Perché accadono le cose? Ce l’ha insegnato Padre Pio. Per il combinarsi delle combinazioni. Per il combinarsi delle combinazioni giovedì 27 novembre Titti Battista mi ha inviato un messaggio su messenger: “Prof. Il 19 dicembre c’è il Premio Fasano. Lei ci sarà?” Le ho risposto un’ora dopo, “Sì, sempre al Castello e presenta Maria?", ricevendo al volo un “Sì, sì”.
Per il combinarsi delle combinazioni venerdì 28 novembre la mia sveglia ha squillato alle quattro, perché sono andato a prendere il volo Ita Airways delle 6,05 da Milano Linate a Bari.
Qualcuno di voi forse se lo ricorderà, quando si usciva dalla porta degli arrivi all’aeroporto di Bari, fino a qualche anno fa, c’era un totem su cui scorreva la parola “Benvenuti” nelle più diffuse lingue del mondo e anche nel meraviglioso dialetto barese: “Beate a ci ti vede”. Non mi stancherò mai di ripetere che non c’è partita tra la capacità espressiva del dialetto e la lingua ufficiale. Quel totem non c’è più, quella meravigliosa scritta non appare più: è un errore blu. Per favore torniamo al passato e ripristiniamola.
Un po’ triste perché nessuno mi aveva detto “Beate a ci ti vede”, ho preso un’auto a noleggio insieme a Enzo Rocca e ci siamo recati a Conversano presso gli Studi di Telenorba. Per il combinarsi delle combinazioni ci ha accolto all’ingresso Maria….Maria Liuzzi. Anziché portarci subito nello studio dove avremmo registrato una puntata di “Segnalibro” illuminata dal libro fotografico Puglia nel cuore, ci ha accompagnato al Bar che si trova entrando nel palazzo. Un signore sorridente e cordiale ci ha offerto un caffè e io ne ho approfittato per scambiare quattro chiacchiere con lui….Gli ho inter alia parlato di quando l’ingegner Montrone faceva arrivare al mio studio a Milano “nu paner” di ciliegie ferrovia… un gesto di estrema cortesia, che mi faceva emozionare ogni volta. Pazzo dalla gioia distribuiva quelle ciliegie a grandi e piccini. Quel pacco da giù non arriva più, quelle buonissime ciliegie non si materializzano più… è un errore blu… per favore torniamo al passato e ripristiniamo quell’invio.
Per il combinarsi delle combinazioni lunedì primo dicembre ero a Bari, per parlare dell’oro di Puglia: l’olio extra vergine di oliva... Poi sono andato a pregare al cospetto di San Nicola, nella sua Basilica a Bari Vecchia.
Cosa gli ho chiesto? Una cosa sola: “San Nicola, aiutaci a far diventare contagiosa la virtù per cui sei famoso in tutto il mondo... Quella di donare”.
Perché? E prendo in prestito i meravigliosi versi di Alda Merini...
Perché chi dona compone una poesia, che arriva velocissima alla mente, al cuore e all’anima di chi la riceve,
Perché chi dona realizza una magia.
Perché chi dona brucia con quel gesto la pesantezza delle parole.
Perché chi dona risveglia le emozioni.
Perché chi dona da nuovi colori alla vita.
Torniamo a Titti Battista, che martedì 2 dicembre mi ha inviato un altro messaggio su messenger. “Prof., appena può mi invia il titolo della lectio? La risposta è partita 10 minuti dopo: “Il turismo benevolo made in Puglia”.
Perché vi ho raccontato tutto questo? Semplicemente, perché con due recenti e reali esempi di vita vissuta vi ho già delineato cosa intendo con l’espressione “turismo benevolo”.
Ci ritorno fra un attimo: prima mi preme precisare il concetto di “turismo”.
I numeri ci mostrano una realtà straordinaria: il turismo rappresenta la più grande infrastruttura pacifica mai costruita dall’umanità. Non c’è esercito, organizzazione internazionale o trattato diplomatico che abbia fatto muovere così tante persone in così poco tempo, e sempre in modo pacifico. I dati del 2023 parlano di oltre 1,4 miliardi di viaggiatori internazionali, persone che hanno scelto di incontrare l’altro, anziché temerlo. In un’epoca di conflitti e chiusure, il turismo è uno dei pochi fenomeni che continua a costruire ponti anziché muri. (Cfr. Edoardo Colombo, Più turismo per tutti?, Egea, 2025, pag. 73)
Il turismo è una migrazione positiva, un movimento che arricchisce chi parte e chi accoglie. Ma va coltivato. E questo significa investire in infrastrutture culturali, non solo fisiche. Formare chi lavora nell’accoglienza, ma anche chi viaggia. Per questo serve una nuova alleanza:
- tra chi lavora e chi pensa la società;
- tra chi accoglie e chi parte;
- tra chi investe e chi racconta.
Il racconto è importante: ogni viaggio lascia una traccia, ogni viaggiatore porta con sé uno sguardo. Il turismo è anche questo: uno specchio del mondo. Ma può essere altresì una finestra. E forse, se lo guardiamo bene, un ponte. (Cfr. Paolo Verri, Più turismo per tutti?, Egea, 2025, pag. 15)
Il turismo è:
- un ecosistema sociale e culturale;
- un laboratorio di convivialità;
- un’opportunità di sviluppo sostenibile per territori e comunità.
