Valle lombarda attraversata dal corso superiore del fiume Adda, la Valtellina è incastonata tra le Alpi Retiche a nord e le Alpi Orobie a sud, in provincia di Sondrio. L’economia da sempre è orientata all’agricoltura, di tradizione millenaria (in particolare nell’ambito vitivinicolo), grazie alla sistemazione a terrazzamento riconducibile all’epoca romana e poi a quella longobarda. Secondo i documenti, intorno all’anno Mille il Monastero di Sant’Ambrogio a Milano era proprietario di diversi appezzamenti vitati a coltura specializzata, il cui prodotto era destinato al consumo locale e ai monaci del capoluogo lombardo. Un notevole impulso arriva, alla metà del Cinquecento, dall’annessione della Valtellina alla Lega Grigia (l’attuale Cantone dei Grigioni), che fino alla fine del Settecento garantisce prestigio e notorietà al sistema produttivo, in virtù dei rapporti economici tra il governo svizzero e le corti del Centro e Nord Europa. Nell’Ottocento, malgrado il cambiato assetto politico e l’ingresso nella Repubblica Cisalpina, la viticoltura valtellinese si espande fino al suo massimo storico, superando i sei mila ettari alla metà del secolo. Segue un lento declino, comune a tutta la produzione europea, dovuto all’arrivo delle malattie della vite e allo spopolamento dei territori agricoli.

L’attribuzione della Doc ai vini della Valtellina nel 1968, tra le prime in Italia, concorre a rivitalizzare un’attività che stava scomparendo. Segue nel 1998 il riconoscimento della Docg per il Valtellina Superiore, articolato nelle cinque sottozone di Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella; nel 2003 si affianca lo Sforzato di Valtellina Docg, ottenuto dall’appassimento delle uve Nebbiolo, il vitigno simbolo del territorio - localmente definito Chiavennasca - che accomuna le tre denominazioni.

Attualmente lungo il “versante retico”, che beneficia della maggiore insolazione per via dell’esposizione a sud, tra i 300 e i 700 metri di altitudine, si sviluppa uno dei paesaggi viticoli più suggestivi al mondo, modellato da oltre 2500 chilometri di muri a secco che sorreggono gli scoscesi terrazzamenti.

I vigneti occupano una superficie di 750 ettari: siamo ben lontani dai numeri del passato, ma la loro presenza, plasmata dall’opera dell’uomo, è imprescindibile per la tutela del territorio e la prevenzione dal dissesto idrogeologico. È una viticoltura definita “eroica”, senza retorica, perché pendenze estreme, altitudini elevate e una meccanizzazione pressoché impossibile rendono ogni operazione problematica e laboriosa. 

Una delle realtà dotate di maggiore storicità è la Cantina Nino Negri, punto di riferimento enologico e culturale per l’intero comprensorio, che porta tuttora il nome del fondatore. Figlio di albergatori dell’Aprica, oggi rinomata località sciistica, ma già alla fine dell’Ottocento ambita meta di villeggiatura, studiò alla scuola alberghiera di St. Moritz in vista del suo ingresso nell’attività dei genitori. Il matrimonio con Amelia Galli rivoluzionò completamente questi piani; si spostò a Chiuro, per avviare nel 1897 l’azienda vitivinicola all’interno del quattrocentesco Palazzo Quadrio, di proprietà della famiglia della moglie, dove tuttora si trova la sede. Nello stesso anno fu acquistato il vigneto Fracia, da sempre fiore all’occhiello della cantina.

L’ingresso in azienda del figlio Carlo, nel 1927, contribuisce all’espansione della casa vinicola, sempre dettata da lungimiranza e capacità imprenditoriale: è lui, nel 1956, a vinificare per primo lo Sforzato con l’appassimento naturale delle uve. Sempre lui, nel 1971, assume il giovane enologo trentino Casimiro Maule, che per ben 47 anni, fino al 2018, guiderà l’azienda, consacrandola tra i più qualificati produttori di vino italiani. Dopo una breve parentesi all’interno della società svizzera Winefood, dal 1986 la Nino Negri fa parte della galassia del Gruppo Italiano Vini, a cui assicura una produzione media di circa 800mila bottiglie.

 

Sotto la lente mettiamo lo Sfursat 5 Stelle, prodotto solo nelle annate dalle condizioni stagionali ottimali. È il vino nel quale Casimiro Maule, fin dalla prima uscita nella vendemmia 1983, ha saputo coniugare tradizione contadina e raffinatezza enologica.

Nasce da vigneti allevati a guyot e archetto valtellinese, adagiati su terreni sabbioso-limosi sciolti e poco profondi, a un’altezza variabile dai 300 ai 550 metri. Dopo una rigorosa selezione manuale in fase vendemmiale, i grappoli sono disposti in un solo strato in cassette contenenti non più di quattro chili e fatti appassire per quasi tre mesi in modo naturale nel fruttaio, fino a perdere un terzo circa del peso originario. Segue una vinificazione tradizionale in rosso, con la fermentazione condotta a una temperatura intorno ai 25 °C. Riposa poi in cantina per venti mesi in barrique nuove di rovere francese, e affina per altri sei mesi in bottiglia prima di essere commercializzato.

Manto granato luminoso e di vivida trasparenza. Al naso sprigiona un bouquet ampio e articolato, dove si colgono sentori di viola e rosa appassite, prugna e mora in confettura, spezie dolci, vaniglia e cannella in primis, cacao, tabacco, liquirizia e leggeri tratti balsamici in chiusura. Il sorso porta con sé calore e morbidezza, ma conserva una straordinaria eleganza grazie a freschezza, sapidità e tannini perfettamente integrati, che rendono la beva scorrevole e lunghissima, assicurando equilibrio, finezza e longevità.

Servito a una temperatura di circa 18 °C, sposa alla perfezione carni rosse in umido, cacciagione e formaggi stagionati del calibro del Bitto d’alpeggio.

Sforzato di Valtellina Docg Sfursat 5 Stelle 2013 - Nino Negri

Nebbiolo (Chiavennasca) 100% - 15,5% vol.

In apertura, foto di Ilaria Santomanco