La storia dell’azienda Ferrari, la più celebre tra le cantine italiane produttrici di spumante Metodo Classico, inizia nel 1902 grazie all’ingegno dell’imprenditore Giulio Ferrari.

Era nato nel 1879 a Calceranica, piccolo comune sulle rive del lago di Caldonazzo, in Alta Valsugana, a una ventina di chilometri da Trento, allora parte del Tirolo austriaco. La famiglia possedeva numerosi appezzamenti sparsi per il Trentino, dedicati prevalentemente alla coltivazione della vite, che assicuravano una discreta produzione vinificata nelle proprie cantine. Desideroso di continuare l’attività, si iscrisse al biennio di studi agronomici presso l’Istituto di San Michele all’Adige, scuola di eccellenza dell’Impero austro-ungarico. Dal 1897 intraprese un lungo percorso di studi che lo portò a specializzarsi in Viticoltura a Montpellier, in Francia, curando per conto di un vivaista la coltivazione sperimentale della vite in Tunisia, divenuta da poco colonia francese. Proseguì la sua formazione alla facoltà di Enologia di Geisenheim, in Germania, e lavorò per qualche tempo anche a Épernay, in Champagne, dove apprese le tecniche di spumantizzazione in bottiglia.

Dopo un lustro trascorso tra Francia e Germania, compresa la breve parentesi nordafricana, nel 1902 Giulio Ferrari rientrò a Trento, dove a soli ventitré anni fondò la sua azienda, per mettere in pratica tutte le esperienze accumulate. Si fece particolarmente apprezzare per una piccola produzione di spumanti rifermentati in bottiglia, ottenuti in gran parte da uve Chardonnay, una varietà all’epoca pressoché sconosciuta sul territorio. In quel periodo il settore vitivinicolo del Trentino stava vivendo un momento molto favorevole, grazie alle iniziative promosse dal governo centrale di Vienna nei confronti del fiorente mercato interno. Le prime bottiglie furono commercializzate con la denominazione “Champagne Maximum Sec G. Ferrari - Trento, Autriche”.

Al termine della Prima guerra mondiale il territorio passò al Regno d’Italia, ma nulla cambiò all’interno dell’azienda, e la produzione rimase una nicchia di poche migliaia di bottiglie.

Nel 1952, dopo cinquant’anni esatti dall’esordio, Giulio Ferrari, appagato dal suo brillante percorso imprenditoriale, ma senza figli e neppure eredi diretti, decise di cedere la cantina. La scelta ricadde su Bruno Lunelli, proprietario di una rinomata rivendita di vini in città e suo affezionato cliente, che negli anni seppe rimanere fedele all’idea originaria del fondatore, ancorata alla qualità, ampliando tuttavia la produzione e la distribuzione.

Il 1969 segna il passaggio del testimone da Bruno a tre dei suoi cinque figli: Franco, Gino e Mauro. I tre fratelli consolidano la leadership aziendale nel mercato italiano del Metodo Classico, volgendo contestualmente lo sguardo all’estero per aprirsi a una visibilità internazionale.

Nei decenni successivi Ferrari resta saldamente nelle mani della famiglia, passando nel 2011 alla terza generazione, rappresentata da Marcello, Matteo, Camilla e Alessandro Lunelli. Si sviluppano i modelli di viticoltura sostenibile, caratterizzati da un forte legame col territorio montano – anche in collaborazione con numerosi viticoltori locali, che seguono specifici protocolli aziendali – e si adottano rigorose scelte di qualità in tutte le fasi produttive.

Ferrari rappresenta oggi l’evoluzione di un progetto che ha trasformato l’idea di un singolo pioniere in un marchio di riferimento internazionale, portando l’arte spumantistica italiana sui palcoscenici globali, senza mai tradire le proprie radici trentine.

Dalla cantina escono ogni anno oltre sei milioni di bottiglie, che sfoggiano con orgoglio il vessillo del Trentodoc, la prima Denominazione di Origine italiana riservata esclusivamente al Metodo Classico fin dall’esordio nel 1993.

Sotto la lente mettiamo il Trento Doc Extra Brut Giulio Ferrari, che rivendica non a caso l’appellativo di Riserva del Fondatore. Nasce con il millesimo 1972 da un’intuizione di Mauro Lunelli, all’epoca responsabile tecnico della cantina, che da quella prima vendemmia inizia a mettere da parte piccole partite di spumante, nascondendole ai suoi stessi fratelli, per verificarne l’evoluzione nel tempo. Prodotta soltanto nelle migliori annate, da sempre questa selezione si ottiene nei vigneti di Maso Pianizza, a circa 550 metri di altezza, da uve Chardonnay in purezza coltivate con rese bassissime in una quindicina di parcelle, vinificate separatamente e assemblate l’anno successivo alla vendemmia. La sosta sui lieviti in bottiglia si protrae per una decina d’anni.

Paglierino intenso, con smaglianti riflessi dorati, accarezzato da finissime e incessanti bollicine. All’olfatto incanta con la sua straordinaria ricchezza di profumi: fiori di acacia e camomilla, scorza di cedro e arancia candita, pepe bianco e zenzero anticipano sentori di pan brioche, miele di corbezzolo e cioccolato bianco. Il sorso, dall’esordio cremoso e vellutato, si dipana lungo un’infinita progressione di freschezza e sapidità, con un finale dominato da cenni di pasticceria e cera d’api.

Servito intorno a 8 °C, in flûte di ampia apertura, vanta il privilegio di sottrarsi ai vincoli canonici dell’abbinamento, per donarsi al piacere delle occasioni speciali. 

Trento Doc Extra Brut Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2008 - Ferrari Lunelli

Chardonnay 100% - 12,5% vol.

 In apertura, foto di Ilaria Santomanco