Dobbiamo pensare al turismo non come qualcosa da inseguire, ma da guidare “cum grano salis”.
I sinonimi di turista sono: escursionista, gitante, viaggiatore. In tutta franchezza, non rendono l’idea.
A mio avviso, rende l’idea l’espressione “Venite….vi aspettiamo….non come turisti ma come ospiti”, resa famosa dalla rubrica “Paesi e paesaggi” di Davide Rampello col berretto di inviato di “Striscia la Notizia”. Si tratta di un invito a un modo di viaggiare più profondo e rispettoso, per immergersi davvero nei luoghi, assaporandone la cultura e le tradizioni, con l’obiettivo di sentirsi parte di quel posto, come se si fosse a casa propria, stabilendo un legame autentico con il territorio e le persone.
Provo a spiegare i tre necessari passaggi.
Il primo è il passaggio dalla visita all’immersione. Invece di essere semplici turisti, che guardano, consumano e se ne vanno, l’invito è ad essere ospiti, che si accolgono e, quindi, si fermano ad ascoltare, scoprono le sfumature e si connettono con la comunità locale.
Il secondo è il passaggio dalla pubblicità all’autenticità. Significa cercare esperienze vere, quelle che rivelano l’anima di un luogo, spesso nascoste, lontano dai circuiti più battuti.
Il terzo è il passaggio dalla visita alla partecipazione. Essere ospiti implica un atteggiamento di rispetto, curiosità e partecipazione, valorizzando ciò che rende unico un territorio, le sue storie, i suoi sapori e i suoi saperi.
In pratica, significa sentirsi parte, vale a dire vivere il luogo con la mente e con il cuore, come se fosse la propria casa, lasciando un segno positivo e portando con sé un pezzo di quella terra.
A questo punto mi tocca precisare il concetto di “benevolo”.
I sinonimi di benevolo sono: benigno, affettuoso, simpatico, cordiale, affabile, bonario, comprensivo, caritatevole, amichevole, clemente, indulgente, umano. Confesso che mi intrigano, tanto.
Ci siamo: posso mettere insieme i due concetti e dare una definizione di “turismo benevolo”, avendo ben presente la straordinaria valenza del capitale sociale e relazionale.
Il turismo benevolo è quello che ha una finalità di beneficio comune. Provo a spegarla:
- il turismo benevolo è quello che genera un impatto positivo sulla comunità locale e sostiene la cultura e la conservazione della bellezza dei luoghi d’arte;
- il turismo benevolo è quello che offre anche opportunità di arricchimento culturale per gli ospiti.
Quando si parla di turismo benevolo si fa una promessa ai luoghi che accolgono, ad esempio, nuove strutture alberghiere: quella di rispettare la loro storia, valorizzare la loro bellezza e accompagnare i turisti nella scoperta delle meraviglie locali.
Il turismo benevolo made in Puglia è quello che offre agli ospiti occasioni di arricchimento culturale, attraverso la proposta della storia e della tradizione del territorio pugliese: culturale, artistica, artigianale, enogastronomica, imprenditoriale.
Il turismo benevolo made in Puglia è quello che sostiene la cultura e la conservazione della bellezza dei luoghi dell’arte pugliesi, sviluppando una visione aperta e innovativa dell’accoglienza, basata sullo scambio di cultura e competenze tra gli attori del territorio.
Mi avvio alle conclusioni.
Questo premio è l’omaggio di Giuseppe Fasano a suo padre Nicola. Bella la foto di entrambi, davanti al Duomo di Milano, che illumina la locandina del Premio. Meravigliosa la storia dell’arte della ceramica che hanno continuato a sviluppare.
Provate a visitare il negozio di Giuseppe Fasano Ceramiche nel Quartiere delle Ceramiche a Grottaglie. Vi andranno in tilt lo sguardo e il cervello a causa della sbalorditiva varietà di colori e della stupefacente varietà di forme (piatti reali, piatti menzani, pigne, vasetti, lucerne, sruli, ciarle, zuppiere, trimmoni, pupe, pumi, fischieddi, campanieddi, trumbetti, scucarieddi, pasturi, acquasantiere, cavalli con cavalieri, stoviglie, piastrelle, craste, limmoni, pitali, minzane, vummili, capase, capasoni, scafaree, pendriali, cammautti, scutedde, quartare, piretti…). Ma il naufragar in quel mare di bellezza e arte sarà dolcissimo.
Gli artisti, come Giuseppe Fasano, cercano nuove epifanie della bellezza, per farne dono al mondo nella creazione artistica.
Ma non basta. Giuseppe Fasano non è solo un maestro artigiano che mostra la sua arte a Grottaglie.
Se andate a trovarlo, come abbiamo fatto io e Enzo Rocca la scorsa estate, vi inviterà a sporcarvi le mani con l’argilla, per creare con quelle stesse mani un manufatto.
Più bell’esempio di turismo benevolo non c’è.
In apertura, foto di Olio Officina