Una disparità di trattamento inaccettabile che rischia di affossare i frantoi commerciali tradizionali a tutto vantaggio del sistema cooperativo, unita a un incremento della burocrazia che si tradurrà in costi insostenibili per le piccole imprese del territorio. L’Associazione Frantoiani di Puglia, per il tramite del suo presidente Stefano Caroli, esprime profondo disappunto e ferma contrarietà in merito alle disposizioni contenute nel recente decreto firmato dal ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida che introduce il Dao, il Documento di Accompagnamento elettronico Olivicolo).
A scatenare la reazione dei trasformatori pugliesi è la netta asimmetria nell'applicazione dell'obbligo della bolla elettronica per la movimentazione delle olive
"Riteniamo una profonda ingiustizia il fatto che l'obbligo di tracciabilità elettronica scatti esclusivamente quando le olive sono destinate ai frantoi commerciali, esentando totalmente le strutture cooperative", ha dichiarato con fermezza il presidente di Afp Stefano Caroli. "Si tratta - aggiunge - di una sperequazione incomprensibile, che va a premiare e favorire le cooperative, le quali godono già storicamente di una serie di agevolazioni fiscali e strutturali di favore. Al contempo, si colpiscono duramente i tanti frantoi privati e artigianali che, con enorme sacrificio e investimenti propri, portano nel mondo l’eccellenza dell’olio extra vergine di qualità 100% italiana. La legalità e la trasparenza devono valere per tutti, senza zone d'ombra né favoritismi di categoria".
Una mannaia burocratica
Oltre all'esenzione concessa alle cooperative, l'Associazione contesta duramente un'altra novità tecnica restrittiva introdotta dal decreto: la riduzione da sei a tre giorni del termine massimo per la registrazione delle operazioni nel portale Sian.
"La riduzione del tempo di registrazione a soli tre giorni rappresenta una mannaia burocratica per i piccoli frantoi", incalza il presidente Stefano Caroli. "Durante il picco della campagna olearia, con ritmi di lavoro asfissianti, questa restrizione costringerà le piccole strutture a dotarsi di ulteriore personale dedicato o a subire pesanti sanzioni. Tutto ciò si traduce in costi operativi aggiuntivi che gravano su imprese già penalizzate da costi energetici differenti e nettamente superiori rispetto ai competitor esteri. Invece di semplificare i processi produttivi del Made in Italy, lo Stato complica la vita a chi lavora onestamente".
Concorrenza sleale
Di fronte a un decreto che rischia di alterare la concorrenza di mercato a svantaggio dei frantoi tradizionali (Cod. Ateco 10.41.10), l’Associazione si appella direttamente alle istituzioni locali e alla Conferenza delle Regioni, organo che ha esaminato il provvedimento.
"Spero vivamente che le Regioni, a partire dalla Puglia che è la capitale dell'olivicoltura italiana, si rendano conto della gravità di questa situazione e del danno economico che si sta profilando", ha ribadito il presidente Caroli. "Chiediamo - aggiunge - un intervento politico immediato e autorevole da parte degli assessori regionali all'Agricoltura per fare fronte comune, bloccare l'efficacia del decreto o modificarlo radicalmente, garantendo equità tra frantoi e cooperative e tempi gestibili per le registrazioni al Sian".
In apertura, foto di Olio Officina