Sono passati cent’anni dalla prima rappresentazione di Turandot al Teatro alla Scala di Milano, il 25 aprile del 1916, sotto la direzione di Arturo Toscanini.

Un’opera forzatamente incompiuta di Puccini che Toscanini interruppe alla morte di Liù, la schiava innamorata di Calaf, con queste parole: «Qui finisce l’opera, perché a questo punto il Maestro è morto».

Così, dopo la mostra allestita proprio nella casa natale del suo autore, il Puccini Museum Casa Natale di Lucca, Turandot “O divina bellezza! O sogno! O meraviglia!” il 24 aprile, dopo lo spettacolo Puccini oltre le righe di Greta Arditi in luglio alla Versiliana, ecco approdare, di ritorno da Londra, nella bella piazza XXIX Maggio di Camaiore, inserito nel programma Camaiore d’Altri Tempi – Follie di Ferragosto 2026, Turandot non esiste, una rivisitazione del tutto particolare dell’ultima opera incompleta di Puccini ad opera di Valentina Scheldhofen Ciardelli e Costantino Buttitta.

Uno spettacolo per tutti, come dichiarano gli stessi autori, adatto sia a chi ama l’opera sia a chi non la ama, sia a chi ne nutre passione sia a chi questa passione non ce l’ha, in cui, a onde alterne, si passa dalla realtà all’illusione.

Spettacolo inserito nel progetto How I met Puccini e che ha avuto l’approvazione ufficiale della Casa Editrice di edizioni musicali Ricordi per l’uso dei materiali originali così come l’aiuto della Fondazione Festival Pucciniano per l’uso dei costumi.

Costantino Buttitta con un giovanissimo ammiratore

In scena una perfetta combinazione di prosa, concerto, cabaret riesce a ridare all’opera il suo spirito travolgente e popolare, donando allo spettatore un’esperienza teatrale-musicale unica.

Ma partiamo dal titolo che altro non è che la citazione precisa di quanto viene detto nell’opera dai ministri Ping, Pong e Pang.

Poi si può andare oltre, e dare all’affermazione anche altri significati che possono essere legati all’incompiutezza dell’opera come a più approfondite e attente letture psicologiche.

Quello che però è importante da un punto di vista prettamente teatrale è che qui divengono attori sia gli strumenti musicali (il contrabbasso, il piano, il gong), sia l’attaccapanni, perché siamo di fronte a uno spettacolo in cui tutto si mescola, in cui gli attori diventano tutt’uno con il loro strumento con cui dialogano e nei quali, in un certo senso, confluiscono.

Così Stefano Teani suonando il pianoforte ci fa procedere nel racconto; Valentina Scheldhofen Ciardelli con il suo contrabbasso è la voce di Turandot; il gong segna al tempo stesso un passaggio da una situazione all’altra e una sorta di sospensione metafisica e Costantino Buttitta, come sempre, sa alternare momenti comici ad altri drammatici dando allo spettacolo quell’emotività che si richiede al teatro e che, nei suoi momenti più riusciti, sa unire spettatori di tutte le età e di tutti i tipi.

Un’emozione che ha trascorso la platea della bella piazza camaiorese e l’ha fatta prorompere, alla fine, in fragorosi applausi.

Buttitta si riconferma un attore completo e uno tra i più validi giovani talenti italiani, ma grande merito del successo va anche alla bravura attoriale e musicale di Valentina Scheldhofen Ciardelli e Stefano Teani.

E sarebbe il caso di aggiungere che la collaborazione di giovani così talentuosi, a cui è doveroso aggiungere il nome del regista Benjamin Balthazar Lebigre, non può che portare a risultati eccellenti come questa nuova rilettura dell’opera pucciniana.

Turandot non esiste di Valentina Scheldhofen Ciardelli e Costantino Buttitta, regia di Benjamin Balthazar Lebigre con Costantino Buttitta (attore), Valentina Scheldhofen Ciardelli (attrice-contrabbassista), Stefano Teani (attore-pianista)

Camaiore (Lucca), Piazza 29 maggio, 11 agosto 2026

In apertura e all'interno, foto di Mariapia Frigerio