obbligatorio di tre anni. Il vitigno protagonista è il Gaglioppo, uva di grande personalità, i cui dati genetici rivelano un incrocio spontaneo tra Sangiovese e Mantonico.
Tra i produttori più quotati si annovera l’azienda della famiglia Scala, a Torricella di San Biagio, nel comune di Cirò Marina. L’attività, avviata nel 1949 da Antonio Scala, è passata in seguito al figlio Luigi, e dal 2008 è guidata dalla terza generazione, rappresentata dal giovane Francesco Scala. La filosofia produttiva coniuga uno spiccato rigore enologico con la tradizione rurale, per ottenere un’elevata qualità dalla vigna alla bottiglia, un impegno testimoniato anche dall’adozione, tra i primi sul territorio, di pratiche biologiche certificate. La cantina stessa, ospitata in un antico casolare restaurato, mantiene la memoria storica del luogo, con i tradizionali vasi vinari in muratura.
Attualmente dispone di 15 ettari vitati, che assicurano una produzione media annuale di 90mila bottiglie, orientate soprattutto sulle tipologie previste dal disciplinare del Cirò: due rossi e un rosato da Gaglioppo, talvolta con piccole aggiunte di Magliocco, e un bianco da uve Greco. Encomiabile è la scelta intrapresa da qualche anno di commercializzare le varie declinazioni di Cirò con le storiche etichette del nonno Antonio. La gamma si completa con il Briseo, un austero Igt frutto di un uvaggio paritario di Magliocco e Gaglioppo.
Sotto la lente mettiamo il Cirò Rosso Classico Superiore Riserva, ottenuto da Gaglioppo in purezza. Le uve provengono da un vigneto collinare esposto a sud-est allevato ad alberello, con bassissime rese per ettaro, adagiato su terreni tendenzialmente argillosi, a circa 250 metri di altezza. Dopo la vendemmia, effettuata a mano in cassetta nella terza decade di ottobre, si procede alla vinificazione tradizionale in rosso, con lunga macerazione sulle bucce, in recipienti d’acciaio alla temperatura di 25 °C. In seguito, il vino riposa nelle storiche vasche di cemento per 36 mesi e in barrique per altri 6, prima di affrontare un lunghissimo affinamento in bottiglia.
La veste è carminio luminoso, dalla tenue tessitura cromatica, tipica della varietà, screziata da riflessi granato. Il profilo olfattivo è modulato su sentori di violetta appassita, mora di rovo, confettura di prugna e amarena candita, seguiti da note di cannella, pepe nero e rabarbaro, con accenni di erbe mediterranee in chiusura. L’assaggio è perfettamente equilibrato, grazie a un tannino incisivo, anch’esso retaggio del vitigno, che asseconda una vellutata morbidezza e l’accompagna in un finale di lunga progressione.
Da assaggiare in abbinamento con carni rosse alla brace, selvaggina in umido e formaggi stagionati, mantenendo la temperatura di servizio intorno ai 16 °C.
Cirò Rosso Classico Superiore Riserva Doc 2021 - Francesco Scala
Gaglioppo 100% - 14% vol.
In apertura, foto di Ilaria Santomanco